venerdì 10 giugno - David Lifodi

Cristianofollia: il Guatemala trasformato in “Capital Pro Vida de Iberoamérica”

Approvata la Ley para la Protección de la Vida y la Familia che colpisce l’aborto e proibisce il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Per femministe e movimenti sociali il presidente Giammattei ha riportato il Paese ai tempi dell’Inquisizione.

In Guatemala il 71% dei femminicidi resta senza un colpevole. Dal 2008, nel paese centroamericano sono stati registrati ben 2.168 omicidi di donne. Secondo il Centro de Investigaciones Económicas, nel solo 2021, i femminicidi rappresentano il 16% del totale degli assassinii.

Il Guatemala è anche uno dei 20 paesi più violenti del mondo: si muore uccisi, principalmente, da colpi di arma da fuoco e, più in generale, la violenza dilaga grazie ad un sistema giudiziario debole. È in questo contesto che il presidente ultraconservatore Alejandro Giammattei ha dichiarato il paese, suo malgrado, “Capital Pro Vida de Iberoamérica”, subito dopo aver approvato una legge che colpisce l’aborto e proibisce il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Lo scorso 9 marzo, ministri, deputati e lo stesso Giammattei, nella piazza della Costituzione di Città del Guatemala hanno realizzato una manifestazione pubblica per sostenere la bontà della Ley para la Protección de la Vida y la Familia, definita “ipocrita” dai movimenti sociali perché lo scopo principale della legge non è quello di garantire libertà, giustizia e pace, ma tutto il contrario. Si tratta di un vero attacco contro i diritti della persona.

La comunità Lgbtq+ ha accusato il Congresso di aver varato una legge “criminale che fa tornare il paese all’epoca dell’Inquisizione: all’epoca a bruciare erano le streghe e oggi vengono messi all’indice i membri dei gruppi Lgbtq+”. E ancora, in un Paese come il Guatemala, dove la povertà estrema è purtroppo un fenomeno radicato in gran parte della popolazione, vengono attaccate ingiustamente quelle famiglie che preferiscono affidare i figli ai nonni per la mancanza di un genitore, le comunità indigene, dove ad occuparsi di figlie e figli sono famiglie allargate e, a dominare, sono ancora una volta i gruppi neopentecostali, tra i principali sostenitori della Ley para la Protección de la Vida y la Familia.

In questa legge sono stati in molti a intravedere, ancora una volta, i tentacoli di uno Stato patriarcale, tradizionalista, conservatore e dove alla laicità si sostituisce il cosiddetto pensamiento neopentecostalista. E fa “sorridere” l’impegno del presidente Giammattei a tutela della vita quando, in tutto il Paese, gran parte dei bambini soffrono, e non di rado muoiono, per denutrizione, le donne sono vittime dei femminicidi, il fenomeno delle bambine in stato interessante è in continua crescita e la persecuzione dei leader dei movimenti sociali, indigeni e contadini rappresenta la quotidianità.

Ufficialmente, la Ley para la Protección de la Vida y la Familia vuol difendere l’essere umano affinché possa “nascere, crescere, svilupparsi e concludersi naturalmente”, ma in pratica rappresenta un attacco alla diversità di genere e all’aborto. Tra i primi firmatari della legge vi è il chiacchierato ministro dello Sviluppo sociale Raúl Romero, al centro di un caso mediatico per essere apparso, in alcune “escandalosas fotografías con un grupo de señoritas”.

Di fronte ad una legge che identifica come unica famiglia riconosciuta quella con uomo, donna e figli, i movimenti sociali hanno definito come controversi molti dei suoi articoli, in particolare quelli relativi alla definizione di diversità sessuale, nucleo familiare tradizionale e, in particolare, la norma che sancisce una pena dai 5 ai 25 anni per le donne che scelgono la strada dell’aborto.

Approvata provocatoriamente l’8 marzo scorso, la Ley para la Protección de la Vida y la Familia è stata definita da Alma Chacón, attivista del Consorcio por los Derechos Sexuales y Derechos Reproductivos, come “fascista e di epoca medievale”.

Le organizzazioni femministe hanno inoltre sottolineato che questa legge non farà altro che provocare l’aumento dei “crimini di odio” contro persone di differente orientamento sessuale e aumentare la criminalizzazione delle donne che scelgono di abortire. I partiti oppositori di Giammattei hanno ricordato che diritti costituzionali come la libertà di espressione e di coscienza sono divenuti carta straccia ed hanno promesso che non abbasseranno la guardia, ma l’ampia maggioranza che ha votato per la sua approvazione, 101 deputati su 160, fa pensare che il Congresso guatemalteco difficilmente farà marcia indietro.




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