martedì 26 luglio - David Lifodi

Colombia-Venezuela: ritorno al dialogo

Sta per volgere al termine la presidenza Duque. A partire dall’insediamento ufficiale di Gustavo Petro a Palacio Nariño tornerà la normalizzazione delle relazioni tra Bogotá e Caracas, interrotte definitivamente nel 2019 quando il governo fantoccio di Juan Guaidó, parallelo a Maduro, era stato riconosciuto dal duqueuribismo.

Pochi giorni dopo l’elezione di Gustavo Petro alla presidenza della Colombia, Freddy Bernal, governatore dello stato venezuelano del Táchira, ha espresso la propria soddisfazione perché la frontiera tra Venezuela e Colombia sarebbe tornata ad essere territorio di pace.

Dalla Colombia sono partite spesso provocazioni e tentativi di destabilizzazione contro il Venezuela bolivariano e, fino a quando Duque resterà formalmente presidente in attesa dell’insediamento ufficiale di Gustavo Petro, la frontiera tra Colombia e stato del Táchira resterà chiusa proprio per volontà dello stesso Duque.

Tuttavia, il percorso di normalizzazione tra i due paesi è sempre più vicino dopo che le relazioni si erano interrotte dal 2019, quando Duque riconobbe come legittimo governo del Venezuela quello del presidente fantoccio Juan Guaidó, una delle figure chiave nei tentativi messi in atto per far cadere Maduro, anche se, di recente, proprio il presidente venezuelano ha denunciato possibili attacchi contro il sistema elettrico nazionale ed esponenti del governo di Caracas provenienti, ancora una volta, dalla Colombia a guida duqueuribista, anche se ormai per poco più.

La presidenza di Gustavo Petro non sarà antagonista rispetto agli Stati uniti, ma il ripristino delle relazioni tra Colombia e Venezuela metterà comunque fine a decenni di strategie politiche volte ad utilizzare Bogotá come gendarme per controllare l’America latina, con buona pace della Casa Bianca.

La normalizzazione della frontiera passerà, inevitabilmente, attraverso la fine dell’utilizzo del territorio colombiano come una zona franca da cui, in più di una circostanza, sono partiti gruppi di mercenari allo scopo di seminare il caos nel paese. Maduro e Petro potranno quindi instaurare delle relazioni diplomatiche all’insegna della normalità, dove non saranno più presenti né l’estrema destra uribista paramilitare né il governo parallelo di Guaidó e, di conseguenza, la Colombia non si adopererà più per l’isolamento del Venezuela, ad esempio in sede Osa (Organizzazione degli stati americani), dove, fino a poco tempo fa Duque e i suoi predecessori non perdevano occasione per invocare sanzioni più dure e per fare sempre più terra bruciata intorno a Miraflores.

A questo proposito, è significativo che l’opposizione colombiana a Gustavo Petro, in campagna elettorale, si sia rivolta a lui definendolo costantemente come “castrochavista”. Finalmente, l’elezione di Petro significherà che tra i due paesi tornerà ad esserci invece un rispetto reciproco. «Hay que normalizar las relaciones. La frontera es mi principal preocupación, porque ahí hay una ilegalidad fuerte, muy fuerte. También hay unas posibilidades reales», ha ribadito più volte Petro.

A questo proposito, un ulteriore colpo ai professionisti della destabilizzazione in entrambi i paesi verrà probabilmente assestato all’impresa Monómeros Colombo Venezolanos S.A., filiale di PDVSA specializzata nella produzione di fertilizzanti con sede nella città colombiana di Barranquilla e divenuta, nel tempo, una sorta di feudo uribista e strumento dell’estrema destra venezuelana e colombiana per mettere in difficoltà Maduro.

La coppia presidenziale Gustavo Petro-Francia Márquez servirà dunque a disattivare un possibile motivo di conflitto in America latina. Le relazioni tra Colombia e Venezuela avevano iniziato a peggiorare quando erano presidenti Hugo Chávez e Álvaro Uribe, responsabile di aver fomentato una crescente ostilità tra Bogotá e Caracas, sottoposta, tra il 2009 e il 2010 ad una vera e propria offensiva economica e militare promossa dall’uribismo.

Sotto la presidenza Duque il paramilitarismo è dilagato e, dalla frontiera di Cúcuta, dove la crescente presenza di migranti venezuelani è stata utilizzata apertamente per creare un casus belli sfruttando l’emergenza migratoria, anche i signori del narcotraffico hanno cercato di trarre vantaggio.

In entrambe le Camere del Congresso Petro non ha la maggioranza e questo lo costringerà probabilmente a rallentare il suo piano di normalizzazione con il Venezuela, ma il suo obiettivo è quello di presentare un piano per la reparación integral delle relazioni con Caracas.

Il successo elettorale di Petro è arrivato quindi al momento giusto, ma soprattutto rappresenta un argine alle manovre dei signori della guerra in entrambi i paesi e, proprio per questo, si attende con trepidazione la definitiva salida di Duque, tappa imprescindibile per l’alba di una nuova era nelle relazioni tra Colombia e Venezuela.




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