mercoledì 2 agosto - Aldo Giannuli

Venezuela, dopo l’elezione della “Assemblea Costituente” si va verso la guerra civile

Il governo ha annunciato trionfante il successo del voto per l’assemblea Costituente: ha votato bel il 41% dei cittadini. Bisogna dire che non c’erano osservatori internazionali, che ai giornalisti stranieri era proibito avvicinarsi ai seggi a meno di 500 metri, che l’opposizione non aveva scrutatori o rappresentanti di seggio, e che non c’è accesso ai registri elettorali. Il che rende il dato governativo per lo meno discutibile.

L’opposizione parla di un misero 12%: probabilmente fa propaganda, ma probabilmente la fa anche il governo e la cosa più ragionevole è pensare che abbiano votato fra il 20 ed il 30% dei cittadini. Cioè quasi quanti hanno votato nel referendum non vincolante dell’opposizione di qualche giorno prima.

Quindi, se ne deduce che il paese è spaccato in tre zolle elettorali più o meno equivalenti: un terzo (o poco più) sta con l’opposizione, un terzo (o poco meno) sta con Maduro ed un terzo si astiene. Ma anche a prendere per buoni i risultati di parte governativa, se ne ricava una sonora sconfitta politica del governo: che valore ha una Assemblea Costituente che, a parte ogni altra considerazione, è l’espressione di circa il 40% dei cittadini? Peraltro, sulla base della Costituzione del 1999, esistono diverse ragioni per ritenere illegittimo il voto di ieri (ne parleremo) e, in ogni caso, il grado di legittimazione di una assemblea costituente con un indice di partecipazione molto al di sotto del 50% è inesistente.

Siccome l’art 333 della costituzione bolivariana dice che Costituzione resta in vigore, qualora il suo mutamento sia frutto di un atto di forza (anche di questo diremo) e che è obbligo dei cittadini e dei pubblici ufficiali operare perché essa torni ad essere vigente, non ci vuole molto a capire che il paese sta andando verso la spaccatura verticale fra il regime che si riconosce in questo nuovo potere legislativo e l’opposizione, che non lo riconoscerà e, tantomeno riconoscerà, il potere del Presidente nel periodo in cui essa elaborerà il nuovo testo costituzionale, e con essa si schiereranno una parte dei pubblici ufficiali (soprattutto magistrati).

E questo spiega la sparata di Maduro che ha apertamente minacciato il potere giudiziario se non dovesse sottomettersi. In altri termini, si profila una situazione di dualismo di poteri che fatalmente si indirizza verso una guerra civile che probabilmente partirà dalla dichiarazione dello sciopero generale. Se questo dovesse realmente accadere, la responsabilità politica e morale sarà solo di Maduro e del suo regime di corrotti e gangster. O come volete chiamare un regime che, con le sue squadracce, assassina in casa gli esponenti dell’opposizione?

Nella notte prima delle votazioni e nelle prime ore del giorno sono state assassinate almeno dieci persone ad opera dei cosiddetti “collectivos” con metodologie gangsteristiche. Quanto alla corruzione, leggiamo con interesse di una indagine su 80 alti papaveri del regime con pingui conti bancari negli Usa. L’inchiesta, va detto, è partita dalle autorità fiscali americane, ma questo non vuol dire che sia da ignorare, d’altra parte, che il regime sia corrottissimo lo ammetteva anche il povero Chavez che non fece abbastanza per debellarla. E peraltro, neanche i più sfegatati supporter del dittatorello di Caracas lo negano. Dunque questa è la vera base sociale del Psuv, che gode dell’appoggio di una parte del proletariato locale, ancora illusa del fatto che questo regime sia la prosecuzione di quello di Chavez.

Ferrero ha perso un’altra splendida occasione per tacere ed ha dichiarato che la rivolta è solo una invenzione degli Usa, ma Ferrero, si sa, ha diritto ad alcune attenuanti… A proposito di quelli che sognano che Maduro sia quello che bastona i ricconi del paese: i ricconi venezuelani sono i gerarchi del regime, prendetene dovuta nota.

Ed allora che si può fare per evitare il bagno di sangue di una guerra civile?

Escluso un intervento militare esterno, che peggiorerebbe le cose e che non credo nessuno stia seriamente progettando, non resta che il più totale isolamento internazionale del nuovo regime: disconoscimento della legittimità del nuovo potere costituente, espulsione del Venezuela dagli organismi internazionali a cominciare dall’Olas, e blocco commerciale. Bisogna mettere l’esercito in condizione di deporre Maduro e avviare una nuova transizione che porti a nuove elezioni regolari. Erto l’esercito è dalla parte di Maduro, anche perché per nulla immune dalla stessa corruzione, ma se si giungesse ad una situazione di blocco economico sarebbe in qualche modo costretto a prendere le distanze dal regime. Sappiamo che le sanzioni economiche non riescono mai del tutto e c’è sempre qualcuno che acquista il petrolio a prezzi molto bassi, ma il Venezuela madurista è già alle corde, con un debito pubblico stellare e va avanti stampando carta moneta che non vale niente, con una inflazione al 500% e vive del contrabbando. Difficilmente potrebbe reggere una ulteriore stretta. L’alternativa è scivolare nella guerra civile: scegliete voi.

Aldo Giannuli



1 réactions


  • Giorgio (---.---.---.169) 2 agosto 19:55

    Ancora una volta vedo i dati distorti . Il bond venezuelani non andranno in default . Il paese è ricco di materie prime. In primis di petrolio. È il maggiore detentore mondiale. Non contando riserve auree e asset . Ricordo che tutte le aziende sono statali , quindi con delle piccole privatizzazioni si riuscirebbe a colmare la mancanza di liquidità. Inoltre ci sono Paesi che si sono schierati a favore di maturo. Vedi Russia e Cina, mentre altri dell’identità dell’India hanno dei forti legami commerciali. In caso di default non potrebbero più esportare petrolio, e anche qui il governo non potrebbe più pagare l’esercito. Un azione militare estera sarebbe l’inizio della terza guerra mondiale.. e nessuno se lo augura. Quindi i suoi titoli sono più sicuri di paesi come l’Italia. Consiglio di aquistare bond e buona cedola a tutti.


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