giovedì 12 maggio - Riccardo Noury - Amnesty International

Da Novara l’ultimo appello per lo scienziato iraniano condannato a morte

Dopo oltre 2180 giorni di detenzione, le autorità iraniane hanno annunciato che intendono eseguire entro il 21 maggio la condanna a morte di Ahmadreza Djalali, ricercatore esperto in Medicina dei disastri.

Il ricercatore di passaporto iraniano e svedese, che ha lavorato anche in Italia presso l’Università del Piemonte Orientale, è stato arrestato nel 2016 dai servizi segreti mentre si trovava in Iran per partecipare a una serie di seminari nelle università di Teheran e Shiraz.

Si è visto ricusare per due volte un avvocato di sua scelta. Le autorità iraniane hanno fatto forti pressioni su di lui affinché firmasse una dichiarazione in cui “confessava” di essere una spia per conto di un “governo ostile”. Quando ha rifiutato, è stato minacciato di essere accusato di reati più gravi. Nel 2017 è stato condannato in via definitiva a morte con l’accusa di “spionaggio” in favore di Israele. L’esecuzione è stata più volte annunciata e poi sospesa a seguito delle pressioni internazionali.

Dal novembre 2020, Djalali non può comunicare con la moglie e i due loro figli, che vivono in Svezia. Le uniche informazioni sul suo conto, provenienti dai suoi legali, parlano di un grave stato di salute.

In suo favore si sono pronunciati oltre 120 premi Nobel in discipline scientifiche.

Oggi a Novara si svolgerà una manifestazione per lanciare un nuovo appello affinché la condanna a morte sia annullata e Djalali sia scarcerato e possa tornare a Stoccolma.

L’iniziativa, organizzata da Amnesty International, Comune di Novara, Provincia di Novara, Università del Piemonte Orientale e CRIMEDIN (Centro per la ricerca e la formazione in Medicina dei disastri, Aiuto umanitario e Salute globale dell’Università del Piemonte Orientale) inizierà alle 17.30 di fronte al Comune di Novara, via Rosselli 1.

 

 




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