Dal boom economico del Dopoguerra al riarmo generale per un’economia di guerra – L’ultima conversione economica globale
Abbiamo avuto due ed è già in corso anche la terza conversione economica globale in 80 anni di pace, probabilmente tutte create ad hoc dal capitalismo mondiale ai fini della propria sopravvivenza e della moltiplicazione del loro capitale. Attuata la terza, arriverà conseguentemente anche la quarta: la ricostruzione grazie alla distruzione mirata ottenuta con la guerra
Abbiamo già avuto due importanti conversioni economiche globali in ottant’anni di pace: dal Dopoguerra fino a praticamente a l’altro ieri; e da un po’ di tempo è già in corso anche la terza. In 80 anni si è passati dal boom economico degli anni ’60, grazie alla massiccia produzione di beni e della significativa crescita dei redditi e dei Pil europei seguiti agli investimenti del Piano Marshall (ERP), alla finanziarizzazione e globalizzazione dell’economia degli anni ’80. Quest’ultime hanno comportato varie stagnazioni e recessioni e pesanti crisi economiche, come quella del 2008, provocate dalle famigerate bolle speculative e quindi in un micidiale circolo vizioso disoccupazione, perdita del valore di acquisto dei salari e disuguaglianze sempre più ampie e preoccupanti per l’ordine sociale mondiale. E adesso, come detto prima, è già in corso la terza conversione: dalla finanziarizzazione all’economia di guerra. Conversioni probabilmente tutte create cinicamente ad hoc dal capitalismo mondiale, in funzione della propria sopravvivenza e della moltiplicazione del suo capitale.
Una volta completata questa terza conversione, arriverà conseguentemente e inevitabilmente anche la quarta: la ricostruzione grazie alla distruzione mirata della guerra scientemente provocata. Capisco che tutto ciò può sembrare assurdo, dissennato e impensabile, ma si è sempre sospettato che l’economia, in quanto principale motore sociale e con l’immenso potere finanziario e non solo che da tutto ciò ricava, ha sicuramente la capacità di manovrare la politica, l’andamento di se stessa per se stessa più conveniente e quindi di pianificare anche le nostre sorti e quelle dell’intero pianeta. Per attraversare questa apparente illogicità tento di raffigurare attraverso un breve dialogo immaginario di tipo teatrale, non senza una punta di grottesca ironia, simili scenari che solo in apparenza risultano paradossali, ma che a ben guardare e a ben saper leggere e a inquadrare accortamente i singoli avvenimenti in un ambito storico più ampio, si riescono a delineare molte trame incredibili ma più corrispondenti al vero rispetto alle narrazioni, alle teorie e alle giustificazioni più ridicole e stupide.
Eccovi dunque la mia narrazione rappresentata in forma di un breve dialogo immaginario, sicuramente grottescamente ironico ma anche molto amaro se non sconfortante, giacché è basato sull’osservazione e l’analisi dei crudi e inquietanti avvenimenti attuali, molto insoliti per noi contemporanei, ma che possiedono parecchie analogie con il recente passato, se ne andiamo ad analizzare la genesi e la storia conseguente, che conosciamo molto bene. Ormai Donald Trump, per conto del capitalismo mondiale decisore, ha intimato, più o meno velatamente, più o meno volgarmente e con la mancanza di proprietà di linguaggio e quindi di un pensiero che sia minimamente profondo e dotato di moralità ed empatia per il genere umano e per l’ambiente, col naturale cinismo che lo contraddistingue, quanto segue sotto:
<<Europei parassiti e incapaci, adesso dovete cominciare a creare i contesti idonei e la necessaria disinformazione atta a giustificarvi con i vostri cittadini/sudditi nell’iniziare a spendere molto di più per armarvi fino ai denti (N.d.A.: 5 % del Pil) e poter in tal modo rivitalizzare l’industria bellica europea, ché noi americani ci avevamo pensato molto prima di voi, come al solito. In confronto a voi tarde lumache che non siete altro, noi siamo sempre stati i geni occidentali, i precursori dell’economia basata sui disordini sociali e sul male altrui, camuffati ovviamente dal nobile intento di esportare la democrazia laddove essa è carente, al pari di qualsiasi altra merce! Che fiuto e che talento innato che abbiamo per gli affari sporchi!>>.
