venerdì 13 novembre - Giovanni Pulvino

Andrea Agnelli e l’arroganza del capitalismo italiano

Per il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, nel calcio non contano i meriti, ma i soldi

‘I bergamaschi con una grande prestazione sportiva hanno avuto accesso diretto alla Champions. Giusto o meno, penso poi alla Roma, che ha contribuito negli ultimi anni a mantenere il ranking dell'Italia, ha avuto una brutta stagione ed è fuori. Bisogna proteggere gli investimenti’. Questo è quello che pensa Andrea Agnelli a proprosito di meriti sportivi ed esigenze economiche delle società calcistiche più ricche.
Il suo ragionamento è semplice: i ‘poveracci’ non devono scalfire il ‘potere’ di decisione dei grandi club. Quest’argomentazione è tipica di chi deve la sua ricchezza ad altri. In particolare, al capitale accumulato durante il fascismo da uno dei fondatori della Fiat: Giovanni Agnelli, bisnonno di Andrea. L’azienda automobilistica torinese ha fatto ‘fortuna’ in quegli anni. Nel dopoguerra, essa si è affermata in Italia con gli aiuti di Stato che governi di ogni colore politico gli hanno garantito. Situazione che è continuata con l’inizio del nuovo secolo. L’accordo siglato con il presidente degli Usa Barak Obama ha consentito alla famiglia Agnelli l’acquisizione della Chrysler. Oggi è una multinazionale in grado di condizionare le scelte di politica economica di diversi governi nazionali.
Altro che libera iniziativa privata, la Fca è un impero economico creato e cresciuto grazie agli aiuti di Stato. Il principio fondante del sistema economico capitalistico dovrebbe essere la meritocrazia, almeno a parole. Tutti sanno, invece, che il sistema non funziona così. Le idee di Andrea Agnelli sul calcio lo dimostrano. La creazione di una Superlega che comprenda solo le squadre che dispongono di maggiori risorse finanziarie, non sorprende. Per il presidente della Juventus non contano le abilità di chi riesce a vincere e primeggiare anche se dispone di risorse limitate. I ‘poveracci’ devono stare al loro posto. Il potere nel calcio e non solo spetta a chi ha i soldi, anche se questi sono stati ereditati e sui quali i ‘fortunati’ non possono vantare alcun merito.
 
Fonte repubblica.it
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2 réactions


  • Giacomo Nigro Giacomo Nigro (---.---.---.221) 16 novembre 16:02

    Io terrei diviso il piano industriale sul quale sono sostanzialmente d’accordo da quello sportivo.

    La Juventus è una società quotata in borsa che deve dar conto ai suoi azionisti e il suo presidente ne fa tesoro. Peraltro non credo abbia disprezzato l’Atalanta a cui tengo molto da anni. 


  • Giovanni Pulvino Giovanni Pulvino (---.---.---.252) 16 novembre 18:16

    Andrea Agnelli, il cui lavoro è fare il presidente della Juventus, dove ha preso i 300 milioni di euro con cui ha risanato i conti della società? Basta rispondere a questa domanda per comprendere il legame tra la squadra e la Fca. Un’altra domanda: quante altri club di Serie A si possono permettere di spendere e spandere come fa sa qualche anno la Juventus? Ed ancora: perchè Marotta quando è arrivato Ronaldo è stato dimissionato dalla Juve? E’ facile essere bravi imprenditori con i soldi di famiglia su cui, lo ripeto, non si ha alcun merito. 


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