lunedì 4 settembre - UAAR - A ragion veduta

Bestemmiare è reato? Cosa prevede la legge in Italia per la blasfemia

In Italia è vietato bestemmiare. Si dirà: «ma dai, un sacco di gente bestemmia quotidianamente a cominciare dai ragazzini a scuola, mica gli viene contestato nulla oltre all’essere volgari». 

Vero, ma ciò non toglie che chi bestemmia viola nei fatti una legge dello Stato e incorre in una sanzione amministrativa fino a trecentonove euro — fino al 1999 trattavasi di reato penale. Ma c’è di peggio: in Italia è soprattutto reato il vilipendio della religione, che tuttora rimane illecito penale punibile con multe fino a seimila euro e pene detentive fino a tre anni. La pena massima è prevista per la fattispecie della turbativa di funzione religiosa, di qualunque natura essa sia.

Sulla base di questo incontrovertibile dato la USCIRF, una commissione statunitense che indaga sulla libertà di religione nel mondo, ha incluso l’Italia tra le 71 nazioni che puniscono la blasphemy, definizione non traducibile con l’italiano “blasfemia” perché comprendente sia la bestemmia che il vilipendio. Non solo: in una graduatoria basata sulla deviazione rispetto al diritto internazionale l’Italia è risultata al settimo posto, perfino davanti all’Algeria e all’Afghanistan.

Non è naturalmente mancato chi ha storto il naso, a cominciare da Il Giornale che ha chiesto conto dei criteri seguiti a una delle ricercatrici coinvolte nella redazione del rapporto. La risposta è stata che sì, il caso dell’Italia rappresenta certamente un’anomalia perché i rischi che si corrono nel nostro Paese non sono paragonabili a realtà ben più liberticide, ma il rapporto si fonda su quella che è la normativa, non sulla severità nell’applicazione. Decisamente più duro è il commento di Marco Ventura, pubblicato da Il Corriere della Sera, che chiede al governo addirittura di pretendere la correzione dei dati erronei.

In realtà i dati non sono erronei. Possono essere poco significativi, ma sono oggettivamente veri. Semmai a dover essere corretta è la situazione assurda che ci vede tra le poche nazioni “avanzate” a mantenere una normativa anacro­ni­stica, quando tutto il mondo già da tempo va in tutt’altra direzione. La campagna End Blasphemy Laws dell’Iheu, i cui dati derivano direttamente dal Freedom of Thought Report, è certamente più precisa, ma neanche lì spicchiamo per libertarismo. In aggiunta il rapporto individua severe discriminazioni nell’istruzione scolastica e nella legislazione in generale, altre cose che certamente non dipingono l’immagine dell’Italia con tinte chiare.

E no, nemmeno l’obiezione che la legge contro la bestemmia non viene applicata è valida perché in realtà ogni tanto lo è, pure in maniera eccessivamente solerte se è per quello, come sanno bene i ragazzi inseguiti per uno sfogo che proprio non è stato digerito dai poliziotti della Polstrada (oltre 180 euro di multa incluse cinture non allacciate e mancanza del certificato d’assicurazione). Ma quel che è peggio è che a volte si cerca perfino di usare strumentalmente queste norme per limitare la libera espressione. Guai però a dire che la nostra legislazione è peggiore di quelle di alcuni regimi teocratici.

Massimo Maiurana




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