venerdì 2 ottobre - Giovanni Greto

A Child of Sound, il Festival della Biennale Musica

Presentata a Ca’Giustinian la 70-esima edizione del Festival Internazionale di Musica Contemporanea (10-24 ottobre). Ritorniamo a Ca’ Giustinian nel giorno della presentazione dei festival di Teatro, Danza e Musica.

Terza parte : il festival della Musica

Prima di dare la parola al Direttore Artistico, Caterina Barbieri (Bologna, 1990), musicista e compositrice, il presidente Pietrangelo Buttafuoco è intervenuto in questi termini :

A Child of Sound si muove verso un ritorno all’origine. Il titolo ci conduce all’essenza di una questione : qual è il primo suono della nostra memoria ? Possiamo trovarci nella posizione di un ascolto puro, quello dell’infanzia? La musica è vista come una infanzia dello spirito, che precede persino il linguaggio e ci riporta a uno stato primigenio di ascolto e meraviglia. L’ascolto del bambino custodisce difatti una forma di fiducia e apertura verso il mondo che l’arte può riattivare. Allo stesso modo la musica è un processo di trasformazione e catarsi, capace di convertire il dolore del mondo in un’esperienza sensibile e condivisa.

Ma sentiamo Caterina Barbieri : La musica precede la logica del linguaggio e ci colpisce nella parte più viva, pura e sofferta del sentire. La musica è anche cantare il dolore della nascita, la perdita dell’unità fusionale, per ritrovarla nell’estasi dell’unisono sonoro.

Per molti artisti, la musica è uno strumento di purificazione e guarigione fin dall’infanzia: un processo naturale di catarsi, tramite cui trasformare il dolore del mondo in bellezza e proteggere così l’essenza umana. È questo un dono, ma anche un dovere dell’artista: condividere e offrire alla collettività il potere terapeutico e salvifico della musica.

Un bambino di suono è allora il punto di partenza per costruire una Biennale Musica che prima di tutto restituisca al suono il suo profondo valore di catarsi collettiva.

Hildegard von Bingen, compositrice, filosofa, visionaria e mistica benedettina dell’Alto Medioevo, descrive la musica come terapia dell’anima, un ponte tra cielo e terra, una “sinfonia delle creature” alla quale ogni essere vivente partecipa. Nei monasteri da lei fondati, il canto era parte integrante della vita quotidiana, inteso come atto spirituale, in grado di elevare e connettere l’umano alla sua armonia originaria.

La musica rende materiale l’immateriale facendosi incarnazione fugace del mistero, come il bambino che vive vicino al segreto delle cose e ne rispetta l’indicibile. Come l’infanzia che vive nel qui e ora, la musica ci riporta alla sacralità del presente, rivelando ciò che di eterno vi è nel tempo. In un tempo in cui la saturazione del reale sembra renderci sempre più sordi, rispetto non solo al dolore, ma anche alla gioia, nostra e dell’altro, riaprirsi all’ascolto è vitale oggi.
Ma anche riappropriarsi del silenzio, nell’onnipresenza del frastuono quotidiano, è vitale oggi: il silenzio come prima condizione dell’ascolto, seme da cui germogliano tutte le melodie del possibile.
Il concerto allora è un’occasione unica per fermarsi, ripartire dal silenzio per mettersi in ascolto ed entrare in connessione con se stessi e con l’altro, lasciandosi disarmare dalla musica.

Quel primo ascolto, che solo le orecchie vergini hanno, è rivelatorio non solo per capire la musica del presente, senza il filtro del pregiudizio e delle categorie che recintano l’immaginazione, ma anche per tornare a vivere, e non semplicemente sopravvivere, nel contemporaneo.
Forse in questa rivelazione si racchiude anche la possibilità di una rivoluzione, fatta con la stessa serietà e devozione con cui il bambino si dedica al gioco, rompendo le regole per crearne di nuove, come l’artista che necessariamente trasgredisce le leggi del conosciuto per generare innovazione.
Una delle figure centrali dell’avanguardia europea, Karlheinz Stockhausen, collega spesso la sperimentazione musicale alla capacità infantile di giocare con il suono, ribadendo più volte che il musicista deve conservare un modo di ascoltare simile a quello dei bambini: un ascolto vergine, non giudicante, libero da aspettative stilistiche o convenzioni culturali; l’infanzia dunque come luogo di origine dell’ascolto radicale.

A Child of Sound propone un programma inedito di 18 prime assolute e lavori site-specific coinvolgendo alcune delle voci più interessanti, innovative e multiformi della musica contemporanea, al di là di una rigida distinzione di genere, epoca e stile.
Il programma include molte commissioni originali e opere collettive, che esplorano modalità di ascolto dinamiche e partecipative.

I progetti musicali presenti al festival attraversano un ampio spettro di pratiche e genealogie sonore, riunendo figure pionieristiche della sperimentazione radicale e nuove voci della composizione contemporanea. Tra le icone dell’improvvisazione e dell’avanguardia figurano Keiji Haino (Chiba, Giappone, 1952), Leone d’oro della Biennale Musica 2026, e Laraaji, maestro della meditazione sonora e della musica ambient, mentre l’apertura del Festival vede due commissioni originali per giovani chitarristi in movimento affidate alla compositrice danese ML Buch e al compositore veneziano Gigi Masin, che presenterà anche una nuova esecuzione del suo album di culto Wind.

