lunedì 31 maggio - Riccardo Noury - Amnesty International

Bielorussia, espulsioni e processi: la caccia agli studenti universitari

In un nuovo rapporto sulle violazioni dei diritti umani in Bielorussia – di cui due sere fa si è registrato un pericoloso picco – dopo le contestate elezioni presidenziali dell’agosto 2020, Amnesty International ha denunciato le espulsioni, gli arresti e i processi nei confronti degli studenti universitari che avevano preso parte alle proteste pacifiche.

Neanche tre mesi dopo l’inizio delle manifestazioni di piazza, il 27 ottobre 2020 Lukashenka ha ordinato alle università di espellere i docenti e gli studenti che vi avevano partecipato.

L’ordine è stato eseguito. Secondo l’Associazione degli studenti bielorussi, un sindacato indipendente, alla data del 17 maggio 2021 erano stati arrestati almeno 466 studenti. Molti sono stati posti in detenzione amministrativa o sanzionati con una multa equivalente a 120 euro, un quarto del salario medio mensile.

Almeno 153 studenti sono stati arbitrariamente espulsi dalle università e molti sono stati costretti a rifugiarsi nei paesi limitrofi per evitare il peggio. Quarantadue studenti sono indagati per reati penali e sei sono stati condannati a pene detentive.

Uno dei più gravi attacchi alle organizzazioni studentesche è stato l’apertura di un’indagine contro 11 studenti e un docente, molti dei quali arrestati il 12 novembre 2020 in quello che è stato chiamato “il giovedì nero”. Il processo è iniziato il 14 maggio ed è previsto che vada avanti fino a metà giugno. L’imputazione è quella dell’articolo 342 del codice penale (“organizzazione e preparazione di azioni che rechino grave danno all’ordine pubblico”), che prevede fino a due anni di carcere.

Tra le persone sotto processo c’è Anastasia Bulybenka, 19 anni. È stata arrestata la notte del 12 novembre nell’abitazione che divideva con la madre. È stata svegliata da una voce che le ordinava di alzarsi dal letto. Quando ha aperto gli occhi ha trovato sei sconosciuti che si erano infiltrati nell’abitazione. In questi sei mesi di detenzione preventiva, la madre ha potuto incontrarla una sola volta per 45 minuti.

La repressione ai danni degli studenti politicamente attivi è una tattica abituale delle autorità bielorusse ma la quantità di minacce, procedimenti giudiziari e atti di violenza nei loro confronti è senza precedenti.

 

Amnesty International ha lanciato una campagna, invitando le associazioni studentesche e i loro dirigenti ad appoggiarla, per chiedere alle autorità della Bielorussia di porre immediatamente fine alla repressione nei confronti degli studenti, dei docenti e dei manifestanti pacifici.

 




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