venerdì 24 gennaio - Marco Barone

CPR di Gradisca: è interesse dello Stato fare verità su Vakhtang Enukidze

E' successo dietro l'angolo di casa nostra. In quel luogo che doveva essere super blindato, super sicuro, pieno zeppo di telecamere, ma si sta confermando essere un luogo di morte, di sofferenza, di violenza e assolutamente si rivela per quello che è, ingestibile.

Ex CTP, poi CIE, poi CPR che convive insieme al CARA. Siamo a Gradisca,in Friuli Venezia Giulia. Si chiamava Vakhtang Enukidze, era della Georgia, non aveva ancora 40 anni. E' morto. E qui si stanno scontrando due realtà fattuali completamente diverse. Chi parla di rissa, negando un ruolo di "pestaggio da parte delle forze dell'ordine" come denunciato dalle prime ore in cui si è appresa, il 18 gennaio, la morte del ragazzo georgiano. Sul Piccolo si sottolinea infatti ad esempio che "il prefetto di Gorizia Massimo Marchesiello nega invece con decisione l’ipotesi che le forze di polizia possano aver avuto un ruolo nella drammatica fine del trentottenne".Ma sulla pagina pagina Facebook e del blog di No CPR no frontiere si denuncia con forza che l'aggressione ci sarebbe stata.
In tutto ciò, tra chi parla citando "fonti indipendenti" che però ad esprimere giudizi sugli internati non si risparmia, negando il coinvolgimento delle forze dell'ordine, parlando di una fantomatica ipotesi di regolamento di conti all'interno del CPR, alcuni testimoni sarebbero già stati rimpatriati, in Egitto, Paese con il quale l'Italia, tra l'altro non ha accordi di cooperazione giudiziara.
 
Intanto, il deputato Riccardo Magi insieme a Schiavone, il presidente dell'ICS, nella conferenza stampa che si è tenuta a Roma alla Camera dei deputati hanno fatto emergere la criticità del CPR di Gradisca e soprattutto la gravità di quanto successo in base alle testimonianze da loro raccolte nella vicenda di Vakhtang Enukidze. Racconta, Magi, di essere stato accolto da agenti in assetto in antisommossa, nel giorno della sua prima visita, e ha avuto notizia che quella sera è avvenuta una "bonifica" il sequestro dei cellulari della zona verde, la zona dove era stato fino al giorno prima della morte il cittadino georgiano. 

Colpito reputatamene da 10 agenti
Il 14 gennaio rispetto alle ricostruzioni di stampa, riferisce il parlamentare di + Europa,"tutte le testimonianze che ho potuto raccogliere, di ospiti, di operatori, e anche di un poliziotto, sono unanimi, nel negare l'esistenza di rissa, ma parlano di una semplice colluttazione che non avrebbe potuto determinare alcun danno mortale. "Specificando che "10 agenti sono intervenuti immobilizzando, il cittadino georgiano, in 10 lo colpiscono reputatamene, lo trascinano via per i piedi, tre testimonianze hanno usato la stessa espressione, lo hanno trascinato via come un cane." Intervento che sarebbe avvenuto per dividere il georgiano dalla persona con cui aveva avuto la colluttazione. La scena si sarebbe verificata "in una sorta di cortile con delle sbarre, il fatto che sia avvenuto nel cortile ha consentito a più di assistere alla scena."

Vakhtang Enukidze era in condizioni critiche
Nella seconda visita, quella di lunedì, dove non c'era la presenza degli agenti in tenuta antisommossa, riferisce il parlamentare che ha potuto parlare con gli ospiti della zona rossa che hanno confermato l'intervento delle forze di polizia contro il georgiano e hanno aggiunto quanto accaduto il 16 gennaio, quando il georgiano è stato riportato nel CPR. "Era in condizioni critiche, non riusciva a stare in piedi, stava con le gambe piegate, ha chiesto l'intervento del medico, ma dopo un pò non riusciva più a parlare." Precisa che gli hanno raccontato l'ultima notte di agonia, "questo ragazzo sta sul letto, perde bava dalla bocca." La mattina dopo viene portato in ospedale a Gorizia , dove morirà. 

Rimpatriati alcuni testimoni
Sul rimpatrio di alcuni testimoni, Magi, riferisce quanto segue:
"Ho riferito tutto al PM che segue le indagini, fornendo altre indicazioni. Nella seconda visita due cittadini egiziani mi hanno detto che da lì a poche ore li avrebbero portati altrove e non sapevano dove. 3 cittadini egiziani, tra cui questi due, sono stati espulsi. Circostanza segnalata alla Procura invitandoli a sentire queste persone prima che fossero espulse. La testimonianza di un cittadino straniero di cui ho la registrazione telefonica, era presente ai fatti, è stato rimpatriato".

I testimoni devono essere tutelati 
Nel suo intervento, il presidente dell'ICS, Schiavone, ricorda che "abbiamo la testimonianza, registrazioni video e autopsia. Il punto fondamentale è l'ascolto dei testimoni. Testimoni che sono lì per essere espulsi e vanno sentiti prima di essere espulsi. Vanno ascoltati in un certo modo. E' evidente che se c'è il coinvolgimento di una o più forze dell'ordine queste testimonianze devono essere precise, devono essere ascoltate fuori dal CPR con interpreti ed in un contesto dove non ci siano influenze e minacce."

Per escludere un nuovo caso Cucchi serve certezza
Schiavone continua precisando che "Poiché è già avvenuto che alcuni testimoni non ci sono più è nata l'urgenza di fare questa conferenza stampa. Va accertata la circostanza relativa allo stato di salute di questa persona, al momento dell'ingresso nel carcere, nel momento del rientro nel CPR, e infine lo stato delle ultime ore, tenuto conto che l'infermeria era aperta e si deve capire cosa è stato fatto. E' evidente che dobbiamo escludere con certezza che si sia in presenza di un nuovo caso Cucchi" conclude. Evidenziando che  "l'unica forza di polizia che non c'era è quella penitenziaria."  
 
Non si esclude che qualcosa possa essere successo nel carcere
Importante anche quanto sostenuto alla fine degli interventi, quando non si è escluso che potrebbe essere successo anche qualcosa nel carcere, questo non lo sappiamo, spetterà alla magistratura accertarlo. Magi, a domanda del giornalista, ha risposto che  quando rientra dal carcere il cittadino georgiano e lo mettono nella zona rossa, c'erano almeno 4/5 persone che gli hanno riferito che l'avrebbero visto nelle condizioni fisiche in cui si trovava. Specificando che ha attraversato diverse strutture dello stato dove doveva essere tutelato. Ma Vakhtang Enukidze è morto. Un caso su cui è necessario fare verità e giustizia per la salvaguardia dello stato di diritto che in quel luogo pare essere difficilmente sostenibile.
E' nell'interesse di tutti, forze dell'ordine, istituzioni, cittadini, oltre che soprattutto per la famiglia della vittima, che si faccia pienamente chiarezza. E bisogna profondamente riflettere sul fatto che quando si è nelle mani dello Stato, se ne esca in queste condizioni, a prescindere di quali siano le responsabilità e le cause che ovviamente avranno un loro peso.
 
mb
 



Lasciare un commento