martedì 1 dicembre 2020 - Doriana Goracci

Caso Regeni | Giulio fa cose, e noi?

Detto in parole molto povere, i pm egiziani, in merito al caso di Giulio Regeni, dicono che: “I magistrati italiani non hanno prove sufficienti... erano dei rapinatori"

Saranno stati 5 birichini a ridurre così il figlio di Claudio Regeni e Paola Deffendi anziché cinque funzionari della National Security egiziana indagati. Detto in parole sempre più povere,la magistratura egiziana, dichiara che, dopo cinque anni, «l’esecutore materiale dell’assassinio di Giulio Regeni è ancora ignoto».
E noi che possiamo fare? solo aggiungerci a petizioni già esistenti che ho rifirmato stamattina https://www.change.org/p/l-italia-richiami-l-ambasciatore-dall-egitto-giuseppeconteit o a nuove petizioni (ditemi se ne circolano nuove e valide) perchè i genitori di Giulio Regeni, dichiarano con l'avvocato Alessandra Ballerini: "Abbiamo subito ferite e oltraggi di ogni genere da parte egiziana, ci hanno sequestrato, torturato e ucciso un figlio, hanno gettato fango e discredito su di lui, hanno mentito, oltraggiato e ingannato non solo noi ma l’intero Paese, l’Italia richiami il nostro ambasciatore al Cairo». Ditemi voi, aggiungete commentate cosa possiamo fare, per Giulio.Giulio fa cose e noi?
 



6 réactions


  • Doriana Goracci Doriana Goracci (---.---.---.169) 2 dicembre 2020 16:38

    a propositodi Egitto, a volte può molto, anche un video come questo : L’appello pubblicato su Youtube Scarlett Johansson chiede la scarcerazione di Patrick Zaki e altri 3 attivisti Senza trucco e a volte con la voce rotta dall’emozione l’attrice chiede giustizia per i 4 attivisti ripetendo ogni volta i loro nomi Tweet 02 dicembre 2020 “Far sentire la propria voce in Egitto oggi è pericoloso". Inizia così il video girato dalla star del cinema Scarlett Johansson per chiedere la "scarcerazione immediata" di quattro appartenenti all’Ong egiziana per la difesa dei diritti civili "Eipr" tra cui Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’università di Bologna in custodia cautelare con l’accusa di propaganda sovversiva. Loro devono continuare a lavorare per la difesa dei diritti civili, dice l’attrice americana, perché “rappresentano il coraggio”. Poi chiude con “Non siete soli” https://www.youtube.com/watch?v=wKiT2quWZfY


  • Doriana Goracci Doriana Goracci (---.---.---.24) 6 dicembre 2020 15:36

    aspettando...Aspettando l’udienza al Cairo per la scarcerazione di Patrick Zaki e la conclusione dei due anni di indagini preliminari della Procura di Roma sull’omicidio di Giulio Regeni, leggo su Nena NewsAgency che l’Eni ha firmato in questi giorni di dicembre," nuovi accordi con l’Egitto, la società spagnola Naturgy e due compagnie petrolifere e di gas naturale egiziane (la Egpc e la Egas): al centro dell’intesa sta il riavvio dell’impianto di liquefazione di Damietta entro marzo 2021.L’impianto di Damietta – fermo dal 2012 – ha una capacità di 7,56 miliardi di metri cubi l’anno: «Gli accordi di oggi – si legge nel comunicato stampa della compagnia italiana – consentono di rafforzare gli obiettivi strategici di Eni in termini di crescita del portafoglio Gnl, in particolare in Egitto dove Eni è il principale produttore di gas».Gli accordi tra Italia ed Egitto, dunque, non si fermano come non si sono fermati in passato, mentre ieri si concludevano i due anni di indagini preliminari della Procura di Roma sull’omicidio di Giulio Regeni. Come già annunciato, Piazzale Clodio chiederà il rinvio a giudizio di cinque membri dei servizi segreti egiziani.Nei giorni scorsi il procuratore capo Prestipino ne ha discusso in videoconferenza con il procuratore generale egiziano al-Sawi. Il Cairo non si muove e «avanza riserve sulla solidità del quadro probatorio», definendo le prove «insufficienti» a individuare l’autore materiale dell’omicidio, si legge nella nota congiunta emessa al termine del vertice. E insiste con la stessa bugia di quattro anni fa, che costò la vita a quattro egiziani innocenti: per al-Sawi ci sono «prove sufficienti nei confronti di una banda criminale accusata di furto aggravato degli effetti di Regeni».http://nena-news.it/tre-rilasci-nellong-eipr-oggi-si-spera-per-patrick-zaki/?fbclid=IwAR2xkd3ah7Dht-DtB_yn2uUa4Xr2AGTU4PlqFVeM-gZIvVL4IgoCSKKrFlA