<<Dopo che vi sarete armati per bene e con le migliori armi in circolazione, dovete usarle, ovviamente, altrimenti restereste soltanto a metà dell’opera! Prima però dovete creare le condizioni più adeguate per arrivare a dovervi difendere dal fantomatico nemico e a contrattaccarlo in una guerra sufficientemente lunga, di modo che si svuotino rapidamente gli arsenali (non vorrete mica aspettare altri 80 anni?!) e si riempiano altrettanto celermente, affinché la nuova industria della guerra possa produrre armi h24 e noi capitalisti aspiranti autocrati possiamo trarne lungo e costante profitto, per compensare tutta l’incertezza economica e le pesanti perdite finanziarie subite (altrimenti saremmo ancor più “arciricchissimissimi”!) a causa dei mercati finanziari globalizzati, appunto troppo altalenanti e sensibili a qualsiasi scorreggia volante! Vi è piaciuta questa mia geniale metafora, oh miei servi europei?! Non può non esservi piaciuta, considerata la vostra inconsistenza politica improvvisata e precaria, carente com’è d’una programmazione intelligente e visionaria, da sempre miope e presbite nello stesso tempo, da veri campioni dei difetti visivi quali siete in quanto detentori d’una visione strategica rivolta più al ciò che è avvenuto ieri o a quello che potrebbe avvenire domani, invece che concentrarvi all’oggi, al vantaggio e al profitto immediato, proprio come se non ci fosse un domani. Dovete ficcarvi in testa che conta soltanto l’ora, il qui e ora, come diceva qualcuno, senza pensar al domani! Capito imbelli?!>>.
<<Comunque, spero che almeno riusciate a capire che non possiamo più continuare a percorrere il terreno troppo scivoloso della globalizzazione e della finanziarizzazione dell’economia! Abbiamo aspettato anche troppo per avviare le giuste azioni politico-economiche-sociali per la terza conversione economica globale. Capite bene che non possiamo più percorrere questa strada infida, posta pericolosamente com’è sul cosiddetto metaforico filo del rasoio! Adesso abbiamo bisogno di una stabilità e produttività economico-finanziaria totalmente favorevole a noi capitalisti ricconi e aspiranti autocrati, che al momento solo un rapido passaggio all’economia di guerra può garantirci. Anche perché il vantaggio è duplice, dato che dopo la distruzione portata dalla guerra necessita la ricostruzione delle città, che solo noi capitalisti possiamo attuare in accordo coi governi! Ah ah ah ah!”>>.
<<Ma, ma…, timidamente tenta di obiettare un’autorevole esponente europea>>. <<Niente ma, o se, o: e poi?, pappamolla che non sei altro! Non farmi arrabbiare!>>. <<Sì, certo, scusami tanto Donald caro!>>. <<Ok, alright! Capisco che vorreste ribattere che con questa finanza spregiudicata ci siamo schifosamente arricchiti in tanti come mai prima! E’ vero! Questo è molto, ma molto vero! Siamo però stanchi di dover tramare e affaticare il cervello per escogitare ogniqualvolta le condizioni più adeguate al momento per provocare quelle crisi finanziarie globali necessarie per arricchirci a discapito dei piccoli investitori appartenenti al popolo, che si lasciano facilmente gabbare da previsioni finanziarie spregiudicate e criminali, proprio perché abbiamo in mano tutti media con cui diamo tutte le false notizie occorrenti allo scopo! Riesci a seguirmi?>>. <<Sì sì, certo Donald, non devi dubitarne affatto!>>. <<Ok! Bastava però sbagliare un tantino le reali previsioni inerenti le borse mondiali, per rimetterci un sacco di soldi pure noi in questi sporchi giochi che si possono condurre solo nel mondo finanziario; e poi non c’è più gusto nel godere delle bancarotte dei comuni mortali! Ci siamo stufati di vedere infantili piagnistei, strilli isterici e penosi suicidi! Adesso vogliamo puntare più in alto. Vogliamo distruggere il mondo con le armi che produciamo e con cui ci arricchiremo ancor di più; e poi vogliamo ricostruirlo per aumentare ancor più dannatamente e smisuratamente il nostro capitale! In una quindicina di anni faremo tanti di quei soldi che per depositarli ci vorranno le ruspe! Avete visto l’Ucraina? Avete visto Gaza? State vedendo l’Iran?