lunedì 31 ottobre - Riccardo Noury - Amnesty International

Alabama, la giuria disse no alla condanna a morte ma c’è la data dell’esecuzione

Il 17 novembre, se non saranno accolti i ricorsi dei suoi avvocati difensori, Kenneth Smith sarà messo a morte nello stato dell’Alabama. In molti temono che, dopo quello interrotto a settembre perché il tempo era scaduto, si tratterà di un altro tentativo di esecuzione particolarmente cruento.

 

La vicenda giudiziaria di Smith è paradossale e va raccontata nei minimi dettagli.

Smith era stato condannato alla pena capitale nel 1989, insieme al coimputato John Forrest poi messo a morte nel 2010 per aver ucciso su commissione una donna di nome Elizabeth Sennett. A organizzare l’omicidio, pagando 1000 dollari a testa i due sicari, era stato il marito della vittima, il reverendo Charles Sennett, poi morto suicida una settimana dopo il delitto.

La sentenza di primo grado era stata annullata nel 1992, perché la pubblica accusa aveva illegalmente escluso dalla giuria dei candidati neri.

Al termine del nuovo processo, nel 1996, la giuria chiese con 11 voti contro uno la condanna all’ergastolo. Il giudice si avvalse della prassi dell’overrule e, contro il parere della giuria, ordinò la condanna a morte di Smith sostenendo che la giuria si era lasciata “emozionare” da un appello della madre dell’imputato contro la condanna a morte.

La prassi dell’overrule è stata messa fuorilegge nel 2017 in Alabama e oggi non è più in vigore in alcuno degli stati degli Usa che ancora applicano la pena di morte.

Il 22 febbraio di quest’anno la Corte suprema federale ha respinto un appello della difesa di Smith sull’incostituzionalità dell’overrule.

Secondo uno studio dell’Annual Review of Law and Social Science, pubblicato nel 2019, all’epoca 100 prigionieri erano in attesa dell’esecuzione a causa di condanne a morte emesse a seguito dell’overrule e almeno 18 condanne a morte erano state eseguite nonostante la giuria si fosse pronunciata in senso contrario.

Un altro studio, più datato in quanto risalente al 2011, pubblicato da Equal Justice Initiative, aveva evidenziato che in Alabama, dal 1976 (anno del ripristino della pena capitale negli Usa), in almeno 100 processi capitali il giudice aveva rovesciato il verdetto della giuria e che il 20 per cento dei prigionieri nei bracci della morte si trovava lì a seguito dell’overrule.




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