giovedì 11 gennaio - angelo umana

Come un gatto in tangenziale, con Paola Cortellesi e Antonio Albanese

Un film di Riccardo Milani.

 

E' una bella trovata che il film cominci con l'inno europeo mentre una squadra di young executives muniti di trolley da viaggio avanza a passo di carica verso una conferenza al parlamento europeo. Fanno parte di un think-tank e per bocca del loro “condottiero” portavoce Antonio Albanese parleranno della valorizzazione delle periferie nelle città metropolitane e di non lasciare indietro gli abitanti che le abitano, progetti basati ovviamente sui finanziamenti che dall'Europa si invocano. Andare a conoscere dunque la gente di periferia, andare oltre le parole, sentire i loro bisogni e non starne distanti come con appestati.

Il film finirà col capo-squadra del think-tank che esce da un'altra di quelle conferenze a Bruxelles con passo non più baldanzoso ma riflessivo e pensieroso. Tra i due avvenimenti lui è venuto a contatto nei fatti con persone del malfamato quartiere romano “Bastogi” (lassate ogni speranza o voi k'entrate, è scritto su un muro che lo delimita).

Ci è dovuto entrare perché la sua figlia 13enne di genitori separati e che vive in un palazzo del centro di Roma, si è innamorata di un coetaneo che vive al Bastogi. Ha conosciuto dunque la supertatuata madre del ragazzo, Paola Cortellesi, “popolana” dai modi spicci, tacchi altissimi e smartphone sempre in mano. Le teorie che esponeva a Bruxelles sull'avvicinamento tra quartieri delle città ha dovuto metterle in pratica: ambedue le parti, apparentemente distanti, hanno molto da dirsi e molte esperienze da scambiarsi, quelle realtà non sono come le teorie riportate da intellettuali nelle loro relazioni e le tavole rotonde piene di parole. L'attenzione all'altra, di una classe sociale differente dalla sua, è diventata realtà per Antonio. Classi diverse si sono “contaminate” e forse la potenziale consuocera ha trasmesso molto di più al tank-thinker: tramite lei ha toccato con mano cosa può voler dire avere un marito (Amendola) perennemente in vacanza (in prigione a Rebibbia) per essere stato un parrucchiere esperto con le forbici, talmente esperto da usarle sulla pancia di qualcuno che gli ha fatto un torto. Ha appreso come quella donna possa aver perso il lavoro di cassiera in un supermercato per via delle casse automatiche che, dice, fanno risparmiare mediamente due minuti di tempo ai clienti. Eppure da cassiera – ora somministra i pasti alla mensa di una casa per anziani – aveva imparato a indovinare la vita privata dei consumatori sulla base di ciò che acquistavano, come dire che della vita si impara di più praticandola che parlandone o leggendone solamente. Il thinker visiterà una volta la popolosa spiaggia coccia de morto dei borgatari, con annesso divieto di balneazione e lunghissime code d'auto per arrivarci. Apprenderà pure che il tank dei thinker si può tradurre bene come tanica, in linguaggio semplice e accessibile. La popolana dal canto suo sperimenterà la spiaggia incontaminata di Capalbio, quasi deserta ma con bagnanti importanti, da televisione, per raggiungere la quale bisogna però camminare per due chilometri e mezzo, e sperimenterà a sue spese che in un cinema d'essai bisogna assistere silenziosamente e non alzarsi finché i titoli di coda non scorrono tutti, pure se scritti in armeno. Riceverà pure un bacio di saluto dal potenziale consuocero, un'attenzione a cui il personaggio della brava Cortellesi non era da tempo abituata. Inevitabile che una simpatia nasca tra le due anime lontane, sperando che essa non duri quanto un gatto in tangenziale.

Ottima idea del regista Riccardo Milani e bei dialoghi “ficcanti” degli sceneggiatori (tra i quali la stessa Cortellesi e Giulia Calenda, imparentata con la Comencini e col ministro dello sviluppo economico), una commedia leggera e godibile ma “corposa” e attuale quanto a accettazione del diverso e alla casualità del posto (e classe sociale) dove si nasce.




Lasciare un commento