>>. <<D’improvviso si sente urlare dall’alto con uno strepito da tuono: Stupido Trump e stupidi pure noi che ci fidiamo ancora di te; ovviamente soltanto perché sei stato capace di convincere gli americani a rivotarti! In verità, impresa non facile; ma coi soldi che abbiamo raccolto per la tua campagna elettorale, le giuste alleanze e le tue sconclusionate promesse, abbiamo aggirato persino gli ostacoli che nemmeno i miracoli avrebbero potuto aggirare, affinché convincessi la maggioranza degli americani a rivotarti. Specie dopo l’assalto a Capital Hill non pensavamo che gli americani fossero talmente disinformati, manipolati e disperati da aggrapparsi ancora a un tipo niente affatto raccomandabile come te. Buon per noi comunque! Ti abbiamo però incaricato soltanto di accelerare con tuti i mezzi possibili il processo di “sdemocratizzazione” degli USA e del resto dell’Occidente, e non di dire e cantare l’intera messa con le tue scemenze! Modera il linguaggio e cerca di essere più credibile con gli europei.>>. <<Trump, con la coda tra le gambe e gli occhi rivolti in alto: Ok ok! Non scaldatevi!>>. <<Nuovamente con gli occhi rivolti in basso e adirato per l’irriverente rimprovero: Dunque europei del c…! Adesso obbeditemi senza fiatare e fate tutto quanto vi ho già detto. Anche perché il vostro tornaconto non è indifferente! Maledetti insaziabili succhia sangue a tradimento! Fate tutto questo perché così hanno deciso dall’alto e perché hanno scelto me come nuovo messia, mica voi!>>.
Lasciando Trump in balia dei suoi attacchi di megalomania cronica e sconcertante volubilità e inconcepibile cinismo, torniamo a noi. Sembra impossibile ma stiamo vedendo che in Europa gli ossequiosi Ursula von der Leyen e i vari accoliti stanno eseguendo pedissequamente alla lettera la su rappresentata intimazione immaginata. Tutto sommato ai nostri politici non costa grossi sacrifici la guerra, standosene coi familiari e gli amici al riparo da essa, guadagnandoci pure. Tant’è che il loro vero motto svelato da tutta la loro ipocrisia è, ed è sempre stato: <<Armiamoci e partite!>>. Come sempre. Sappiamo chi poi scende realmente nelle trincee e occupa le prime linee di un esercito e va incontro al massacro! E non sono certo gli alti ufficiali a morire in guerra, né tanto meno coloro che, senza alcuna empatia o compassione umana o familiare la decidono a livello politico, la pianificano e ne affidano l’esecuzione ai generali. Il capitalismo estremo però ha ormai deciso: adesso esso è convinto che è necessaria la conversione dell’economia di pace in quella più redditizia della guerra, dopo il fallimento della globalizzazione e della finanziarizzazione dell’economia, preceduta alcuni decenni prima (all’incirca dalla metà degli anni ’80) dalla crisi della produzione industriale di beni e la progressiva fine del boom economico, in poche parole causata dalla cieca ingordigia dei capitalisti, giacché da quando questi esistono, per una malintesa e non avveduta pratica dettata più dall’avidità che da una reale legge economica, hanno sempre puntato solo al profitto estremo senza redistribuirne in termini di aumenti salariali ai lavoratori che sono anche i maggiori consumatori degli stessi beni che producono. Questo alla lunga ha comportato l’inevitabile stagnazione, stagflazione e infine la recessione economica. In questo fallimento sembra che i principali responsabili siano stati gli economisti della Scuola di Chicago con le loro nuove teorie iperliberiste degli anni 70, che il capitale seguì ciecamente perché convinta di poter sopravvivere a discapito della classe media e dell’uguaglianza sociale mondiale. Cosicché, gli enormi capitali comunque accumulati nel predetto modo dovevano essere reinvestiti in qualche altro modo, poiché questa è una legge fondamentale del capitalismo. Quindi la seconda conversione del capitale è stata la finanziarizzazione dell’economia e l’esacerbazione dell’economia del