mercoledì 16 settembre - Riccardo Noury - Amnesty International

Colombia, la polizia uccide col taser un avvocato. Morti e feriti nelle proteste

“Porgiamo le nostre scuse per ogni violazione della legge o mancanza di conoscenza delle norme da parte di rappresentanti delle istituzioni”.

Così si è espresso l’11 settembre il ministro della Difesa colombiano, al termine di due giorni di scontri e proteste (che lo stesso ministro aveva precedentemente liquidato come “azioni coordinate di vandalismo”) causati dall’omicidio dell’avvocato Javier Ordoñez.

Nelle prime ore del 9 settembre Javier Ordoñez, 46 anni, era stato fermato da una pattuglia della Polizia nazionale per violazione del coprifuoco e del distanziamento sociale.

Immobilizzato, inoffensivo e inerte, era stato colpito per cinque minuti da ripetute scariche elettriche esplose dalle pistole Taser X2 in dotazione agli agenti.

Nelle immagini girate coi telefonini dai testimoni, si vede l’uomo chiedere disperatamente di fermarsi per poi perdere i sensi e morire poche ore dopo in ospedale. Questa si chiama tortura.

Nei due giorni di proteste sono stati uccisi 10 manifestanti e vi sono stati 403 feriti, 194 dei quali tra gli appartenenti alle forze di sicurezza, segno di degenerazione di alcune proteste in atti di violenza.

Ma anziché calmare le acque, la Polizia nazionale si è resa responsabile di ulteriori gravi violazioni dei diritti umani, soprattutto a Bogotá: una donna è stata trascinata a terra e picchiata, due agenti in motocicletta si sono diretti a tutta velocità contro la folla di manifestanti e hanno aperto il fuoco indiscriminatamente.




Lasciare un commento