giovedì 8 aprile - Riccardo Noury - Amnesty International

Da eroi a sequestratori: a Malta tre richiedenti asilo rischiano l’ergastolo

Nel marzo 2019, tre adolescenti richiedenti asilo, un ivoriano di 15 anni, e due guineani di 16 e 19 anni, si imbarcano su un affollato gommone in partenza dalle coste libiche. Insieme ad altre 108 persone furono tratti in salvo da un mercantile chiamato “El Hiblu”.

 

Nonostante fosse stata loro promessa la salvezza in Europa, ben presto i naufraghi soccorsi si resero conto che la nave aveva preso a fare rotta verso la Libia.

All’idea di tornare alle torture da cui erano fuggite, sulla “El Hlblu” si diffuse il panico. Le persone piangevano e gridavano “Non vogliamo tornare in Libia!”, “Preferiamo morire”.

Sapendo che parlava inglese, il primo ufficiale chiede a uno dei ragazzi: Che cosa posso fare per calmarli?”. “Non riportarci in Libia”, fu la risposta.

Ogni capitano di qualsiasi imbarcazione ha il dovere legale di salvare vite in pericolo in mare e di sbarcarle in un porto sicuro. La Libia non è un posto sicuro. La situazione di migranti e rifugiati nel paese è ampiamente documentata: detenzione arbitraria, tortura, violenze sessuali e sfruttamento.

La “El Hiblu” invertì la rotta e si diresse verso Malta. I tre giovani aiutarono il primo ufficiale facendo da traduttori e tranquillizzando le persone salvate.

Per parte dei mezzi d’informazione e dei politici di Malta, la storia è purtroppo un’altra: ancora durante la navigazione, i tre protagonisti di questo racconto vennero descritti come sequestratori.

La Marina maltese fermò la nave. I tre giovani vennero fatti sbarcare in manette, nonostante la stessa polizia locale avesse testimoniato che l’equipaggio aveva tutto sotto controllo, che nessuno era stato ferito e che la “El Hiblu” non aveva riportato danni.

I tre ragazzi rischiano di passare il resto della loro vita in prigione.

Amnesty International ha lanciato un appello per chiedere alle autorità maltesi competenti di far decadere le accuse verso i tre ragazzi e di chiudere l’indagine prima di andare a giudizio.

(L’immagine è di Amnesty Flanders)

 




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