giovedì 31 luglio 2025 - Laura Tussi

Basta investire in armi mentre servono ospedali e scuole

Basta investire in armi mentre servono ospedali. Dobbiamo rilanciare l’appello firmato da Alex Zanotelli, Moni Ovadia, Vittorio Agnoletto. Andando in direzione opposta a Trump e Rutte

di Laura Tussi su FARO DI ROMA

Cinque anni fa, l’appello NO ARSENALI SI OSPEDALI con primi firmatari Alex Zanotelli, Moni Ovadia, Vittorio Agnoletto, ha raccolto oltre 1000 firme e raggiunto migliaia di visualizzazioni e condivisioni sui social.

Dobbiamo andare nella direzione diametralmente opposta a quella che Donald Trump e Mark Rutte hanno imposto all’Europa pretendendo che i singoli paesi UE aderenti alla NATO si impegnino a raddoppiare le spese militari. Uno scandalo perché si produrrebbero più strumenti per uccidere (le armi ad altro non servono) e si taglierebbero le spese sociali, comprese quelle per la scuola e la sanità condanna dove morte chi subirà il fuoco degli ordigni e a una vita di privazioni quelli che resteranno per loro fortuna fuori dalla guerra (se non sarà mondiale o nucleare, il che è purtroppo probabile).

Riteniamo che, dopo tre anni di conflitto in Ucraina e due di genocidio a Gaza, due massacri alimentati entrambi dalle armi e munizioni prodotte in Italia, si debba riproporre l’idea di una coalizione che possa incidere sulla legge di bilancio. Ovvero recuperare e rilanciare lo slogan NO arsenali SI ospedali: l’iniziativa che vuole incidere sulla legge di bilancio.

Questa è una coalizione che vuole incidere sulla legge di bilancio e chiede che le spese militari (quelle legate alla difesa offensiva e nuclearizzata che ammontano a 6 miliardi!) siano dirottate verso un nuovo Green new deal, sventando
l’acquisto dei cacciabombardieri F35 che sono autentici sistemi pensati per la guerra nucleare.

Il Green new deal in Italia e in Europa deve includere la ratifica del trattato Onu TPAN per l’abolizione degli ordigni di distruzione di massa nucleari. Con questo appello noi ecopacifisti dobbiamo influire sulla legge finanziaria, sui movimenti no tav, no trip, non muos, no ilva eccetera per risolvere il problema delle spese militari, facendo pressione politica, con l’opinione pubblica che riusciamo a sensibilizzare, sui partiti e sul governo.

Viviamo un periodo di crisi e trasformazioni ed è possibile che un Paese della Nato possa addirittura, nonostante il suo veto, esporsi alla ratifica del trattato Onu TPAN, che a tre anni dalla sua adozione, il 7 luglio 2017, ha ottenuto molte delle 50 ratifiche occorrenti per entrare in vigore.

Questa, della attuale fragilità della NATO, è una opinione che condividiamo con Luigi Mosca, lo scienziato antinucleare italiano emigrato in Francia.
Ovviamente condividiamo gran parte dei suoi ragionamenti, ma non integralmente.


Luigi Mosca ci ricorda che il capo di Stato francese Macron sostiene che la Nato sia ormai in stato di morte cerebrale: le divaricazioni tra USA ed Europa si approfondiscono a tutti i livelli, ad esempio sull’energia di fonte russa o soprattutto sulle guerre commerciali con la Cina (che includono il blocco del 5G di Huawei).

La ratifica del TPAN sarebbe in teoria già possibile nell’attuale parlamento italiano (se PD e M5S votassero allo stesso modo che nel Parlamento europeo); ma la situazione non si sblocca perché altre sono le priorità e i vincoli internazionali che si impongono. Trump non rispetta gli impegni e i trattati internazionali e con l’Italia
pretende l’acquisto degli F35 in cambio dell’appoggio alla Libia finita sotto la protezione della Turchia).

Denuclearizzare, non può firmare il trattato TPAN: l’articolo quattro pone questa condizione per firmare e ratificare il trattato Onu in questione.
In Europa occidentale si starebbe muovendo nell’opinione pubblica e nei parlamenti una maggiore volontà di firma del trattato, come in Olanda, Germania e Spagna. La Spagna ad esempio potrebbe più facilmente firmare il trattato perché non possiede armi nucleari sul suo territorio.
Germania e Olanda, se le posizioni dei partiti riescono ad arrivare all’esecutivo che pure esprimono, hanno la prospettiva di liberarsi dagli ordigni nucleari. Gli USA stanno minacciando per questo di spostarli nei paesi dell’est Europa: ad esempio in Polonia, come ad esempio ora le 20 bombe nucleari distanza a Buchel in Germania.
Il segretario europeo della Nato insiste sul fatto che è importante che la Nato stessa sviluppi una dimensione politica, ossia diplomatica, al di là di quella semplicemente militare. Questo fatto, secondo Luigi Mosca, può creare condizioni per negoziare con la Russia. Con la Cina vi sarebbe una maggiore tensione sul piano economico, mentre con la Russia l’attrito sarebbe più a livello militare. Infatti la tensione cresce sulle frontiere con la Russia, come in Ucraina dove esplode la situazione, con le minoranze russofone.
Queste situazioni – sostiene Mosca – farebbero emergere varie problematiche. La Nato, se si fa diplomatica, dovrebbe aprire ai negoziati con i paesi dell’est e la Russia. In sostanza le popolazioni di origine russa nutrono del malcontento per come vengono trattate. Se diventa prioritario risolvere il problema nucleare in Europa occidentale, come in Spagna, Germania e Olanda sarebbe allora necessario risolvere il problema anche in Europa orientale. Ma è urgente – insiste Mosca – aprire negoziati con la Russia. La Nato dal 1945 sarebbe un fallimento perché sul piano militare ha perso tutte le guerre come in Vietnam, Iraq, Libia, Siria e i problemi in medio oriente andrebbero risolti sul piano politico, non su quello militare.
Tutti questi ragionamenti dovrebbero però servire a sostanziare una speranza: la quarta ondata di un movimento antinucleare di massa, dopo l’ultima di Comiso e degli euromissili (seguita ai Partigiani della pace e all’opposizione contro i test nell’atmosfera) forse e’ in arrivo!

Laura Tussi

 




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