lunedì 1 febbraio - Doriana Goracci

Birmania, arresto Aung San Suu Kyi: C’era una volta la pace?

Colpo di stato in Myanmar, arrestata Aung San Suu Kyi Proclamato lo stato d'emergenza per un anno, guarda caso tra le elezioni e la pandemia da Covid-19...E che dicono quei militari per avere fatto quello che hanno fatto all'alba del 1 febbraio 2021?

 

Foto: Wikimedia

L'Ansa racconta: "Abbiamo sentito che è detenuta a Naypyidaw, presumiamo che l'esercito stia organizzando un colpo di stato", ha detto la portavoce Myo Nyunt. Anche altri funzionari del partito sono stati arrestati. Nessuna conferma dal portavoce dell'esercito.

I militari denunciano da diverse settimane frodi durante le elezioni legislative dello scorso novembre, vinte in modo schiacciante dall'LND. Gli arresti sono avvenuti poche ore prima della riunione inaugurale del Parlamento recentemente insediato. Con il pretesto della pandemia di coronavirus, le elezioni "non sono state né libere né eque", ha assicurato in conferenza stampa la scorsa settimana il portavoce dell'esercito, il maggiore generale Zaw Min Tun. I militari affermano di aver identificato milioni di casi di frode, tra cui migliaia di centenari o minori che risulterebbero tra i votanti. Più di una dozzina di ambasciate, tra cui quella degli Stati Uniti e la delegazione dell'Unione Europea, lo scorso venerdì avevano sollecitato la Birmania ad "aderire a standard democratici", che assieme all'Onu, temevano il colpo di stato. Il partito di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991, molto criticato a livello internazionale per la gestione della crisi musulmana Rohingya ma ancora adorato dalla maggioranza della popolazione, ha ottenuto una schiacciante vittoria a novembre.

E' la seconda vittoria nelle elezioni elezioni generali dal 2011, quando la giunta che ha governato il Paese per mezzo secolo è stata sciolta. L'esercito, tuttavia, mantiene un potere molto importante, avendo il controllo su tre ministeri chiave (Interno, Difesa e Confini)." A proposito dei Rohingya scrissi il 16 novembre 2020: ... il popolo dei Rohingya.Che fine hanno fatto? Niente, a parte rovinosi naufragi.Ma cercando ho trovato un articolo a giugno di Internazionale ve lo copio:"Ad aprile il videomaker Shafiur Rahman ha lanciato un concorso fotografico dedicato ai rohingya, la minoranza musulmana perseguitata in Birmania. “Credo che questo sia il momento giusto per dare a queste donne, uomini e bambini la possibilità di esprimersi. E la fotografia può essere un’ottimo strumento di testimonianza”, dice Rahman.

Nella zona di Cox’s Bazar, in Bangladesh, ci sono 34 campi profughi, dove dal 2017 hanno trovato rifugio più di un milione di rohingya. All’inizio di aprile le autorità bangladesi hanno imposto il lockdown in questi campi, dove la densità abitativa è quaranta volte superiore al resto del paese, con circa 40mila persone per chilometro quadrato".

Di mio scrivo solo quello che freddamente ma con tanta passione avevo scritto nel tempo... Inizio dalla fine: l'ultimo post dedicato a lei, il Nobel per la Pace, l'11 dicembre 2019 su Facebook, nella mia pagina. Oggi ai tg rivediamo la Nobile Signora Aung San Suu Kyi, leader birmana per la quale scrissi anche io il 10 novembre 2015 con rispetto e amore... si difende molto compassata: circa 600 mila rohingya che si trovano ancora in Myanmar vivono sotto la minaccia del “genocidio”. Lo ha fatto sapere una missione indipendente dell’ONU in un nuovo rapporto pubblicato lo scorso 16 settembre a Ginevra. Per gli investigatori dell’ONU, a cui non è stato permesso entrare nel paese, il Myanmar continua a commettere crimini contro l’umanità.

Foto: Wikimedia

«Il Myanmar non sta rispettando l’obbligo di prevenire il genocidio, di indagare sul genocidio e di attuare una legislazione efficace che criminalizzi e punisca il genocidio», ha dichiarato Marzuki Darusman, presidente della missione. Decido di mettere foto di quel disgraziato come pochi... popolo dei Rohingya. GENOCIDIO è una parola, signora del Nobel per la pace, che non si respinge solo a parole e facendosi scudo dei militari... lei non avrà mai più, in ogni caso, posto sulla mia pagina...a nche se non sono nessuno, Nobile Signora Aung San Suu Kyi. Settembre 2007: Scalzi e sotto la pioggia, senza aerei o papamobili, senza protettori e senza violenza ma con una forza a noi sconosciuta, in silenzio, dapprima centinaia ora in decine di migliaia, in un paese lontano dal nostro, non poi così lontano rispetto a quelli che in questi ultimi anni abbiamo conosciuto sulla cartina geografica e con la televisione, noi paese partecipe alle guerra per la pace, apprendiamo di questa maestosa protesta buddista.

