mercoledì 24 marzo - Riccardo Noury - Amnesty International

Cina, la repressione contro la minoranza uigura spezza le famiglie

In un nuovo rapporto Amnesty International ha raccolto gli strazianti racconti dei familiari, in esilio, dei minori uiguri che vengono tenuti in “orfanotrofi” statali nella regione cinese dello Xinjiang.

La spietata campagna di detenzioni di massa nella regione dello Xinjiang, iniziata nel 2017, ha messo le famiglie separate in una situazione senza via d’uscita: ai minori non è consentito partire, ma i loro genitori si troverebbero ad affrontare persecuzioni – compresa la detenzione nei campi di rieducazione – se tentassero di ritornare in Cina per occuparsi di loro.

È stato calcolato che dal 2017 oltre un milione e mezzo di persone sono state arbitrariamente detenute nei cosiddetti centri di “trasformazione attraverso l’educazione” o di “formazione professionale” nella regione dello Xinjiang, dove hanno subito varie forme di tortura e maltrattamento, tra cui l’indottrinamento politico e l’assimilazione culturale forzata.

Il rapporto contiene interviste a sei famiglie uigure in esilio – una delle quali residente in Italia – separate dai propri figli, alcuni di soli cinque anni.

Mihriban Kader e Ablikim Memtinin, genitori di quattro figli, sono fuggiti dalla regione dello Xinjiang per raggiungere l’Italia nel 2016 dopo essere stati perseguitati dalla polizia e aver subito pressioni per cedere i propri passaporti.

Hanno lasciato temporaneamente i quattro bambini affidati ai nonni, ma poco dopo la nonna è stata chiusa in un campo, mentre il nonno è stato interrogato dalla polizia.

I tre figli più piccoli sono stati mandati in uno dei numerosi “campi orfani”: strutture create nella regione dello Xinjiang per ospitare, e indottrinare, i minori i cui genitori vengono tenuti in campi di internamento, prigioni e altri centri di detenzione. Il più grande è stato messo in un collegio sottoposto a sorveglianza e controllo.

Mihriban e Ablikim non sono riusciti a mettersi in contatto con loro dall’Italia, ma nel mese di novembre del 2019 hanno ricevuto un permesso dal governo italiano per ricongiungersi con i propri figli.

I quattro minori, che hanno tra i 12 e i 16 anni, hanno viaggiato da soli attraverso la Cina per raggiungere il consolato italiano a Shanghai, ma sono stati fermati dalla polizia e rimandati all’orfanotrofio e al collegio.

Omer e Meryem Faruh, invece, sono scappati in Turchia alla fine del 2016 dopo che la polizia aveva richiesto loro di consegnare i passaporti. Hanno lasciato le due bambine più piccole, dell’età di cinque e sei anni, con i nonni perché non avevano ancora i documenti utili per farle viaggiare. Poi, hanno scoperto che i loro familiari erano stati portati nei campi. 

Non hanno notizie delle figlie esattamente da 1600 giorni.

 




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