giovedì 25 febbraio - Riccardo Noury - Amnesty International

Bielorussia, la scena culturale ridotta al silenzio dalla repressione

Dall’ottobre 2020 Vola Semchanka, cantante folk e ballerina amatoriale, assistente alla comunicazione del teatro di stato della città di Mahilyou, va incontro ad arresti e multe per partecipazione a manifestazioni non autorizzate e a intimidazioni sul posto di lavoro.

Il direttore del teatro dell’epoca ha rifiutato di licenziare lei e altri artisti dissidenti ed è stato licenziato a sua volta. A Vola è stata tolta la maggior parte delle mansioni e, alla fine, il 18 febbraio è stata licenziata.

“Dopo il primo arresto, avevo paura di stare a casa. Ho trascorso la maggior parte delle notti a casa di amici. Ora vivo con una costante sensazione di pericolo. Siamo tutti preparati a diventare, da un momento all’altro, vittime della persecuzione dello stato”, ha raccontato Vola.

Vola è solo una delle vittime della repressione scatenata dalle autorità bielorusse contro artisti, musicisti, scrittori e attori che si sono schierati dalle parte delle proteste, in corso dallo scorso agosto, contro il contestato esito delle elezioni presidenziali.

Le autorità di Minsk stanno sistematicamente riducendo al silenzio numerosi esponenti della vivacissima scena culturale attraverso arresti, procedimenti penali e condanne per accuse infondate.

Non solo i singoli artisti ma intere istituzioni culturali finiscono nelle maglie della repressione governativa: è il caso dell’importante Teatro accademico nazionale. Nell’agosto 2020 il direttore Pavel Latushka, dopo essersi espresso in favore dei manifestanti, è stato licenziato. Oltre 60 dipendenti, compresi quasi tutti gli attori, hanno dato le dimissioni in segno di protesta.




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