mercoledì 24 luglio - Riccardo Noury - Amnesty International

Burundi, si teme l’ennesima sparizione forzata

Channel Nkunzimana è un burundese di 26 anni. Ci ostiniamo a parlarne al presente.

 

Orfano di entrambi i genitori, è stato cresciuto dalla sorella del padre e poi sostenuto negli studi (attualmente è al secondo anno di Scienze infermieristiche dell’Università di Ngozi) da una cugina e dal di lei compagno.

Channel viene visto l’ultima volta il pomeriggio del 29 giugno a Ngozi, nel quartiere di Kinyami. Passano 24 ore e iniziano le ricerche, presso le prigioni ufficiali e soprattutto quelle “non ufficiali”. Vengono esaminate le piste più disparate.

Nei giorni precedenti la sparizione Channel ha testimoniato in favore dell’amico Viateur Nzoyihaya, arrestato con l’accusa di violenza sessuale verso una “diciassettenne di Ngozi” di cui non si conoscono le generalità. L’amico viene ritenuto estraneo ai fatti e rilasciato. È una vendetta della famiglia della ragazza?

Alcuni parenti di Channel hanno problemi coi proprietari dei terreni confinanti a Ryarusera, nella provincia di Muramvya. È stato rapito per forzare la situazione?

Più semplicemente, Channel è il primo del suo corso e può avvalersi del sostegno di due persone economicamente benestanti rispetto alla media del paese. È stato rapito per invidia, gelosia o a scopo di riscatto?

Piste vaghissime, nulla di più, ma in casi del genere ha senso non escludere nulla. Nel frattempo il procuratore generale di Ngozi interroga diverse persone che potrebbero essere informate dei fatti, senza alcuna conclusione significativa.

Infine, prende piede l’ipotesi che Channel sia stato vittima di un arresto arbitrario e della successiva sparizione forzata da parte dei servizi di sicurezza. A sostenerlo è Jean Nayabagabo, un attivista dei diritti umani locale.

Il 16 luglio si sparge la voce che Channel sarebbe stato prelevato da alcuni “imbonerakure” (la milizia giovanile del partito al potere) e consegnato a un noto estremista, Alexis Ndayikengurukiye. Torturato in un bistrot di proprietà di un certo Dominique Nyamugarukwa a Vyerwa, un piccolo centro a pochi chilometri da Ngozi, successivamente sarebbe stato trasferito in luogo ignoto da un certo Jovin, responsabile dei servizi di sicurezza a Ngozi.

Pare che sia accusato di aver criticato pubblicamente il partito al potere.

Chi conosce Channel lo descrive come estraneo alla politica. Inoltre, non avrebbe mai commesso l’ingenuità di parlare male del governo proprio nella sua roccaforte di Ngozi.

Da ormai quattro anni, il Burundi è sprofondato in una profonda crisi dei diritti umani. Le sparizioni forzate sono entrate a far parte della strategia del governo per tenere sotto controllo le proteste. A volte ci va di mezzo anche chi non protesta e si trova nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

Che fine ha fatto Channel?




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