mercoledì 16 maggio - Marinella Zetti

Diritti LGBT: Italia ancora fanalino di coda

Il nostro Paese è al 32° posto nella classifica stilata da ILGA-Europe. Il Report evidenzia l’enorme ritardo nei diritti delle persone Lgbt rispetto all’Europa. 

Non è stata sufficiente la legge sulle unioni civili per far compiere un balzo avanti all’Italia, il report annuale di ILGA-Europe evidenzia nuovamente l'enorme ritardo dell’Italia rispetto agli altri Paesi d'Europa. E il nostro Paese conferma la sua 32a posizione nella classifica stilata dall'organizzazione ombrello che riunisce le organizzazioni LGBTI europee.

«Vista da una prospettiva europea, l’Italia è superata da molti dei suoi vicini nella classifica di Rainbow Europe. Membro fondatore dell’Unione Europea, l’Italia ha un punteggio basso nell’indice delle leggi e delle politiche LGBTI non solo se paragonata agli altri Stati membri dell’UE, ma anche in confronto ad alcuni Paesi non membri dell’Unione.» Afferma Evelyne Paradis, Direttrice esecutiva di ILGA-Europe.

Report ILGA 2018

In questi giorni la legge sulle unioni civili compie due anni, ma vi sono ancora tante aree di intervento prive di normative e politiche attive: dal pieno accesso a tutti gli istituti vigenti nel diritto di famiglia e delle persone, compreso il pieno riconoscimento dell'omogenitorialità, al contrasto alle discriminazioni, ai crimini e ai discorsi d'odio, fino al diritto all'autodeterminazione, al riconoscimento e all'integrità fisica e alla salute delle persone trans e intersex.

È quanto sottolineano in una nota congiunta i responsabili di Arcigay, Associazione Radicale Certi Diritti, Circolo di Cultura Omosessuale – Mario Mieli, Famiglie Arcobaleno e Movimento Identità Trans.

«Il clericalismo, l'anteposizione della ragion di partito alle ragioni del Diritto, lo stallo parlamentare che fino a oggi non ha permesso la composizione delle commissioni di Camera e Senato unito alle prospettive di un Governo tutt'altro che favorevole alle nostre rivendicazioni di uguaglianza e libertà, dettano la necessità di proseguire le nostre battaglie attraverso le azioni di cultura e visibilità e i ricorsi presso le corti nazionali ed europee: gli ambiti in cui in modo più marcato sono emerse le imperdonabili mancanze di un Legislatore ancora privo delle risposte più urgenti».

E aggiungono: «La mappa Rainbow Europe dimostra chiaramente come la legge italiana non protegga le persone LGBTI in molti aspetti chiave della loro vita. Che messaggio trasmette questo silenzio legislativo dei politici italiani alle persone LGBTI e alle loro famiglie? Nessuna legge contro i crimini o i discorsi d’odio, un riconoscimento ad hoc delle famiglie arcobaleno, persino una legislazione di base contro le discriminazioni è assente. Nel 2018, questo è inaccettabile!»

Quasi quotidianamente assistiamo a manifestazioni di intolleranza che spesso sfociano in violenza fisica o verbale. E la situazione rischia di peggiorare con un governo a guida Lega-M5S.



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