E l’Avvenire si copre di ridicolo
Primo: cercare di tappare la bocca agli altri con espressioni aggressive dai toni autoritari.
Secondo: osservare con finto stupore la reazione di chi la bocca non se la fa tappare e infine, terzo, sollevare un grande strepito su una "epurazione" mai esistita.
È cronaca di questi giorni e Lucia Bellaspiga su Avvenire - il quotidiano dei vescovi italiani - si avventura in una lamentazione vittimistica tipica dei “cattolici discriminati”, tipo martiri della altrui violenza.
Cioè in quell’alto grido di dolore che fanno di solito dopo aver rigirato con abilità “gesuitica” la frittata di “chi discrimina chi”.

È uno spaccato interessante per capire come i persecutori si riciclano abilmente come perseguitati, da cui dedurre per analogia, volendo, interessanti considerazioni storiche.
I fatti: il settimanale left, magazine (benché autonomo) del quotidiano l’Unità, ha l’ardire di accettare una pagina pubblicitaria dell’UAAR in cui si legge, testualmente, “10 milioni di italiani vivono bene anche senza d”. La D sarebbe l’iniziale di Dio che, eliminata, fa emergere il restante “io”.
Non c’è offesa, non ci sono espressioni volgari né platealmente blasfeme; non c’è imposizione della propria volontà né alcun tentativo di togliere parola o visibilità a chi eventualmente la pensasse diversamente. C’è solo la libera espressione di un proprio libero pensiero.
Ma la cosa non passa inosservata e un deputato del PD, Ernesto Preziosi, dalla mentalità che definire talebana è un eufemismo, ritiene inaccettabile che qualcuno possa dire pubblicamente che “senza dio si vive bene” e il 14 ottobre (prendete nota della data) scrive all’Unità ipotizzando che quella pagina “non abbia niente a che fare” con il Partito Democratico né, bontà sua, con il centrosinistra tutto.
Il direttore dell’Unità, in quei giorni ancora Claudio Sardo, immediatamente acconsente e condivide l’idea che il dirsi atei è addirittura “incompatibile” sia con la storia del quotidiano fondato da Gramsci (notoriamente ateo), che addirittura - senza tema del ridicolo - con gli “orizzonti della cultura democratica” (sic!).
Sono gli stessi che poi chiacchierano (evidentemente a vanvera) sul dialogo credenti-non credenti (che si chiamano atei) salvo ritenere questi ultimi "incompatibili"; gli unici compatibili con la democrazia sarebbero evidentemente i credenti. Alla faccia del dialogo (e anche alla faccia della democrazia).
La cosa è così manifestamente ridicola che si potrebbe farla finita qui, senza infierire troppo sul povero Sardo, forse angosciato per il suo futuro, dato che già sapeva da tempo che la sua poltrona di direttore era traballante. D'altra parte sotto la sua direzione le vendite de l'Unità sono scese sotto soglia 23mila: cioè catastrofe editoriale.
Per questo i rumors che lo davano in partenza si susseguivano ormai da tempo e si sono concretizzati quando Matteo Fago è diventato, sottoscrivendo coraggiosamente un impegnativo aumento di capitale, il nuovo azionista di maggioranza della NIE, l’editrice de l’Unità. La cosa è diventata di pubblico dominio il 27 settembre con un comunicato pubblicato sul sito de L’Asino d’oro Edizioni di cui Fago è socio insieme con Lorenzo Fagioli (figlio dello psichiatra Massimo autore di numerosi libri pubblicati dalla stessa casa editrice).
Poche settimane dopo lo stesso Fago, intervistato da il Fatto, parlava del “suo” nuovo direttore ideale proprio sullo stesso giornale che - già il giorno stesso del comunicato de L'Asino d'oro, il 27 settembre - aveva ipotizzato un possibile ruolo di Walter Veltroni nella direzione del quotidiano. Era una bufala, ma indicativa comunque del fatto che già si parlava di sostituire Sardo quasi venti giorni prima delle astiose critiche alla pagina dell’UAAR.
Poi Sardo è stato effettivamente sostituito, ma l’Avvenire - rovesciando completamente i fatti e la loro cronologia, oltre che il senso degli avvenimenti - titola “Il Direttore polemizza con gli atei: epurato”, stabilendo un principio di causa effetto tra sostituzione del direttore (di cui si parlava già il 27 settembre) resasi necessaria anche per tentare di arginare il crollo verticale delle vendite, con la polemica antiatea (del 14 ottobre) cui lo stesso Sardo, in amorosi sensi con il deputato Preziosi, aveva dato inizio dando sfoggio di un’arroganza senza pari.
Ma, scrive il quotidiano dei vescovi, "e pensare che c'è chi dice che i discriminati sono gli atei...". E "l’esito di queste polemiche è che Claudio Sardo non è più il direttore dell’Unità", dice anche Tempi, citando Europa, l'organo della ex Margherita.
Solo che il tentativo di Sardo di discriminare gli atei, ritenendolo indegni degli "orizzonti democratici" - questa è la verità che chiunque può verificare - è stato plateale e senza tema di smentita, secondo una prassi consolidata in tutto il mondo della comunicazione, con rare eccezioni tipo left, dove agli atei non si riconosce il diritto di esprimere le loro ragioni mentre i religiosi, tanto più ora con questo Papa ciarliero, hanno libero accesso quotidiano - fino alla noia - ad ogni organo di stampa cartaceo o televisivo (ma paghiamo tutti).
Questa volta però è andata male. E allora ora partono gli alti lai. La lamentazione è cosa che la stampa cattolica ama molto perché esaltare la propria sofferenza e le prevaricazioni che (falsamente) lamenta, fanno tanto imitatio Christi. E quindi il lupo dalle smanie fascistoidi che voleva zittire d’autorità ogni espressione di libero pensiero, si traveste da agnello sacrificale che quei cattivoni di atei avrebbero sacrificato.
Frittata rigirata e martirio cristiano conclamato. Si attende presumibilmente un prossimo San Sardo martire. Ridicoli.