Tra le nuove voci della composizione contemporanea si distinguono la canadese Kara-Lis Coverdale, con la prima assoluta di Changes in Air, e Sarah Davachi (Calgary, Canada, 1987) Leone d’argento della Biennale Musica 2026, che oltre il suo lavoro solistico per organo da camera, presenterà una nuova commissione di Biennale per l’ensemble italiano PMCE e coro (Teatro Goldoni, 16 ottobre). Il programma intreccia repertori storici e contemporanei, dal dialogo tra Ennio Morricone — con la prima esecuzione mondiale di Musica per una fine basata su una poesia di Pier Paolo Pasolini — Johann Sebastian Bach, Anton Webern e Sarah Davachi, fino alla musica sacra rinascimentale interpretata dai The Tallis Scholars in un programma che attraversa Hildegard von Bingen, Gregorio Allegri, Arvo Pärt e una nuova commissione di Coverdale (Basilica di san Marco, 17 ottobre).

In una prospettiva transculturale e afro-diasporica si inserisce anche il progetto del chitarrista italiano Walter Zanetti, che con Cantos Yoruba de Cuba traduce nella dimensione intima della chitarra classica i ritmi e le strutture rituali dei tamburi batá della tradizione afro-cubana della Santería (14 e 15 ottobre, Tese dei Soppalchi e Sala d’armi G)

Una sezione significativa del festival è dedicata al minimalismo elettronico italiano, mettendo in dialogo figure storiche e riscoperte con una nuova generazione di compositrici. Accanto al veneziano Gigi Masin, pioniere dell’ambient elettronica, e a Francesco Messina, che presenta una rilettura del leggendario Prati Bagnati del Monte Analogo, emergono alcune delle voci più coerenti della scena elettronica contemporanea: Marta De Pascalis, con la prima mondiale di un nuovo lavoro costruito su stratificazioni ipnotiche di sintetizzatori analogici e tape loops, e Grand River, che presenta in prima assoluta un nuovo progetto per chitarra ed elettronica in via di pubblicazione sulla storica etichetta avant-garde Editions Mego.

Sul versante della sperimentazione elettronica e audiovisiva compaiono il compositore keniano KMRU con lo spettacolo multisensoriale As Nature, la pioniera giapponese Phew, e figure di culto della scena techno come DJ Nobu e Carrier, affiancate artisti di nuova generazione quali Loidis e la dj Liwutang. Le traiettorie della dance globale emergono inoltre nello showcase dell’etichetta Príncipe con Nídia, DJ Firmeza e Helviofox, accanto alla scena Singeli di Dar es Salaam con Jay Mitta, Pili Pili e Dj Travella.

La chiusura del festival è affidata all’orchestra francese ONCEIM, che presenta nuove opere orchestrali tra scrittura e improvvisazione di Ellen Arkrbro e Caterina Barbieri, seguita dalla prima italiana della compositrice e cantante scozzese Clarissa Connelly, prima dell’epilogo danzante affidato allo showcase Singeli. In questo mosaico di prime assolute, commissioni originali e progetti site-specific, la Biennale Musica 2026 mette in dialogo genealogie musicali lontane e nuove forme di ascolto collettivo, riaffermando la musica come spazio di ricerca, trasformazione e esperienza condivisa.

Caterina Barbieri, rispondendo ad alcune domande, ha infine sottolineato l’importanza del dialogo tra la tradizione e l’innovazione e dell’interconnessione, mentre, in una recente intervista ad un giornale locale, a cura di Marina Grasso, ha dichiarato la sua avversione per una dicotomia fra cultura alta e bassa : per me questi concetti non esistono.

Last but not least

Con il titolo Musica Libera il 18 e il 24 ottobre (ore 16.00), all’interno della Casa di reclusione femminile Venezia Giudecca verranno presentati gli esiti di un laboratorio che ha visto protagoniste le donne dell’Istituto insieme ai giovani musicisti di Biennale College Musica e ai loro mentori.

“Un laboratorio all’insegna della musica – ha affermato Caterina Barbieri - che ha l’obiettivo di aprire un dialogo con la città di Venezia e il suo tessuto sociale. L’iniziativa riflette un’idea di programmazione culturale tesa a valorizzare la musica nel suo potere terapeutico, concependo la creazione artistica non come semplice oggetto di fruizione passiva e consumo, ma come possibile canale di catarsi e trasformazione collettiva. In linea con il tema del Festival, dedicato all’infanzia e all’intuito, e seguendo un principio di totale apertura, queste sessioni hanno cercato di creare spazi di autentica libertà creativa, senza la pressione di dover raggiungere un risultato predeterminato e imposto dall’alto. L’anima di Musica Libera risiede nella sua natura corale, fondata sull’ascolto, la vulnerabilità, l’urgenza espressiva e la co-creazione, più che su un metodo compositivo prestabilito. Il risultato si materializza in un’installazione sonora attivata da una performance dal vivo con le detenute e i giovani compositori di Biennale College Musica, presentata come prova aperta all’interno della Casa di reclusione femminile della Giudecca in due appuntamenti inseriti nella programmazione ufficiale del Festival”.

Nell’arco di tre sessioni laboratoriali – tra aprile e luglio – le donne dell’istituto penitenziario hanno partecipato e contribuito con i compositori, sound artist e performer di Biennale College - Wyldie Bracewell, Talullah Calderwood, Lara Dâmaso, Andrea La Pietra, alys(alys)alys - a tre diverse iniziative legate alla musica e al suo ascolto.

Le prove vere e proprie sono iniziate il 29 settembre e si concluderanno il 6 ottobre per confluire nella installazione sonora attivata da una performance dal vivo che avrà luogo nelle giornate del 18 e del 24 ottobre nel cortile della Casa di reclusione, nata attorno al corpo centrale dell’antica Chiesa e dell’antico Monastero femminile delle Convertite.

Il pubblico che vorrà partecipare ad uno dei due appuntamenti di Musica Libera dovrà registrarsi on line al sito della Biennale di Venezia con modalità che verranno comunicate in seguito.

 

 

 

 

 



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