mercoledì 5 dicembre - Aldo Giannuli

Che succede nel Pd? Il partito non c’è più

Cito dalla copertina dell’Espresso in edicola:

“Il partito ce non c’è (più). Sezioni che chiudono. Militanti in fuga, elettori dispersi. Da Torino a Roma, da Genova a Bologna, viaggio fra le macerie democratiche alla vigilia del congresso”

Direi un affresco, più che un titolo, di crudo ma indiscutibile realismo. Credo che ogni persona di buon senso abbia la percezione dello squagliamento di un partito che ormai sembra avere più candidati segretari che iscritti.

Elettoralmente, forse (molto forse), resisterà per qualche tempo grazie all’insediamento dei tifosi più anziani, ovviamente senza nessuna prospettiva futura. Il Pd è morto ma gli eredi non vogliono seppellirlo.

Perché è successo questo e chi ne ha la responsabilità? Il Pd è finito perché è fallita la formula del partito riformista interno al sistema neo liberista, questa è la semplice verità, ma loro non se ne sono accorti. Nessuno ha tentato una analisi del perché un partito di massa che aveva il 41% dei voti si è ridotto al 17% in quattro anni, perdendo il 60% dei suoi elettori, come se questo fosse normale.

Nessuna analisi, nessuna autocritica, neppure sulla sciagurata riforma elettorale incredibilmente tentata in perfetta solitudine e clamorosamente sconfitta al referendum: sono gli elettori che si sono sbagliati.

Questo dipende dal fatto che il Pd, dopo una lunga parabola di decadenza inaugurata da Occhetto, è definitivamente diventato un “partito del leader” come gli altri, con l’avventura renziana ed il risultato è che, di fronte alla sconfitta, tutto diventa la ricerca del nuovo “uomo forte” che guiderà la riscossa. Siamo al delirio di Hitler nel Bunker.

Chiunque diventi segretario non potrà fare altro che “portare i libri in tribunale” e concordare il fallimento. In 28 anni i dirigenti del Pds-Ds-Pd hanno dissipato l’eredità del Pci , che nonostante la forte decadenza degli anni ottanta, era ancora cospicua e nella corsa hanno ingoiato i resti del Psi, della sinistra Dc, del Pri e poi di Rifondazione, dei verdi eccetera, per arrivare ad una cifra che Per ora) è più o meno quella che aveva il solo Pds al suo sorgere.

In questa folle corsa verso il nulla, il Pds-Ds-Pd ha prerso tutto: la sua cultura politica, il suo modello organizzativo, il suo seguito sociale, il suo linguaggio soprattutto la sua anima. E’ diventato, nella sua più fulgida stagione, una tristissima copia del peggiore doroteismo.

Di questo hanno certo colpa tutti i suoi dirigenti (dall’ineffabile Occhetto a D’Alema, a Veltroni, a Franceschini, a Fassino, Bersani, a Renzi) questo è chiaro, ma i maggiori responsabili non sono loro. I responsabili peggiori sono da ricercare nella base che gli ha consentito di fare tutto, di svendere tutto, che li ha sempre supportati senza mai chiamarli a rendere conto delle bestialità che producevano a getto continuo. E questo è il vero fallimento del Pci che ha allevato un gregge di pecore fedeli e poco intelligenti, pronte ad assecondare qualsiasi gruppo dirigente.

Questo era sbagliano già ai tempi di Togliatti, di Longo e di Berlinguer, ma aveva due giustificazioni: l’assedio posto dagli altri, sino a metà anni settanta, e la qualità di un gruppo dirigente che, anche quando faceva errori, restava uno stato maggiore di alta qualità. Dopo è venuta la massa degli omuncoli che, da Occhetto in poi, hanno diretto il partito giovandosi della stessa cieca fedeltà degli iscritti. Quel mondo sta finendo, non fosse altro, per ragioni anagrafiche e non lascia alcun rimpianto dietro di sé.

Studino questo caso le nuove formazioni politiche e che si credono al sicuro solo perché si proclamano movimenti e non partiti. Continuando così faranno la stessa fine ma in assai meno tempo.

Aldo Giannuli



2 réactions


  • Un italiano (---.---.---.108) 5 dicembre 12:44

    Il rottamatore si è rottamato. Un problema in meno.


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.166) 6 dicembre 11:41

    La ruota di scorta di Berlusconi si è voluto comprare l’auto nuova. Tutto qui.


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