mercoledì 18 febbraio - David Lifodi

Crimini contro i civili nel Caribe

I familiari di un pescatore colombiano ucciso a seguito di una delle esecuzioni extragiudiziali Usa mascherate da lotta al narcotraffico hanno denunciato il caso alla Commissione interamericana per i diritti umani.

 

La pressione sul Venezuela bolivariano è cresciuta quotidianamente fino all’aggressione di ieri culminata con il bombardamento su Caracas e il rapimento di Maduro. Ormai da mesi non è trascorso giorno senza che gli Stati Uniti a guida trumpiana non abbiano cercato un nuovo motivo per cercare un casus belli contro Caracas, ma, non avendolo individuato, hanno deciso di agire unilateralmente, anche se tutti i media abbiano insistito nel ripetere che lo scopo principale dell’attacco e, in precedenza, dell’accerchiamento navale del Venezuela e di un blocco economico sempre più devastante, si sia reso necessario solo per colpire il narcotraffico.

Non sorprende, quindi, che sia passata sotto silenzio la notizia che, durante uno dei sempre più frequenti bombardamenti promossi dagli Usa contro imbarcazioni colpevoli di un presunto traffico di droga, l’ammiraglio Frank Bradley sia stato indicato come il responsabile di aver dato l’ordine di uccidere anche due sopravvissuti successivamente al primo attacco mirato avvenuto nel Mar dei Caraibi lo scorso 2 settembre. L’ordine di Bradley, che ha considerato come obiettivi militari legittimi i due sopravvissuti, ritenuti acriticamente dei narcoterroristi dallo stesso ammiraglio, non è stata divulgata da un media comunitario o militante, bensì dall’autorevole Washington Post.

A confermare le responsabilità di Bradley è stato anche un funzionario del Ministero della Difesa Usa, come riportato dalla catena televisiva Nbc. Inizialmente, sia Trump sia il segretario della Difesa Pete Hegseth avevano negato che quel 2 settembre si fosse verificato un secondo attacco all’imbarcazione, ma poi lo stesso Hegseth è stato costretto a smentire le sue prime affermazioni fino a tentare, in un poco credibile tentativo di smarcarsi, di non esser stato avvisato dell’operazione. In precedenza, Hegseth aveva definito le accuse di crimini di guerra e di omicidio come il frutto di fake news, salvo poi cambiare idea e confermare, non potendo fare altrimenti, la scelta di Bradley.

Finora la Casa Bianca non è mai riuscita a dimostrare che le imbarcazioni partite dal Venezuela e i suoi occupanti siano coinvolti attivamente nel narcotraffico, eppure, dallo scorso mese di agosto, sono oltre 20 gli attacchi Usa di questo tipo che hanno provocato circa 80 morti.

In occasione di quella che, al pari di tutte le altre, non può essere definita in altro modo se non come esecuzione extragiudiziale, i familiari di Alejandro Carranza, il colombiano ucciso per ordine di Hegseth hanno denunciato l’accaduto alla Corte interamericana per i diritti umani. A rappresentare la famiglia di Carranza, assassinato quasi quattro mesi fa, il 15 settembre 2025, l’avvocato e attivista Daniel Kovalik, legale anche del presidente colombiano Gustavo Petro. È stato proprio quest’ultimo ad attivarsi per primo affinché il pescatore ucciso abbia giustizia, ma fino ad ora il suo corpo non è stato ritrovato.

La stampa colombiana ha dipinto Carranza come un esponente della criminalità organizzata perché nel 2016 aveva rubato della armi alla polizia, ma la sua famiglia ha negato con forza l’accusa. Duro il giudizio dell’avvocato Kovalik che, pur ammettendo il diritto dell’amministrazione Trump a combattere il narcoterrorismo ritiene del tutto ingiustificata l’autoassoluzione nel compiere esecuzioni extragiudiziali.

Inoltre, Kovalik aveva incolpato apertamente Pete Hegseth accusandolo di aver autorizzato il bombardamento dell’imbarcazione di Alejandro Carranza in nome di un presunto diritto da applicare in occasione di un conflitto armato, peraltro non dichiarato, contro un nemico indistinguibile. Non risulta infatti una esplicita dichiarazione di guerra né contro il Venezuela né contro la Colombia di Gustavo Petro, altro obiettivo delle provocazioni da bullo di Trump, ma questo non ha impedito a quello che ormai non può essere definito che un pirata globale di bombardare Caracas al solo scopo di imporre un cambio di governo

Successivamente, è stato proprio il presidente colombiano ad ammettere che, a causa delle difficoltà economiche, il pescatore colombiano avrebbe potuto effettivamente trasportare merce al servizio di un narcotrafficante, ma questo non giustifica comunque quella che è stata una condanna a morte decretata ed eseguita seduta stante e, soprattutto, gli attacchi statunitensi sono avvenuti sempre contro civili, non contro un esercito militare contrapposto e nemmeno nei confronti della criminalità organizzata e per questo, totalmente estranei al diritto internazionale.

Nel frattempo, Gustavo Petro ha ordinato un’indagine indipendente sui crimini commessi contro i civili nel Caribe proprio perché i narcotrafficanti continuano ad agire indisturbati spesso servendosi di persone non legate a loro, ma costrette a fare il lavoro sporco esclusivamente perché si trovano in una condizione di povertà e disposte a tutto pur di racimolare il necessario per la sopravvivenza delle proprie famiglie.




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