lunedì 1 agosto - Riccardo Noury - Amnesty International

Che andranno a fare 560 militari italiani in Qatar?

Nel decreto missioni all’esame del Parlamento, il governo ha disposto l’invio di 560 militari in Qatar in occasione dei Mondiali di calcio in programma da novembre a dicembre.

Nel testo si legge che “la missione bilaterale ha lo scopo di fornire supporto alle Forze armate qatarine per l’implementazione del sistema di difesa e sicurezza in occasione dei Mondiali di calcio 2022″.

Amnesty International Italia ritiene inaccettabile il supporto militare offerto dall’Italia a un paese colpevole di sfruttare fino allo stremo centinaia di migliaia di lavoratori migranti dal 2010, quando gli venne assegnata la Coppa del mondo del 2022.

Già nel rapporto pubblicato a maggio 2022 dal titolo “Prevenibile e prevedibile: perché Fifa e Qatar dovrebbero rimediare agli abusi dietro la Coppa del Mondo del 2022“, Amnesty International aveva dichiarato che la Federazione internazionale delle associazioni calcistiche (Fifa) avrebbe dovuto mettere a disposizione almeno 440 milioni di dollari per risarcire centinaia di migliaia di lavoratori migranti vittime di sfruttamento.

Sebbene vi sia stato qualche progresso grazie alle iniziative del Comitato supremo per la consegna e il patrimonio (il Comitato organizzatore dei Mondiali di calcio) e alle riforme promosse dalle autorità qatarine, la limitata portata e la scarsa applicazione delle une e delle altre hanno fatto sì che le violazioni proseguissero e che i lavoratori migranti avessero scarso accesso alle forme di riparazione.

Amnesty International chiede, inoltre quale posizione intenda assumere il Governo italiano di fronte al rischio di possibili violazioni dei diritti umani da parte delle autorità locali, nei confronti della comunità Lgbtqia+ o di iniziative di protesta pacifica.

Pertanto, l’organizzazione per i diritti umani chiede al Parlamento, chiamato a deliberare sul documento, di rivedere l’autorizzazione alla missione nell’ottica del rispetto dei diritti umani e non degli interessi economici.

 




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