venerdì 17 giugno - Laura Tussi

A Vienna con il TPAN. Per la ratifica del trattato di proibizione delle armi nucleari da parte di tutti i Paesi NatoPer la ratifica

A margine di un evento con Alex Zanotelli, Vittorio Agnoletto, Chiara Castellani e altri si vuole indagare sulle analogie e differenze tra l’Ucraina e la Repubblica democratica del Congo e le situazioni e condizioni in atto rispettivamente interagenti.

di Laura Tussi

(Foto di Ican)

Il mio intervento vuole individuare che un fattore di analogia tra i due Paesi è proprio il nucleare. Infatti in Congo dalle miniere viene estratto l’uranio che è servito anche per costruire le bombe nucleari di Hiroshima e Nagasaki, mentre in Ucraina esistono centrali nucleari attive che, come accaduto vicino a Kiev all’inizio dell’attuale conflitto, possono diventare bersaglio per atti terroristici e azioni militari in tempo di guerra come quello attuale.

Il summit di Vienna e il controvertice Nato a Madrid

Il 20 giugno 2022 si terrà a Vienna la conferenza delle parti per la revisione del Trattato di proibizione delle armi nucleari – TPAN – dove si farà il punto della situazione con gli Stati firmatari e dove Ican, la rete internazionale per l’abolizione degli ordigni di distruzione di massa nucleari partecipa come osservatore.

A Vienna avranno luogo tre eventi a formare un’unica NUCLEAR BAN WEEK.

Il 18 e il 19 giugno la rete Ican riunirà il suo Forum.

Il 20 giugno l’Austria ospiterà una conferenza internazionale sull’impatto umanitario delle armi nucleari.

La prima sessione di revisione del Trattato di proibizione delle armi nucleari si svolgerà presso l’Austria Center dal 21 al 23 giugno.

Vi saranno una serie di iniziative per convincere tutti gli Stati a ratificare il TPAN, anche le nazioni più forti sotto l’egida della Nato, che non hanno certamente interesse ad abolire le armi nucleari.

Nello stesso tempo si terrà il controvertice Nato a Madrid, dove il vertice Nato ratificherà l’adesione della Svezia e della Finlandia all’alleanza atlantica, anche se buona parte dell’opinione pubblica svedese è contraria.

Il Premio Nobel per la Pace contro le armi nucleari

Ricordiamo che il Premio Nobel per la Pace è stato assegnato nel 2017 a Ican per la sua opera incessante a favore del disarmo nucleare universale, culminata nell’approvazione del TPAN da parte di 122 nazioni nel luglio 2017 a New York al Palazzo di Vetro, la sede delle Nazioni Unite. Il TPAN però non è stato ancora ratificato dai Paesi sotto l’ombrello dell’alleanza atlantica, mentre è stato firmato da 61 Paesi, tra cui la Costa d’Avorio.

Il TPAN è in vigore dal gennaio del 2021, ma deve passare dalle norme legislative dei Parlamenti e dei governi per la ratifica e per essere posto in atto. Questo Premio Nobel per la pace è un riconoscimento collettivo di cui facciamo parte tutte noi associazioni ecopacifiste affiliate a Ican: circa 500 realtà associative, Ong, Onlus in tutto il mondo e una decina in Italia.

Il coordinamento antinucleare europeo

Gli Stati Uniti vogliono stoccare le B 61-12, armi e bombe potentissime e sofisticatissime di carattere nucleare nelle basi Nato di Ghedi e Aviano in Italia e di Buchel in Germania, come sono stati stoccati gli euromissili negli anni ’80 a Comiso in piena guerra fredda.

Noi Ecopacifisti alterglocalisti siamo dalla parte della terra contro il flagello della guerra ed è per questo che come rete stiamo cercando di organizzare un coordinamento antinucleare europeo con esponenti di vari Paesi.

L’Europa di Pace

Ci stiamo mobilitando per un’Europa di pace, come l’Europa di Ventotene in base al diritto internazionale, all’ONU, alla dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, con Agenda ONU 2030, con le varie Cop per il clima, con lo stesso TPAN. Un’Europa di questo tipo è un disturbo per la narrativa di guerra e per la propaganda di paura dove tutti minacciano la guerra nucleare.

Il gioco sporco della Nato

La Nato impone all’Unione Europea l’innalzamento delle spese militari. Sono tutti fondi tolti alla transizione ecologica e alla conversione energetica. La Germania per questo motivo rallenta la rivoluzione Green e di questo passo si adeguano tutte le nazioni Nato. Ogni Paese deve per forza contribuire al settore militare. Questi fondi sono sottratti alle spese di bilancio come la spesa sanitaria, l’istruzione, l’università e la ricerca, lo Stato sociale. La corsa agli armamenti e l’incremento delle spese militari sottraggono risorse anche alla cooperazione internazionale; sempre maggiore è l’impoverimento e sempre più sono le vittime dei Paesi più poveri del mondo in Africa e in America Latina.

In nuce un dialogo tra est e ovest sui trattati antinucleari

È in nuce un coordinamento antinucleare europeo. Podemos si è già incontrato con ManifestA, il nuovo progetto e soggetto politico di ispirazione pacifista per costituire una rete ecopacifista che porti a un dialogo tra est e ovest del mondo dove vengano risolti i problemi dei trattati: non solo il TPAN, ma anche il Trattato INF per il disarmo nucleare che è saltato sotto l’amministrazione Trump. L’obiettivo è quello di far esprimere la cittadinanza europea sulla presenza delle armi nucleari sul territorio e sulla denuclearizzazione anche civile, per dire basta alla tassonomia nucleare e del gas.

La società civile va sensibilizzata su un orizzonte più vasto di quello della guerra in Ucraina, per esempio sul ritorno degli euromissili ipersonici a medio raggio in una guerra limitata al teatro europeo, dovuto alla mancanza di trattati antinucleari.

La narrativa di guerra e la propaganda di paura

Stiamo vivendo un momento pericoloso perché aumenta la narrativa di guerra e di paura. Biden e Putin minacciano di continuo la guerra nucleare e quindi è necessario diffondere e creare tutti insieme pensieri di pace, trovare soluzioni e costruire azioni contro la guerra in atto. E’ necessario dire no alla tassonomia che prevede il nucleare e il gas nelle fonti energetiche sostenibili.

Costruiamo ponti di memoria e reti di dialogo

Dobbiamo lavorare per un terreno comune di collaborazione tra il tema della pace e quello della natura, della conversione ecologica e della transizione energetica, costruendo ponti di memoria e di dialogo, reti di relazioni, legami di pace. Bisogna contrastare la supremazia dei signori dell’atomo, della guerra, del petrolio e dell’acciaio e opporci al rischio della guerra nucleare.

Non dobbiamo mai separare l’aspetto ambientalista, antimilitarista, energetico e pacifista.




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