credito. Il primo obiettivo è stato quello di produrre denaro attraverso il denaro, diabolico meccanismo basato sui giochi in borsa più o meno leciti il cui unico fine è moltiplicarlo più possibile in un mondo sempre più globalizzato e quindi rischiosamente connesso, i cui singoli mercati finanziari diventano estremamente sensibili a tutti gli avvenimenti mondiali. Il secondo obiettivo, ben preparato dal primo predetto, è stato l’instaurazione dell’economia del prestito che è servito a far fruttare stavolta il denaro attraverso i prestiti bancari alle imprese, alle famiglie e agli stessi Stati, dato che la classe media non possiede più denaro sufficiente per accantonarlo in banca, giacché i redditi sono assorbiti interamente dalle necessità quotidiane primarie. Cosicché, per ogni acquisto ecco pronti gli istituti di credito per prestare denaro dietro pagamento di un tasso di interesse. Gli Stati invece, ricavando sempre meno liquidità dalle tasse dei cittadini e degli imprenditori impoveriti e non potendole alzare più di una soglia economicamente accettabile e la conseguente diminuzione dei Pil mondiali, sono costretti pure a indebitarsi per finanziare le scuole, gli ospedali, la costruzione e manutenzione delle strade e per pagare pensioni, stipendi, ecc., emettendo i Titoli di Stato. In questo tipo di economia così l’ingordigia capitalistica ha avuto molti più margini di manovra, non sempre legittimi e coscienziosi, per innalzare più possibile i profitti. Manovre spesso scellerate che nel complesso, delicato e interconnesso sistema finanziario e creditizio esposto per sua natura a bolle speculative devastanti, hanno provocato inflazioni, insolvenze, fallimenti di imprese e connessa disoccupazione, fallimenti di banche, come nella crisi dei mutui subprime del 2008 negli USA, cioè la bolla immobiliare causata dall’azzardo di prestiti concessi a soggetti ad alto rischio di insolvenza e propagatasi come un’onda sismica in tutto il pianeta proprio a causa del sistema economico globalizzato, e provocato persino i default sovrani di parecchi Stati.
Così, ecco adesso pronta la terza conversione: dalla finanziarizzazione dell’economia e dell’insieme dei meccanismi del prestito a quella adesso più redditizia della guerra. Quindi, produzione massiccia di armi, complotti geopolitici per rompere gli equilibri mondiali di pace e poter determinare il clima più consono per iniziare ad usare in una guerra tutto quell’arsenale accumulato, al costo di trasformarla anche in un conflitto mondiale e probabilmente nucleare. Tanto poi sarà disponibile la quarta conversione dell’economia: dalla guerra alla ricostruzione di tutto quello che essa ha distrutto. Cinico no!!! Ma ciò che conta è la sopravvivenza del capitale. Chissà però se questi teorici della sopravvivenza del capitale hanno mai fatto i conti con la probabilità della guerra nucleare totale e annientatrice della vita e delle infrastrutture create dall’uomo, dove il capitale sempre più costituito da moneta virtuale che si riproduce ormai letteralmente dal nulla in modo innaturale grazie al meccanismo del moltiplicatore monetario, una sorta di mostruosa partenogenesi monetaria, probabilmente sopravvivrà per un po’ nei circuiti sotterranei dei giganteschi server, fin quando non fonderanno a causa del blocco dei sistemi di raffreddamento che avverrà inevitabilmente per mancanza di alimentazione e di manutenzione umana, ma il capitalista e la popolazione da tempo da egli usata in funzione del suo massimo profitto, sa che fine faranno? Il capitalista ha riflettuto abbastanza a lungo per comprendere se varrà la pena sopravvivere alle ceneri da esso stesso provocate? Sa che perderà tutto anch’egli, soprattutto il suo adoratissimo denaro? Tranne che non abbia già segretamente pianificato coi propri sodali il trasferimento su un altro pianeta, Marte magari, su cui trasferire l’immenso denaro accumulato qui (contante o virtuale?) e continuare a prestarlo alla popolazione marziana ad un certo tasso d’interesse.
Angelo Lo Verme