  • Doriana Goracci Doriana Goracci (---.---.---.196) 10 dicembre 2020 20:53
    ultime notizie 10 dicembre Ansa: "Nessuno avrebbe pensato di arrivare dove siamo oggi. Oggi è una tappa importante per la democrazia italiana e per l’Egitto.Niente ci ferma. La nostra lotta di famiglia è diventata una lotta di civilità per i diritti umani, che è come se agisse Giulio. Giulio è diventato uno specchio che riverbera in tutto il mondo come vengono violati i diritti umani in Egitto ogni giorno". Lo ha detto in conferenza stampa alla Camera Paola Regeni, madre di Giulio nel giorno in cui la Procura di Roma ha chiuso l’inchiesta sulla morte del ricercatore italiano. I Pm hanno emesso avvisi di chiusura indagini, che precedono la richiesta di processo, per 4 appartenenti ai servizi segreti egiziani. Le accuse variano dal sequestro di persona pluriaggravato al concorso in omicidio aggravato e concorso in lesioni personali aggravate. Nell’atto di chiusura delle indagini i pm parlano di sevizie durate giorni che causarono a Giulio Regeni acute sofferenze fisiche messe in atto anche attraverso oggetti roventi, calci, pugni, lame e bastoni.

    Teste, vidi Giulio ammanettato e con segni tortura - "Ho visto Giulio ammanettato a terra con segni di tortura sul torace". E’ il racconto fornito da uno dei cinque testimoni sentiti dai magistrati di Roma nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Giulio Regeni. La sua testimonianza è stata citata oggi dal pm Sergio Colaiocco nel corso dell’audizione davanti alla commissione di inchiesta sulla morte del giovane ricercatore italiano. Ho lavorato per 15 anni nella sede della National Security dove Giulio è stato ucciso - ha raccontato il testimone -. E’ una villa che risale ai tempi di Nasser, poi sfruttata dagli organi investigativi. Al primo piano della struttura c’è la stanza 13 dove vengono portati gli stranieri sospettati di avere tramato contro la sicurezza nazionale. Il 28 o 29 gennaio ho visto Regeni in quella stanza con ufficiali e agenti. C’erano catene di ferro con cui legavano le persone, lui era mezzo nudo e aveva sul torace segni di tortura e parlava in italiano. Delirava, era molto magro. Era sdraiato a terra con il viso riverso, ammanettato. Dietro schiena aveva dei segni, anche se sono passati anni ricordo quella scena. L’ho riconosciuto alcuni giorni dopo da foto sui giornali e ho capito che era lui".

    Mamma Regeni, Commissione chiarisca su zone grigie in Italia - "Chiediamo alla Commissione di inchiesta di fare chiarezza sulle responsabilità italiane, ci riferiamo a tutte quelle zone grigie.. Cosa è successo nei Palazzi italiani da quel 25 gennaio al 3 febbraio. Come mai Giulio, un cittadino italiano, non è stato salvato in un Paese che era amico e che continua ad essere amico?". Lo ha detto Paola Regeni, madre di Giulio, aggiungendo che "altrimenti tutti gli italiani che vanno all’estero possono ben dire di non sentirsi sicuri". "La stampa ’buona’ lavori sull’Egitto, racconti l’Egitto, così aiutiamo anche popolo egiziano. Fate giornalismo investigativo, chiedete ai politici ’cosa state facendo?’, "presidente Conte che sta facendo per la verità su Giulio? E il ministro degli Esteri Di Maio? I rapporti bilaterali con l’Egitto sono divenuti sempre più un’amicizia".

