martedì 23 marzo - Riccardo Noury - Amnesty International

Afghanistan, ondata di attacchi contro i difensori dei diritti umani

Circa tre mesi fa, un decreto della presidenza dell’Afghanistan ha istituito la Commissione congiunta per la protezione dei difensori dei diritti umani, col mandato di “rafforzare la cultura dei diritti umani e venire incontro alle preoccupazioni nazionali e internazionali sulla situazione dei diritti umani nel nostro paese”.

Quell’iniziativa si è rivelata vuota, priva di una strategia di attuazione, di condivisione delle informazioni, di attivazione di meccanismi di denuncia e di misure concrete di protezione (scorte, trasferimenti in altre città ecc.)

In Afghanistan, le donne e gli uomini che difendono i diritti umani continuano a morire. Come prima, più di prima.

Dal 12 settembre 2020, quando sono iniziati i negoziati di pace, al 31 gennaio 2021 sono morti almeno 21 difensori dei diritti umani: come Mohammad Yousuf Rasheed, direttore del Forum per elezioni libere e regolari in Afghanistan, assassinato il 23 dicembre nel centro di Kabul insieme al suo autista; o come l’attivista per i diritti delle donne Freshta Kohistani, uccisa insieme a suo fratello a Kapisa.

L’anno scorso sono stati assassinati almeno 20 giornalisti, tra cui molte donne: come la nota giornalista televisiva Malalai Maiwand (nella foto), uccisa col suo autista a Jalalabad praticamente in concomitanza con l’istituzione della Commissione congiunta. Il 2021 rischia di terminare persino peggio.

Secondo l’Unama, la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan, dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2021 sono stati uccisi 32 difensori dei diritti umani.

 




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