venerdì 17 gennaio - Marco Barone

4 anni senza Giulio Regeni: senza verità e giustizia

Abbiamo parlato del caso Regeni, ha così risposto Conte, alla domanda di un giornalista, dopo l'incontro per la vicenda libica, che si è svolto con il dittatore egiziano Al Sisi. Che il 2020 potesse segnare un cambiamento, dei segnali c'erano. 

E ne avevamo scritto anche in questo sito. In un paese che è sull'orlo di una rivolta sociale e politica enorme. Ma la diffidenza è tanta, anche perché senza accordi di cooperazione giudiziaria, come più volte è stato denunciato dalla parte italiana, non si va da nessuna parte. Ma la stampa egiziana ha fatto sapere, che il procuratore generale, consigliere, Hamada El Sawy con la sua squadra investigativa egiziana hanno incontrato alcuni investigatori italiani. "Le due parti hanno convenuto di proseguire la proficua cooperazione giudiziaria tra i due parlamenti e hanno affermato che ciascuna parte avrebbe attuato tutte le procedure investigative richieste dall'altra parte nel rispetto delle leggi dei due paesi."
 
Già il fatto che si parli di proficua collaborazione,lascia ben intendere lo stato delle cose.
Si legge che "Una dichiarazione del Dipartimento di Comunicazione Sociale presso il Pubblico Ministero ha rivelato la formazione di una nuova squadra investigativa che studierà e organizzerà i documenti del caso e lavorerà per adottare tutte le procedure investigative necessarie per chiarire la verità in completa neutralità e indipendenza Durante l'incontro, il Pubblico Ministero ha affermato il proseguimento e lo sviluppo della cooperazione giudiziaria tra la Procura egiziana e la Procura a Roma, al fine di raggiungere la verità in modo obiettivo e con piena trasparenza, lontano dalle false informazioni diffuse nel caso. Durante le riunioni congiunte che si sono svolte il 14 e il 15 gennaio di quest'anno, la squadra investigativa egiziana ha ascoltato le opinioni degli investigatori italiani e si è scambiata informazioni e opinioni."Insomma, anno nuovo, nuova squadra, e ci sarà qualcosa di nuovo? La diffidenza è tanta, a quattro anni dall'omicidio di Giulio. Qualcosa si muove, è evidente, ma visto che nessuno nasce fesso, nessuno si fa illusioni. Urgono accordi diplomatici di cooperazione giudiziaria. Perché si abbia verità e giustizia e per aversi giustizia, serve un processo, mandanti ed esecutori devono finire dietro le sbarre ed essere processati. Non servono le ennesime cavie, come già successo con un gruppo di poveri cinque ragazzi ammazzati come niente. Non servono nuove infamie e depistaggi. Non servono più prese per in giro. Quattro anni, senza verità e giustizia, sono tanti, troppi e possono pure bastare.
mb



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