venerdì 19 marzo - Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica

A letto con il virus: il sesso a pagamento ai tempi del covid

Secondo una ricerca del Codacons del 2018 In Italia il mondo della prostituzione registra un fatturato annuo di 3,9 miliardi di euro ed impiega 90.000 sex workers che sono per il 10% minorenni. I clienti del sesso a pagamento si attestano sui tre milioni all’anno con una spesa media mensile di 110 euro. 

Si va progressivamente riducendo la prostituzione in strada a fronte di un crescente incremento di quella esercitata negli appartamenti e via web.
Ma quali sono gli effetti che la pandemia e le relative restrizioni hanno avuto sul settore del sesso a pagamento? Secondo un’inchiesta di Escort Advisor si è evidenziata una diminuzione ma il settore non si è fermato, nonostante le limitazioni. Nelle zone rosse sono diminuiti gli annunci delle escort nei siti dedicati, a cui è corrisposto un aumento delle offerte di servizi a pagamento nelle zone gialle e arancioni.

Secondo le associazioni che forniscono assistenza ai lavoratori del sesso, invece, la situazione durante il primo lockdown è stata assolutamente drammatica perché pochissimi sono andati in strada visto il rischio di poter essere denunciati per violazione delle restrizioni, e molti di loro si sono trovati nella condizione di doversi rivolgere alla Caritas o ad associazioni di volontariato per poter ricevere aiuti alimentari visto che non riuscivano neanche a guadagnare quanto necessario per poter far fronte ai bisogni primari. Molti sex workers si sono dedicati alla prostituzione negli appartamenti, mentre alcuni hanno preferito raggiungere i clienti in hotel o presso il domicilio. Inoltre, data la loro condizione di lavoratori irregolari non hanno potuto beneficiare di nessun ammortizzatore sociale o ristoro.

Secondo Andrea Mormiroli della cooperativa Dedalus nel primo lockdown le prostitute nigeriane sono sparite dalla strada e -appartenendo ad una categoria molto fragile in quanto spesso totalmente incapaci di leggere, scrivere e comprendere la lingua italiana- ed essendo sotto il totale controllo dei loro sfruttatori, spesso non avevano neanche i soldi per mangiare.
Le ragazze dell’Est, invece, sono state comunque obbligate dai loro protettori ad andare sulle strade correndo il rischio di essere denunciate e mettendo a rischio la loro salute e quella dei clienti ed invece le sex workers cinesi, che esercitano essenzialmente all’interno dei saloni di massaggi, hanno avuto l’ordine di stare in casa e di non avere contatti con gli italiani che, nella prima fase della pandemia, venivano considerate particolarmente pericolose dal punto di vista del contagio.
Nel periodo della seconda fase della pandemia in cui sono state varate misure restrittive e il coprifuoco Roma, la città col più alto numero di sex workers – circa 2500 in strada e 1500 che lavorano negli appartamenti e centri massaggio- il flusso di clienti non ha subito flessioni significative rispetto ai numeri del periodo pre-covid.

Le associazioni che si occupano di offrire supporto ai lavoratori del sesso denunciano un sostanziale rientro alla normalità, con i sex workers che ritornano in strada e non indossano neanche la mascherina che tirano fuori solo in caso di controlli per evitare sanzioni. E come segnalato dalle lavoratori stessi, sono pochissimi i clienti che chiedono o attuano le misure di sicurezza come mascherina e gel igienizzante. Gli operatori delle unità di strada ora distribuiscono oltre ai preservativi anche gel igienizzanti e mascherine, ma alcuni sex workers minimizzano la pericolosità del contagio probabilmente per un meccanismo di autodifesa. E quelli che sono vessati da organizzazioni criminali non hanno altra scelta che tornare sulle strade.

I guadagni sono decisamente diminuiti a causa del minor flusso di clienti e per la pressante richiesta di sconti sulle prestazioni: per andare incontro a coloro che hanno minori disponibilità economiche per la crisi lavorativa legata alla pandemia. I clienti particolarmente timorosi, un’esigua minoranza, rinunciano alle prestazioni a pagamento, mentre gli altri le ricercano e non si curano in nessun modo di porre in atto alcuna precauzione igienica particolare. Molte associazioni che offrono sostegno ai lavoratori sulle strade e parte degli stessi sex workers reclamano a gran voce di esseri inseriti fra le categorie più a rischio per poter effettuare la vaccinazione, in quanto la prossimità e promiscuità dei contatti non solo li portano ad essere più esposti al contagio ma li rendono anche potenziali untori.

Dal canto loro, i sex workers fronteggiano la situazione in modo del tutto personale: c’è chi prima degli incontri richiede che il cliente faccia il tampone, a chi basta il test sierologico, chi incontra solo clienti conosciuti, o altri che non attuano alcune restrizioni particolari, e chi invece, ha totalmente smesso di incontrare clienti e lavora solo tramite web, foto o chiamate.
E, mentre il Codacons afferma che il mercato del sesso a pagamento non conosce crisi neanche con il Covid, le testimonianze raccolte da ilGiornale.it delineano tutt’altro scenario: parlano di “ ricavi dimezzati e incontri col contagocce”, al punto da non riuscire a vivere solo vendendo sesso. Molti lavoratori del sesso raccontano di aiuti richiesti alla famiglia d’origine, di forme di mantenimento elargite dai clienti più affezionati o, addirittura, della necessità di ricercare un secondo lavoro per arrotondare. In ogni caso sembra che i sex workers rimasti sul mercato siano maggiormente oggetto di vessazione e sfruttamento per la richiesta di una riduzione del costo delle prestazioni, e per la richiesta di pratiche estreme o di sesso non protetto, che spesso i lavoratori sono costretti ad accettare per accaparrarsi più clienti possibili.

Molti operatori del sesso a pagamento reclamano a gran voce la regolamentazione del loro lavoro con tanto di partita Iva e versamento delle tasse, questo li farebbe rientrare in una serie di misure di tutela quali, ad esempio, i ristori corrisposti dallo Stato a lavoratori che hanno avuto perdite economiche a causa del Covid.
In Italia, probabilmente a causa di un perbenismo di facciata -retaggio di pregiudizi di origine sociale e religiosa- si crea un paradossale cortocircuito normativo per il quale: la vendita di prestazioni sessuali non è illegale, ma non è “abbastanza legale” da poter essere riconosciuta come uno specifico “servizio alla persona”.
In virtù di questo, isex workers vengono tollerati, ma non tutelati.

Sono socialmente invisibili: si materializzano per appagare i desideri del cliente per poi essere subito fatti svanire nell’oblio di un moralismo che è ancora ben radicato nella maggior parte di noi.

 

Tutor: Fabiana Salucci

Tirocinante: Roberta Botondini

 

Sitografia:

- https://www.linkiesta.it/2020/10/pr...

- https://codacons.it/la-prostituzion...

- https://www.internazionale.it/notiz...

- https://www.ilgiornale.it/news/cron...

- https://codacons.it/tag/prostituzione/

Foto di Francesco Ronge da Pixabay 




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