martedì 5 gennaio - Marco Barone

Depistaggio nel depistaggio, la chiara regia egiziana sull’omicidio di Stato di Giulio Regeni

Se c'è un Paese dove da un momento all'altro si può assistere ad un ribaltone dello stato delle cose questo è l'Egitto. Un Paese dove quando ingerenze internazionali decidono che deve cambiare il vento delle cose, cambierà il corso della sua storia. Così è stato nel corso della sua recente epoca, dalla caduta di Mubarak, a Morsi, ad Al Sisi. 

La parentesi di Morsi, unico presidente democraticamente eletto in Egitto, è durata poco, poi si è ripristinata una specie di continuità con il regime trentennale di Mubarak. Corruzione, potere ai militari, dittatura militare al governo di un Paese di 100 milioni di abitanti. Un Paese indebitato fino all'osso che ha bisogno degli assegni esteri, americani in primis per sopravvivere. Se dall'estero decidono di chiudere il rubinetto, la dittatura egiziana cade. Ci sarà una fantomatica rivoluzione, una fantomatica primavera araba tanto spontanea quanto spontanei sono i cactus che nascono in Antartide.

Questo Egitto, retto dalla dittatura di Al Sisi, che ha colpito alle spalle Morsi, odia i fratelli musulmani, li ha liquidati come organizzazione terroristica e tutto ciò che si possa avvicinare a loro o ad una critica al regime viene trattato come una minaccia alla sicurezza nazionale, tradotto in lettere una minaccia al potere della dittatura militare costituzionalizzata e che ha carta bianca.Se già in Paesi come l'Italia si assiste ad una giustizia non certamente degna di essere definita giustizia, figurarsi in quel regime. L'Egitto ha perso ogni credibilità sull'omicidio di stato di Giulio fin dai primi momenti del rapimento di Giulio.

Quando venne negato ogni coinvolgimento su tutti i livelli dei propri apparati, cosa che invece ora non si può non ammettere perchè la dittatura è stata messa alle strette. E infatti l'Egitto ammette che Giulio venne seguito, ma che è stata vittima di un complotto ardito da qualche mente probabilmente vicino ai fratelli musulmani che aveva come scopo quello di colpire Al Sisi.Lo stesso regime che tramite i propri apparati in fretta e furia ha liquidato cinque ragazzi innocenti, uccidendoli e spacciandoli come i sequestratori di Giulio, per non parlare di tutte le infamie della linea egiziana, che continuano ancora oggi, con in sostanza se l'è andata a cercare, incitava alla rivolta, era gay, si drogava, era una spia inglese, che viaggiava per la Turchia e l'Egitto, dove guarda caso hanno trovato riparo i fratelli musulmani.

E, dicono le fonti istituzionali egiziane che "un individuo sconosciuto avrebbe potuto decidere di commettere questo crimine il 25 gennaio 2016, sapendo che la sicurezza egiziana sarebbe stata impegnata nel cercare di proteggere le strutture vitali del Paese in quel momento, e quindi ha rapito, detenuto e ha torturato fisicamente la vittima per apporre l'accusa ai membri della sicurezza egiziana". E secondo questa loro regia poi il corpo sarebbe stato fatto rinvenire vicino alle strutture dei servizi egiziani e nel momento in cui c'era un summit tra Italia ed Egitto per incastrare i servizi egiziani e colpire i rapporti economici tra Italia ed Egitto.

Certo, è vero che un conto è l'operato della polizia egiziana, corruttibile come poche nel mondo, un conto quella dei servizi, braccio destro della dittatura, così come è vero che esistono diversi livelli di controllo, come in ogni Paese, ma se in Egitto ti prendono di mira, perché ti considerano vicino ai fratelli musulmani, anche se non lo sei, non mollano la presa, mai, ed il coinvolgimento degli apparati della National Security è stato provato così come quello dell'operato della polizia. Ci sarà il processo, parlerà il processo che si farà in Italia, e sarà un solo processo, ma una cosa va detta, con fermezza.

Qualsiasi cosa potrà mai dire questo Egitto non sarà credibile, non sarà credibile neanche quando dirà la verità, se mai la dirà. La loro regia è depistaggio nel depistaggio, dove magari butteranno qualche frammento di verità, qualche indizio, con lo scopo di creare artatamente confusione, depistaggio nel depistaggio che ha lo scopo di trasformare una menzogna ripetuta con costanza in verità di Stato per assolvere se stesso dall'omicidio di Stato di Giulio. Non ci si deve mai dimenticare di una cosa quando si parla di quanto accaduto a Giulio. In Egitto sono migliaia i ragazzi, le ragazze, che subiscono una sorte simile. È la normalità del modus operandi del regime egiziano.

Ora ne puoi uscire vivo, ora, no, ma quello è il loro modo di fare. Così come colti continuano a dire, e Cambridge? Il modo di operare dell'Università è stato allucinante. Irresponsabile, e pone diversi interrogativi, così come la mancata collaborazione è scandalosa. Ma non è stato ucciso a Cambridge Giulio, al Cairo, in Egitto, in quel maledetto 2016 mentre svolgeva la propria attività di ricercatore. Il 2020 si è chiuso con un passo fondamentale che porterà alla verità processuale per Giulio Regeni. Adesso non esistono più alibi, fittizi o meno che questi possano essere, per non richiamare l'ambasciatore italiano dal Cairo. Il tempo degli alibi è finito.

mb




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