sabato 20 febbraio - Enrico Campofreda

Contadini indiani sui binari

Vistisi fermati con ogni mezzo - addirittura con la costruzione di muretti di cemento - le vie d’accesso al centro di New Delhi, la protesta dei contadini indiani punta ai binari. Ieri in diverse zone le linee ferroviarie sono state interrotte da sit-in e blocchi organizzati in stazioni piccole e grandi, non solo negli Stati di Haryana e Punjab.

 La solidarietà rurale contro le leggi sulla liberalizzazione del settore, votate in Parlamento e caparbiamente difese dal governo Modi, ormai coinvolgono l’intero Stato-continente mostrando una crescente e variegata mobilitazione. Interruzioni si sono registrate nell’Uttar Pradesh, Maharashtra, Karnataka e nonostante i massicci interventi polizieschi anche nei prossimi giorni rischiano di paralizzare i trasporti su ferro di cui l’India non può fare a meno. I portavoce dell’ennesima azione sottolineano l’aspetto pacifico dei blocchi, che dopo gli interventi delle forze dell’ordine – anch’essi finora non violenti – vengono rimossi, per poi riprendere ad alcuni chilometri di distanza. In quest’occasione non sono stati usati quei trattori di varie dimensioni condotti attorno alla capitale, ma l’ipotesi non è esclusa e potrebbe innescare circostanze anche più complicate dell’ostruzione delle strade attorno a Delhi. “Tutto dipende dal governo – sostengono i manifestanti – pensano che molleremo, ma non è così. L’obiettivo è l’abrogazione delle leggi che soffocano il nostro lavoro e la nostra sopravvivenza.”.

Poiché l’ostruzione ferroviaria crea disagi alla popolazione che viaggia sui treni, nella giornata di ieri agricoltori e supporter hanno scelto di protestare per non più di quattro ore. Puntano a ricevere sostegno da altri strati sociali, non vogliono cadere nella trappola, già rimarcata da Modi, di essere un ostacolo alla modernizzazione del sistema Paese. Al contrario del governo alcune forze d’opposizione che sostengono la lotta, ne esaltano la capacità di risvegliare partecipazione e senso critico, uscendo dal torpore che da alcuni anni vede centinaia di milioni di cittadini ammaliati nella retorica del Bharatiya Janata Party. Questi, cavalcando le critiche alla corruzione delle amministrazioni guidate dal Partito del Congresso, ha rilanciato a piene mani il nazionalismo confessionale hindu e il desiderio di potenza non solo regionale, rivolto agli storici nemici pakistani e al ciclope asiatico cinese. Nel secondo caso la sfida sembra impari sul fronte organizzativo-economico e per molti versi anche diplomatico, poiché la leadership di Modi non brilla per amicizie e relazioni internazionali, proprio in virtù d’una linea politica divisiva e decisamente antiquata, rispetto a ciò che la nazione indiana ha conosciuto dal 1947.

Le ultime azioni di protesta messe in atto dai contadini ampliano la partecipazione. Finora sui trattori c’erano solamente loro: agricoltori giovani, adulti e anziani. Da ieri sui binari sono apparsi anche i familiari: mogli, madri, sorelle e figli. Posso essere mobilitate un’infinità di persone, visto che l’India che vola verso la modernità è per oltre il 50% tuttora legata all’economia della terra. I conti son presto fatti: seicento milioni di persone sono coinvolte nella vicenda, un mondo trasversale, per buona parte anche di fedeli hindu, coloro che il Bjp pensa di avere dalla sua parte a prescindere da tutto. Samyukta Kisan Morcha, l’organismo che raccoglie varie sigle dei manifestanti di differenti Stati indiani, lancia un trasversale appello sociale e cerca di rapportarsi alle strutture sindacali di altre categorie. Quella dei ferrovieri, che finora hanno espresso solidarietà alla lotta, ha comunque preso le distanze sui blocchi della circolazione dei treni. Questa che risulta la terza forma di clamorosa protesta, dopo quelle del 26 gennaio (assalto al Red Fort) e del 6 febbraio (assedio di New Delhi), potrà trovare altre tipologie di contrasto. I vertici del Skm vogliono tenere aperta la vertenza godendo del massimo supporto, evitando spaccature interne e fra la gente. Intanto l’azienda ferroviaria ha comunicato l’immissione sui treni di Forze Speciali di Protezione, consentendo a queste d’intervenire su possibili blocchi prima dell’arrivo degli agenti antisommossa. 

Enrico Campofreda




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