giovedì 10 marzo 2016 - Riccardo Noury - Amnesty International

Corea del Nord e Internet: “Impossibile connettersi”

In un nuovo rapporto diffuso ieri, Amnesty International ha denunciato l’intensificazione dei controlli, della repressione e delle intimidazioni nei confronti dei nord-coreani che, per cercare di contattare via telefono cellulare i loro parenti fuggiti all’estero, rischiano di finire nei campi di prigionia politica o in centri di detenzione a scopo di riabilitazione.

Gli oltre tre milioni di abbonati al gestore nazionale di telefonia mobile non possono fare chiamate internazionali. L’accesso a Internet è riservato agli stranieri e a pochi selezionati nord-coreani. Alcuni altri possono accedere a una rete di computer che consente però solo di spedire posta elettronica all’interno del paese e di consultare siti nazionali.

La maggior parte delle persone che sono fuggite dalla Corea del Nord non ha così modo di contattare i familiari rimasti nel paese, di cui pertanto non sa se siano vivi o morti, sotto inchiesta o imprigionati.

Secondo il leader nord-coreano Kim Jong-un (nella foto), la repressione in corso è necessaria per fermare quello che chiama “il virus del capitalismo”.

Ma come giustificare il fatto che delle persone vengano imprigionate per aver cercato di soddisfare un bisogno umano fondamentale qual è quello di stare in contatto con parenti e amici? E che rischino addirittura l’accusa di tradimento, se contattano persone in Corea del Sud o in altri paesi considerati nemici?

Parlare al telefono con persone fuori dalla Corea del Nord non è di per sé illegale, mentre lo è il commercio privato di strumenti di comunicazione provenienti da un altro paese.

Proprio quegli strumenti di comunicazione, telefoni cellulari e Sim che entrano di contrabbando dalla Cina, permettono tra mille rischi ai nord-coreani che vivono lungo il confine di agganciarsi alla rete cinese e comunicare con le famiglie all’estero, in modo rapidissimo e usando pseudonimi.

E gli altri? Intorno alla necessità di mantenere contatti coi propri parenti all’estero si sta sviluppando, racconta il rapporto di Amnesty International, un fiorente giro di tangenti e commissioni.

Chi in Corea del Nord viene sorpreso a fare una telefonata internazionale con un cellulare cinese e non ha rapporti con qualcuno al potere, può evitare la prigionia solo pagando una tangente.

A loro volta, i familiari che vivono all’estero cercano di far entrare in Corea del Nord i cellulari cinesi pagando tangenti fino a 500 dollari.

Oppure c’è un altro sistema: pagare qualcuno che ha un cellulare cinese perché prenda o faccia la chiamata.

I costi sono elevati. I mediatori coinvolti nell’organizzazione della telefonata possono pretendere fino al 30 per cento di commissione su un costo minimo di 1000 dollari in contanti. E poiché gli agenti della sicurezza nord-coreana sono all’erta e cercano di intercettare il denaro in entrata, non c’è mai la certezza che i soldi arrivino a destinazione.

Amnesty International chiede al governo della Corea del Nord di rimuovere tutte le restrizioni non necessarie alla libertà d’informazione e di consentire il libero flusso delle informazioni tra le persone che si trovano nel paese e il resto del mondo, attraverso l’accesso privo di censura a Internet e ai servizi internazionali di telefonia mobile e la cessazione di ogni forma di sorveglianza e d’interferenza nelle comunicazioni che non sia necessaria e mirata e non abbia uno scopo legittimo.




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