martedì 12 febbraio - Marco Barone

Dalla sala Giulio Regeni dell’Egizio, al sostegno del grande museo in Egitto. Mentre sul The Guardian si attacca la dittatura

Da un lato le belle parole. Fiumi di parole.Dure, pure,si sarebbe detto un tempo,del Parlamento europeo.Che condannava con fermezza il regime egiziano, a partire da quanto accaduto a Giulio Regeni, dall'altro, l'Europa che farà il primo summit della storia arabo-europeo proprio in Egitto,quell'Egitto che per la prima volta nella sua storia guiderà ora l'Unione Africana

 Intanto hai paesi come la Francia che si recano in Egitto con il loro capo del governo, gli USA che si compiacciono dell'amico egiziano, Paesi come la Germania che mandano delegazioni e ministri per stringere accordi, Paesi come l'Italia che ricevono il capo egiziano a Palermo, e si preoccupa di presentare l'Egitto come sicuro per il turismo, che è la principale voce economica interna egiziana e le collaborazioni anche sul fronte culturale, universitario, continuano.Come se l'Egitto fosse un Paese come tutti gli altri.Certo, è vero che anche in Italia abbiamo problemi in materia di diritti umani, di libertà, di democrazia, ma non siamo certamente ai livelli della dittatura egiziana del luglio 2013. Eppure in Italia dovrebbero capire, non ci vorrebbe molto, che qualsiasi progetto di collaborazione, qualsiasi progettualità, diventerà oggetto di propaganda per la dittatura egiziana. Benzina per quel motore che è in moto da diverso tempo, il cui scopo è essere legittimati. Se fossimo una dittatura militare così terribile come vogliono fare intendere in tanti, come mai le principali democrazie occidentali collaborano con l'Egitto? A partire dalla cultura? 

Questo è quello che diranno in Egitto. Vedi, per ultimo, il progetto Transforming the Egyptian Museum of Cairo che darà vita, come si legge su ArtTribune al centro archeologico più grande del mondo. Scrivono: "Una missione ambiziosa finanziata interamente dall’Unione Europea e sostenuta dal sopracitato gruppo di musei (affini per tematica). Un museo,il GEM – Grand Egyptian Museum, la cui nascita era stata annunciata tanto tempo fa, già nel 1992, in previsione di aprire vent’anni dopo Il Museo Egizio di Torino, il Louvre di Parigi, l’Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino e il Rijksmuseum van Oudheden di Leida fanno parte della lega dei musei che coadiuverà le operazioni del grande progetto di ristrutturazione del GEM – Grand Egyptian Museum."
 
E come ha titolato con grande entusiasmo il quotidiano la Stampa l'Egizio sarà capofila del progetto. Quell'Egizio che ha dedicato una sala a Giulio Regeni. Il tutto può essere comprensibilmente percepito come cortocircuito incredibile. 
 
Intanto, sul  The Guardian, mentre il governo inglese e quello egiziano dialogano in modo proficuo sulla loro collaborazione, viene pubblicato un durissimo affondo di Amr Darrag che è stato ministro egiziano per la pianificazione e la cooperazione internazionale dal 7 maggio al 4 luglio 2013. Poi, con il colpo di Stato di Al Sisi, cadrà. Dopo aver fatto anche dell'autocritica e riconosciuto alcuni errori commessi dal governo Morsi, rileva che "Ora ci ritroviamo di nuovo schiavi di un dittatore militare brutale e capriccioso - solo che questo è peggio di Mubarak, o di Gamal Abdel Nasser. Il suo impatto sulla vita civile egiziana fu immediato.
 
Dalia Fahmy, professore di scienze politiche alla Long Island University di New York, ha detto in modo molto succinto: "La società egiziana è schiacciata". Denuncia, quello che denunciano le organizzazioni umanitarie da tempo, e che Al Sisi, nega, come notizie infondate. Dittatura che punisce"quotidianamente dissidenti e attivisti; ci sono arresti illegali, sparizioni forzate, uccisioni extragiudiziali.Le donne che si pronunciano contro le molestie sessuali vengono arrestate (...) Mentre stavo scrivendo questo pezzo, furono giustiziati tre giovani membri della Fratellanza Musulmana: Ahmed Elhendawy, Abdelhamid Metwally e Almoataz Ghanem.Le loro accuse sono state fabbricate in base a confessioni fatte sotto tortura.
 
Eppure l'Europa sta guardando con le braccia incrociate."In un contesto dove Sisi ed i suoi sostenitori"spingono per emendamenti costituzionali che estenderebbero la sua presidenza, forse fino al 2034 (il cui mandato sarebbe in scadenza nel 2022). Inoltre, gli emendamenti richiedono l'intervento dei militari per "proteggere la costituzione e lo stato se minacciati". Sebbene questo sia stato di routine in Egitto, è la prima volta nella storia egiziana che è stata istituzionalizzata." E poi un monito chiaro, per l'Europa: "Se l'Europa non affronta l'autocrazia del governo di Sisi e l'Egitto fallisce, le conseguenze saranno quasi inimmaginabili (...)" ed i risultati essere disastrosi anche per l'Europa. Per concludere: "Tra milioni di comuni cittadini egiziani c'è un desiderio, profondamente radicato, di vivere in una società democratica libera ed equa. Se l'Europa è davvero il bastione mondiale della democrazia, i suoi leader non dovrebbero abbandonare i loro principi per una goffa realpolitik."
mb



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