venerdì 2 settembre - Riccardo Noury - Amnesty International

Bahrein, elezioni a novembre: l’ennesimo affronto alla democrazia?

A novembre si terranno le elezioni generali per il Consiglio dei rappresentanti del Bahrein, l’unico organo che può essere eletto direttamente dai cittadini del regno.

Sono in corso guerre e crisi gravissime, è vero, ma – come segnala la rappresentanza italiana dell’Americans for Democracy & Human Rights in Bahrain – sarebbe importante che la stampa informasse sull’appuntamento elettorale per via dei profondi legami politici, economici e culturali tra il nostro governo e quello del regno del Golfo.

Il sistema politico del Regno del Bahrain è fortemente centralizzato nelle mani della famiglia reale e la legittimazione della religione sunnita come unica ideologia istituzionale non consente il coinvolgimento politico dell’opposizione.

Infatti, nonostante le varie elezioni comunali in cui gli sciiti hanno avuto l’opportunità di partecipare, il governo ha ostacolato la loro prospettiva di essere coinvolti politicamente a livello nazionale. Ad esempio, nel 1926 il re ha istituito il majlis al-shura, l’organo consultivo reale che negli anni successivi ha visto la partecipazione di alcuni sciiti. Tuttavia, tale organo non ha alcun potere legislativo.

Al fine di mantenere il potere, il governo continua a minare le società politiche in tutto lo spettro ideologico e settario tramite il gerrymandering, ovvero la pratica di disegnare arbitrariamente i confini dei distretti elettorali in modo tale da favorire il leader locale più affine ai valori sunniti: per esempio valorizzando maggiormente le votazioni delle aree sunnite rispetto a quelle prevalentemente sciite.

In vista delle elezioni di novembre, infatti, le autorità bahreinite si sono impegnate in una riorganizzazione mirata dei distretti per diluire l’influenza della comunità sciita maggioritaria, amplificare quella dei sostenitori del governo e impedire all’opposizione di assicurarsi una percentuale maggiore di voti. In altri casi, il governo ha eliminato completamente le municipalità contro la volontà della leadership locale.

Le elezioni parlamentari si tengono ogni quattro anni e, secondo il governo, il 67% degli aventi diritto ha partecipato alle scorse elezioni. Due partiti di opposizione precedentemente di spicco, al-Wifaq e Wa’ad, non hanno avuto la possibilità di concorrere a causa del loro scioglimento forzato da parte dei tribunali, rispettivamente nel 2016 e nel 2017.

Il governo non permette la presenza di osservatori elettorali internazionali e dunque l’equità delle elezioni non è potuta mai essere valutata. Inoltre, le autorità hanno proibito la formazione di qualsiasi nuovo partito. Nonostante questa limitazione, alcune “società politiche” hanno sviluppato piattaforme politiche, tenuto elezioni interne e ospitato incontri politici.

Americans for Democracy & Human Rights in Bahrain chiede di non dimenticare tutte le persone che nel 2011 hanno creduto in un cambiamento democratico, molte delle quali oggi, dal carcere, non possono far sentire la loro voce.

Quelle del dissenso che proveranno a competere per il Consiglio dei rappresentanti non devono essere lasciate sole.

Un’elezione equa e corretta è il primo passo per un cambiamento.

 




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