Ai monaci buddisti si sono unite anche centinaia di suore. Questa epocale protesta, viene definita un caso di cui si interesserà anche l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in programma questa settimana a New York. Altro che educazione alla pace e corsi di nonviolenza, la protesta buddista di questi giorni insegna più che anni di cammino pacifista. Allora mi chiedo e chiedo: e se vescovi, imam, rabbini, pastori, patriarchi e papi popi muezzin ... per mano, in silenzio, uscissero dalle loro dimore e chiedessero ai potenti della terra, pane e libertà? Conoscere è anche liberazione e nutrimento, per tutti. 10 novembre 2015: Birmania: Aung San Suu Kyi la forza dell’amore per tutta una vita... Venticinque anni, 25 anni per avere elezioni libere in Birmania. Gli U2 le dedicarono Walk On e lei la piccola Grande Donna Aung San Suu Kyi  è andata avanti come nella loro canzone d'amore. Concludo come nel 1 febbraio scrivevo anni fa, su Facebook: ma ditemi una cosa, voi credete che i vostri/nostri post dove menzioniamo Kabul, Gaza, Efr in...per dire gli ultimi che mi vengono in mente, siano luoghi che conoscono la maggior parte dei giovani? E chi li conosce ha poi tutto questo interesse a sapere le ultime notizie, che poi per altro sono sempre più tristi?

Era del 2017 la notizia: metà degli studenti non sa che le Regioni italiane sono 20; laghi e fiumi d’Italia, questi sconosciuti;solo il 46% dei ragazzi sa che il Gran Sasso non rientra tra le Alpi;i n tanti a non classificare come capitali le città che in realtà lo sono...Si, meglio non andare avanti perché potremmo anche scoprire l'ignoranza tanto ben pagata di tanti e tante parlamentari. La pace...

Doriana Goracci



1 réactions


  • Doriana Goracci Doriana Goracci (---.---.---.232) 7 febbraio 18:54

    Ho letto un articolo che mi ha prospettato un panorama birmano agghiacciante ( e che non conoscevo) è di Federico Varese: Birmania, il golpe dei generali difende gli affari del narcotraffico

    04 Febbraio 2021
    Paramilitari, milizie etniche ed esercito regolare gestiscono un mercato da 40 miliardi di dollari l’anno

    "Pochi sembrano aver compreso le ragioni del colpo di stato in Myanmar. Per capire gli eventi di questi giorni bisogna avventurarsi nel nord della Birmania, dove si produce e raffina l’eroina, le pillole di metanfetamina mischiata al caffè dette yaba, e l’ice, piccoli cristalli bianchi nove volte più potenti della cocaina venduti in bustine da tè.

    Il fentanil, prima smerciato agli americani in modo legale dall’industria farmaceutica, viene ora confezionato..." https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2021/02/04/news/myanmar_golpe_esercit o_narcotraffico-286058830/

    e ancora

    "È tra le strade del nord del Myanmar, nel cosiddetto triangolo d’oro al confine con Laos e Thailandia, che si possono ritrovare le radici profonde del golpe della giunta militare di sei giorni fa. A dirlo al TG è Federico Varese, criminologo dell’Università di Oxford ed esperto di organizzazioni criminali, nonché autore del libro “Mafia globale”. E l’oro in questo caso non è nient’altro che la droga.

    Capitale delle droghe sintetiche

    Un business che nel Paese vale 40 miliardi di dollari. Il Myanmar è infatti il più grande produttore di droghe sintetiche al mondo e il secondo di eroina (da qui proviene il 45% di quella del globo). Negli ultimi anni però qualcosa è cambiato. “Questo colpo di Stato blocca i tentativi di riforma della legge contro la droga. Il Parlamento (dove il partito di Aung San Suu Kyi è il più rappresentato) aveva fatto una consultazione con esperti mondiali, e anche con le Nazioni Unite, per riformare l’approccio alla droga nel Paese - spiega ancora Varese – a un certo punto i militari hanno detto basta, c’è un limite a quanto il parlamento può fare”.

    L’oppio di Orwell

    Da sempre il Mynamar, l’ex Birmania, è un produttore di Oppio. Proprio nella colonia inglese nel 1934 visse il figlio di un ex funzionario britannico e tra i campi di papaveri trasse spunto per scrivere il libro “Giorni in Birmania”. Quel figlio non era nient’altro che George Orwell. Ieri, come oggi quindi la storia birmana è un intreccio tra droga e potere. https://www.rsi.ch/news/mondo/Myanmar-la-droga-dietro-il-golpe-13809244.html


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