mercoledì 11 ottobre - UAAR - A ragion veduta

“Avanti Cristo” e “dopo Cristo”, il totem di una data convenzionale

In Inghilterra, le locuzioni “avanti Cristo” e “dopo Cristo” non godono di buonissima salute. 

Nell’Essex e nel Sussex c’è chi pensa che sia ora di sostituirle con “prima dell’era comune” ed “era comune”. La notizia ha rattristato Pierluigi Battista, noto editorialista del Corriere della Sera. Che ha scritto un corsivo per deplorare quello che, a suo dire, è un tentativo di non offendere la religione musulmana: i bravi ebrei non intenderebbero scatenare alcuna “guerra santa”, ma gli islamici, sembra volerci far capire, invece sì. Gli atei, e più in generale i laici, come al solito non risultano pervenuti.

In realtà la proposta viene da uno dei gruppi “Sacre”, che si occupano dell’educazione religiosa e che coinvolgono persone di diverso orientamento e di diversi gruppi religiosi, in primis della Chiesa Anglicana. Battista non sembra avvedersene, per cui la “ridicola provocazione” gli serve per l’ennesima difesa di crocifissi, presepi e festività religiose. E via di piano inclinato; perché “è già successo che dal ridicolo scaturiscano guerre e tragedie. Prima e dopo Cristo”. Se è per questo, ve ne sono state enormemente di più “in nome di Cristo”.

La data di nascita di Gesù è sicuramente sconosciuta, e quasi sicuramente non è avvenuta nell’anno uno. La data d’inizio del conteggio degli anni, piaccia o no, è quindi già ora una data convenzionale — peraltro di larga diffusione soltanto da qualche secolo. Se facessimo un esperimento mentale, se l’umanità fosse chiamata a decidere da quale evento partire, non arriverebbe mai a una decisione condivisa e non vi arriverebbe nemmeno a maggioranza, perché anche i cristiani non rappresentano più di un terzo della popolazione mondiale, e sono a loro volta divisi in migliaia di confessioni. Viviamo in un mondo plurale: non è un caso se il premier Gentiloni abbia deciso di diffondere il “calendario di tutte le religioni”. Per non far arrabbiare troppo i Battista, e per non correre il rischio di sembrare troppo moderno, ha tuttavia pensato bene di darne l’annuncio ad Assisi.

Mantenere — per ragioni meramente pratiche — come base di partenza l’epoca in cui dovrebbe largo circa essere nato Gesù sarebbe dunque già un privilegio non da poco per la religione cristiana. E non è vero che le religioni di minoranza (anche quelle “buone”) sarebbero d’accordo per l’uso del riferimento a Cristo. Non avranno intenzione di battersi per cambiarlo, certo, ma nelle loro pubblicazioni non vi fanno ricorso. E non lo fa Nessun Dogma, che anziché all’era comune ricorre all’espressione, più diffusa in Italia, “era volgare”. Ma non ditelo a Battista: la “provocazione” gli sembrerebbe, oltre che ridicola, per l’appunto volgare. Non è un comportamento accettabile, in certi club esclusivi.

Non si capisce del resto quali serie argomentazioni possa avanzare chi vuole mantenere il riferimento a Cristo in un paese, la Gran Bretagna, in cui i non credenti sono ormai la maggioranza. Non si capisce nemmeno chi dovrebbe scatenare le guerre paventate da Battista. Che ogni tanto ha anche delle apprezzabili esternazioni laiche, ma che proprio per questo dovrebbe sapere che la laicità le guerre le evita, non le dichiara. Purtroppo Battista è un laico debole, come tutti gli identitaristi che più che con una religione preferiscono schierarsi con i suoi simboli. Anzi: con tutti i simboli, come ha mostrato nella difesa a oltranza dei versi ormai impresentabili dell’inno di Mameli.

Si sa: ciò che è totemico è più radicato nell’indole umana. Affascina anche molti atei, ed è una formidabile arma in mano alle classi dirigenti di ogni tempo e luogo. Ciò che è totemico è anche più difficile da cambiare. Ma si può fare, lo si deve fare e lo si farà pacificamente. A differenza dei tanti veri totem che nel corso della storia sono stati abbattuti con la forza. Nel corso di vere guerre e in nome di altri totem.

Raffaele Carcano




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