    Papà Regeni: ’Via l’ambasciatore, è servito solo per interessi’ -Da quando nel 2017 è stato rinviato l’ambasciatore italiano durante il governo Gentiloni "uno degli scopi era la ricerca di verità e giustizia per nostro figlio Giulio. Purtroppo questo punto è stato messo in secondo piano dando priorità alla normalizzazione dei rapporti tra Italia ed Egitto e a sviluppare i reciproci interessi in campo economico, finanziario e militare, vedi la recente vendita delle fregate, e nel turismo, evitando di affrontare qualsiasi scontro. L’atteggiamento dell’ambasciatore Cantini è una chiara dimostrazione di tutto ciò". Lo ha detto Claudio Regeni chiedendo di "richiamare in Italia l’ambasciatore". "I diritti umani non sono negoziabili con petrolio, armi e soldi. E questo ce lo dimostra la famiglia Regeni. Vorremo la stessa fermezza e abnegazione da parte di chi ci governa, affinché dimostrino che la giustizia non è barattabile. Questo è un punto di partenza, ci sono voluti cinque anni". Lo ha detto in conferenza stampa alla Camera l’avvocato Alessandra Ballarin, legale della famiglia Regeni.
    Chiesta l’archiviazione per una quinta persona, sempre 007 del Cairo. A rischiare il processo sono il generale Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi, Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Quest’ultimo indagato, oltre al sequestro di persona pluriaggravato contestato a tutti, è accusato di lesioni personali aggravate (essendo stato introdotto il reato di tortura solo nel luglio del 2017) e l’omicidio del ricercatore friulano. Chiesta l’archiviazione invece per Mahmoud Najem. "Per quest’ultimo - spiega una nota della Procura di Roma - non sono stati raccolti elementi sufficienti, allo stato, a sostenere l’accusa in giudizio".

  • Doriana Goracci Doriana Goracci (---.---.---.158) 13 dicembre 2020 09:59
    lui l’ha fatto, è un giornalista, con la G maiuscola,in memoria di Giulio Regeni su
    la Repubblica
    : "Caro direttore, domani lunedì 14 dicembre, andrò all’Ambasciata di Francia per restituire le insegne della Legion d’onore a suo tempo conferitemi. Un gesto nello stesso grave e puramente simbolico, potrei dire sentimentale. Sento di doverlo fare per il profondo legame culturale e affettivo che mi lega alla Francia, terra d’origine della mia famiglia. .." Corrado Augias ha deciso di restituire le insegne della Legion d’Onore in seguito alla presentazione di questa stessa decorazione al presidente egiziano Abdel Fatah Al Sissi durante la sua visita a Parigi pochi giorni fa. "Non condivido questo onore con un capo di Stato che si è oggettivamente reso complice di criminali" ha scritto Augias in una lettera all’ambasciatore di Francia a Roma, riferendosi all’assassinio di Giulio Regeni come "una ferita sanguinosa" per gli italiani. "Mi sarei aspettato dal presidente Macron un gesto di comprensione se non di fratellanza, in nome dell’Europa che - insieme - ci sforziamo tanto di costruire". Condivido il testo in francese: "Monsieur l’Ambassadeur, je vous rends les insignes de la Légion d’honneur. Quand elle me fut accordée, le geste m’émut profondément. Ça donnait une sorte de consécration à mon amour pour la France, pour sa culture. J’ai toujours considéré votre pays comme une sœur aînée de l’Italie et comme ma seconde patrie, j’y ai vécu longtemps, je compte bien continuer à le faire. En juin 1940, mon père souffrit jusqu’aux larmes de l’agression de l’Italie fasciste contre une France déjà presque vaincue.
    Je vous remets donc ces enseignes avec douleur, j’étais fier de montrer le ruban rouge à la boutonnière de ma veste. Mais je ne partage pas cet honneur avec un chef d’État qui s’est fait objectivement complice de criminels.
    L’assassinat de Giulio Regeni représente pour nous, les Italiens, une blessure sanglante, un affront, et j’aurais attendu de la part du Président Macron un geste de compréhension sinon de fraternité, au nom de l’Europe que - ensemble - nous essayons si durement de construire.
    Je ne veux pas vous paraître trop naïf. Je connais bien les mécanismes des affaires et de la diplomatie - mais je sais aussi qu’il y a une mesure et que, comme l’écrit le poète latin Horatio : Sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum.
    Je crois que dans ce cas, la mesure du juste a été bien dépassée, voire outragée.
    Avec mes regrets les plus profonds".
    Corrado Augias

