Al Teatro Sociale di Canicattì (AG), “La Compagnia del Tempo Relativo Kids”, la sera del 16 giugno ha rappresento la pièce “Avalon”
Quando il rimedio si rivela peggiore del male al quale, appunto, si vuol rimediare. In questa pièce, la leggendaria e immaginaria isola di Avalon, luogo utopico dove regna sempre l'amore, la pace e l'armonia fra i suoi abitanti, dove ogni malattia viene curata dalle nove sorelle fate guidate da Morgana, dove non esiste dunque la sofferenza, la vecchiaia né tantomeno la guerra, si trasforma in una imprecisata regione distopica dove le emozioni, i libri, l'arte e persino le parole riconducibili all'aspetto sentimentale ed emotivo umano, vengono banditi perché considerati la causa principale del disastroso conflitto nucleare che decimò la popolazione mondiale in un tempo imprecisato del futuro.
Al Teatro Sociale di Canicattì, la sera di martedì 16 giugno, “La Compagnia del Tempo Relativo Kids”, l’emanazione giovanile degli allievi dei laboratori teatrali diretti dalla regista Lella Falzone, ha rappresentato lo spettacolo teatrale “Avalon”. Si tratta di una pièce di genere distopico scritta a quattro mani dalla stessa predetta regista dell’Associazione Culturale “La Compagnia del Tempo Relativo” e dal suo presidente Angelo Lo Verme. Il titolo è stato ispirato dalla leggendaria isola di Avalon, una sorta di paradiso terrestre dove non esistono malattie, dolore e invecchiamento, che studiosi farebbero coincidere con Glastonbury Tor, una collina che si trova nell’omonima città inglese della contea del Somerset e che un tempo era circondata dal mare, dove sarebbe sepolto il mitico re Artù. Nella Avalon della pièce essa è sempre il luogo immaginifico della leggenda ma situato geograficamente in una zona indistinta del nostro pianeta, temporalmente nell’anno 2157 e divenuta tutt’altro che l’originario paradiso terrestre. Infatti, la località immaginata nella pièce viene faticosamente ripopolata dal genere umano dopo la disastrosa Terza guerra Mondiale combattuta con armi nucleari. I leader dei sopravvissuti a questa catastrofe nucleare, per scongiurare un’altra guerra che probabilmente avrebbe annientato ogni forma di vita sulla Terra, concepiscono una società rigidamente controllata da un potere tirannico onnipresente. Esso, gradualmente, con l’ausilio di efficienti androidi e con l’utilizzo di farmaci somministrati alla popolazione, e con l’innesto sottocutaneo di particolari microchip fin dalla più tenera età e un subdolo indottrinamento basato sull’abolizione di determinati vocaboli, tende a sopprimere le emozioni e il libero arbitrio dell’uomo: peculiarità considerate da siffatto governo la causa dei conflitti sociali e delle guerre. Prima viene abolita la parola musica; poi le parole libro, speranza, sogno, amore e così via tutti quei lemmi del vocabolario universale che evocano emozioni e sentimenti. In tal modo emerge un sistema allucinante che riduce le persone a spenti automi capaci solo di obbedire ciecamente agli ordini del loro subdolo governo, che attraverso dei test si arroga finanche il diritto di selezionare le coppie maggiormente compatibili fra loro, secondo il programma “happy family”, per farli sposare, riprodurre come animali da allevamento, imporgli lavori utili per il mantenimento di simile società e di determinarne il fine vita quando diventano un peso per essa, avviandoli ai programmi chiamati con romantico eufemismo “happy end”. Insomma, il regime, attraverso i suoi algidi e disumani precetti, mostra ogni giorno di più il suo vero volto: quello del classico rimedio che si rivela peggiore del male che vorrebbe prevenire. Infatti, non tutta la popolazione accetta di sottostare ad un sistema così tanto repressivo e disumanizzante. C’è chi si ribella ad esso, conducendo una dura e povera esistenza da clandestini mentre lottano, anche al prezzo della vita, per abbatterlo e far trionfare la libertà e la democrazia. Ci riusciranno questi giovani ribelli del futuro? Angelo Lo Verme
