venerdì 14 agosto - Enrico Campofreda

Colloqui inter afghani – Roshan: “Riscattare i taliban è un tradimento nazionale”

Il sourplace del rilascio dei detenuti talebani si scioglie in uno sprint. Il presidente Ghani, da acceso oppositore dell’accordo sottoscritto in febbraio a Doha fra le delegazioni statunitense e dei rappresentanti della Shura di Quetta per rilasciare cinquemila prigionieri, è diventato nei mesi seguenti un mediatore. 

L’ha fatto per rientrare nel giro che conta, che l’aveva riproposto come capo d’uno Stato esistente sulla carta più che sul territorio, per poi escluderlo dalle trattative su come amministrare l’area dell’Hindukush sfinito da quarant’anni di guerra. L’ultimo atto dei colloqui inter afghani ha visto Ghani convocare nella scorsa settimana la Loya Jirga e far passare, col benestare di capi tribali e notabili, la decisione di rilasciare gli ultimi quattrocento reclusi della lista talebana. Nella parata gli ha fatto eco il nemico-compare Abdullah Abdullah, insignito mesi addietro della carica di capo dell’Alto Consiglio per la conciliazione nazionale, dopo che aveva minacciato azioni contro il Ghani vincitore, a suo dire truffaldino, nelle elezioni dello scorso settembre. La coppia di eterni rivali che dal 2014, minacciando contrasti, si spartisce i fondi degli aiuti internazionali, dice d’esser pronta a dialogare con quei talebani che finora non ha voluto incontrarli. Però negli ultimi tempi anche gli studenti coranici hanno cambiato registro, si mostrano flessibili perché sanno di poter guadagnare tanto. Dunque nei prossimi giorni Doha potrà vedere il faccia a faccia fra i nemici di lungo corso: quel che resta dei Signori della guerra governativi sponsorizzati dagli statunitensi e quel che conta della galassia talebana, benedetta sempre da Washington. Come tutti sanno il passo della “riconciliazione” è frutto delle politiche del Pentagono che, con o senza Trump, vuole stabilire nuove regole sul controllo di quei territori. E dopo il ventennio di fallimenti dell’Enduring freedom, dell’Isaf mission, del Resolute support ha deciso d’imbarcare i talebani nelle prossime giunte.

A quale prezzo l’ha scritto su un cartello esposto nel corso del dibattito nella Loya Jirga la senatrice di Farah Belquis Roshan, da anni in prima linea per sostenere i diritti delle donne e delle popolazioni più umili. “Riscattare i taliban è un tradimento nazionale” diceva quel cartello, esposto mentre Ghani interveniva nell’assemblea e seguito da una serie di domande che l’attivista politica poneva al presidente. Lui non rispondeva e subito dopo, com’era accaduto in altre circostanze, Roshan era accompagnata fuori dall’assise dal personale della sicurezza. La contestazione della senatrice ha un ampio carattere politico, ma nello specifico quest’ultime scarcerazioni, barattate dal governo con la copertura della Loya Jirga, riguardano individui che poco hanno a che fare con la sfera militare dei turbanti, e coinvolgono soggetti implicati in azioni criminali contro cittadini afghani per ragioni di traffico di stupefacenti, violenze private verso donne e uomini, seppure col benestare talebano. Comunque Doha ospiterà un’ennesima seduta di trattative, la richiesta della cricca di Kabul è che i liberati non tornino sui campi di battaglia, quella degli uomini della Shura di Quetta è che valori islamici, ruolo dei capi religiosi siano garantiti nelle Istituzioni. E alla fine tutti si riempiono la bocca di “democrazia” per l’Afghanistan da ricostruire.

Enrico Campofreda

 

 

 

 

 




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