lunedì 11 luglio - Riccardo Noury - Amnesty International

Al teatro di Mariupol un crimine di guerra: le conclusioni dell’indagine di Amnesty International

Al termine di una lunga ricerca, Amnesty International ha concluso che l’attacco del 16 marzo, da parte delle forze russe, contro il Teatro d’arte drammatica di Mariupol è stato un evidente crimine di guerra che ha provocato almeno una dozzina di vittime accertate ma probabilmente molte di più.

Tra il 16 marzo e il 21 giugno l’organizzazione per i diritti umani ha raccolto e analizzato prove disponibili e credibili circa l’attacco al teatro di Mariupol. Tra queste, 52 testimonianze dirette di sopravvissuti all’attacco e di testimoni: 28 di queste persone erano all’interno o nelle vicinanze del teatro nel momento dell’attacco.

I ricercatori e gli esperti di Amnesty International hanno inoltre analizzato immagini satellitari e dati forniti dai radar immediatamente prima e immediatamente dopo l’attacco, autenticato fotografie e video forniti dai sopravvissuti e dai testimoni e studiato due serie di progetti architettonici del teatro.

Amnesty International ha commissionato un modello matematico della detonazione per determinare la quantità esplosiva netta (New, Net explosive weight) necessaria per causare il livello di distruzione visto al teatro di Mariupol.

La conclusione è che le bombe avevano un New di 400-800 chilogrammi. Basandosi sul materiale bellico a disposizione delle forze russe, Amnesty International ha concluso che, con ogni probabilità, sono state usate due bombe da 500 chilogrammi sganciate da aerei da combattimento Su-25, Su-30 o Su-34 che erano situati in una base aerea delle forze russe nella zona e visti frequentemente operare nell’Ucraina meridionale.

Ma cosa successe tre mesi e mezzo fa a Mariupol?

Subito dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, molti civili ucraini avevano lasciato le città e i villaggi colpiti dagli attacchi russi. In una Mariupol sotto assedio, il teatro era diventato il luogo di riparo della città, dove riunire i civili in attesa di essere evacuati attraverso i corridoi umanitari.

Il teatro era chiaramente riconoscibile come struttura civile, persino più di altre costruzioni della città. Davanti a entrambe le facciate del teatro, sul piazzale, erano state realizzate due scritte “bambini”, molto grandi e in cirillico, in modo che fossero ben visibili per i piloti russi, come erano visibili dalle immagini satellitari.

Ciò nonostante, dopo le 10 del 16 marzo le bombe russe hanno colpito il teatro, producendo una grande esplosione che ha causato il crollo del tetto e di ampie parti delle mura principali. Al momento dell’attacco, all’interno del teatro e negli immediati dintorni c’erano centinaia di civili.

Amnesty International ritiene che almeno una dozzina, ma probabilmente molte di più, di persone siano rimaste uccise e molte altre gravemente ferite. La stima è inferiore a precedenti conteggi, dato che buona parte delle persone ospiti del teatro avevano lasciato la struttura nei due giorni prima dell’attacco e che la maggior parte di quelle rimaste all’interno si era riunita nel seminterrato, proteggendosi parzialmente dall’impatto dell’esplosione.

Le bombe hanno distrutto le pareti intorno al palcoscenico e sono penetrate nelle mura portanti esterne, creando enormi macerie nella zona nordorientale e sudoccidentale della struttura, visibili nelle immagini scattate dal satellite appena pochi minuti dopo l’attacco.

Nessuno dei 28 sopravvissuti intervistati da Amnesty International né alcuno dei testimoni che si trovavano nei pressi del teatro il giorno dell’attacco ha fornito informazioni tali da indicare che il teatro fosse usato dalle forze armate ucraine come base operativa, deposito di armi o luogo da cui lanciare attacchi.

Il carattere civile del teatro e la presenza di numerosi civili al suo interno erano evidenti nelle settimane precedenti l’attacco. La natura dell’attacco – ad esempio le parti del teatro colpite dalle bombe così come il tipo di arma probabilmente usata – e l’assenza di obiettivi militari potenzialmente legittimi nelle vicinanze portano con forza alla conclusione che il teatro fosse proprio l’obiettivo da colpire. Di conseguenza, si è trattato di un attacco deliberato contro un obiettivo civile e, dunque, di un crimine di guerra. Non l’unico commesso dalle forze russe in Ucraina.

 




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