martedì 4 maggio - Riccardo Noury - Amnesty International

Cambogia, il lockdown sta causando una spaventosa crisi umanitaria

Il lockdown proclamato dal 19 aprile al 5 maggio dal governo cambogiano in alcune zone della capitale Phnom Penh e in altre città del paese sta causando una spaventosa crisi umanitaria.

Da Phnom Penh, dove circa 300.000 persone risiedono all’interno di una “zona rossa” che prevede anche il divieto di uscire di casa per comprare da mangiare, arrivano richieste d’aiuto disperate. In rete, verificati dagli esperti di Amnesty International, circolano video di persone affamate, alcune coi neonati in braccio che hanno bisogno di latte, che supplicano aiuto alla polizia. Decine di messaggi sono arrivati sul gruppo Telegram creato dal sindaco della capitale per gestire il lockdown.

Il governo ha disposto la chiusura dei mercati e il divieto di circolazione dei venditori ambulanti e, incomprensibilmente, persino dei gruppi umanitari che nei mesi passati avevano provveduto a consegnare a domicilio cibo e altri generi di prima necessità.

La distribuzione del cibo, completamente nelle mani del governo, è giudicata discriminatoria nei confronti di nuclei familiari considerati ostili al Partito del popolo cambogiano, al potere da tempo immemore. Il 20 aprile il primo ministro Hun Sen ha minacciato che chi avesse protestato non avrebbe ricevuto da mangiare.

Il ministero del Commercio ha creato un negozio online che promuove la vendita di una limitata serie di prodotti, a prezzi leggermente scontati, per i residenti della zona rossa. A parte la circostanza che molte di queste persone vivono sotto la soglia della povertà e non hanno alcun modo per effettuare acquisti, è risultato che molta della merce in vendita è prodotta da aziende legate a funzionari del Partito del popolo cambogiano.

(La mappa, aggiornata al 28 aprile, è tratta da questo sito)

 

 

 




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