  • Doriana Goracci Doriana Goracci (---.---.---.116) 22 dicembre 2020 09:37
    "Sono esausto fisicamente e mentalmente, non posso continuare a stare qui ancora a lungo e mi deprimo ogni volta che c’è un momento importante nell’anno accademico, mentre io sono qui invece di essere con i miei amici a Bologna"Patrick Zaky "Durante la visita lui non era in sè del tutto, ma diverso da ogni altra volta e ci ha letteralmente spezzato il cuore. Le sue parole ci hanno lasciato in lacrime, incapaci di aiutare nostro figlio in questa straziante situazione. Inoltre siamo rimasti scioccati dal vedere che era depresso al punto che ha detto che raramente esce dalla sua cella, perché non riesce a capire perché si trova lì e non vuole affrontare il fatto di dover uscire per camminare per pochi metri fuori solo per essere rinchiuso di nuovo in una cella di pochi metri". "Nostro figlio è un innocente e brillante ricercatore e dovrebbe essere celebrato, non chiuso in cella. Dieci mesi fa stava frequentando il suo master e facendo piani, adesso il suo futuro è completamente vago. Non sappiamo quando potrà continuare a studiare, o lavorare, o tornare alla sua ricca vita sociale. Chiediamo che Patrick venga rilasciato subito, rivogliamo nostro figlio e la nostra vita". La famiglia di Zaki.

    Io ho firmato anche questa petizione:

    https://www.change.org/p/pressure-the-egyptian-government-to-release-the-student-patrick-george-zaki

  • Doriana Goracci Doriana Goracci (---.---.---.200) 1 gennaio 08:06

    Buongiorno a tutte e tutti e anche al 2021:

    Claudio e Paola Regeni, nel corso ieri sera,31.12.2020, della trasmissione Propaganda Live hanno annunciato di avere fatto un esposto contro il Governo italiano per violazione della legge in materia di vendita di armi a Paesi "autori di gravi violazioni dei diritti umani".
    Il provvedimento, che fa riferimento alla vendita di due fregate all’Egitto, è stato redatto dall’avvocato Alessandra Bellerini, legale dei familiari di Giulio Regeni ricercatore ucciso nel 2016.
    Letto ora sull’ Ansa e ascoltato a Radio3 questa mattina. Auguri
    e in bocca al lupo 2021 a tutte e tutti noi!

    p.s. Claudio e Paola Regeni hanno spiegato che l’esposto-denuncia riguarda la violazione della legge 185/90 che vieta esportazione di armi "verso Paesi responsabili di violazione dei diritti umani accertati dai competenti organi e il governo egiziano è tra questi"."Continuano a gettare fango", hanno detto inoltre riferendosi alle dichiarazioni della procura egiziana, dichiarazioni che "confermano ancora una volta l’atteggiamento conosciuto bene negli ultimi cinque anni, dimostrano l’impunità di cui sentono di godere scaricando la responsabilità su persone innocenti. È come se avesse parlato direttamente al Sisi, è uno schiaffo non solo a noi ma all’intera Italia. E il governo italiano è troppo remissivo e troppo debole, le sue sono parole senza azioni conseguenti".Con queste persone, con questo governo (egiziano, ndr) non si tratta, bisogna reagire, perché diversamente i nostri figli non saranno più sicuri, perderanno fiducia e speranza".I genitori di Giulio Regeni hanno ribadito che a loro avviso dovrebbe essere richiamato l’ambasciatore italiano in Egitto: "Lo chiediamo come atto forte.

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