mercoledì 17 maggio - angelo umana

Sole Cuore Amore: donne e lavoro nel nuovo film di Daniele Vicari

Un film sul lavoro e anche in questo campo Daniele Vicari, il regista, non fa sconti quanto a crudezza (come in Diaz). Teso fin dall’inizio, tiene in ansia più di un thriller su come andrà alle protagoniste, una vita a sbarcare il lunario sempre sul filo del rasoio della precarietà. 

Due amiche e vicine di casa distillano il loro sudore ognuna nel proprio posto di lavoro: l’una alzandosi alle 4:30 di mattina per raggiungere il bar dove lavora, 7 giorni su 7, all’altro capo di Roma, autobus (che qualche volta o spesso si rompono), metropolitana e il titolare del bar che si lamenta per i ritardi, per tornare a casa alle 22, per 800€ al mese in nero; l’altra esercitandosi faticosamente per il suo balletto in un locale notturno. La prima, Isabella Ragonese, è madre di 4 bambini e anche moglie di un disoccupato, e questo pure è un aspetto del lavoro; l’altra, Eva Grieco, è single, un tipo più “alternativo” anche nell’abbigliamento, innamorata di una ragazza più giovane.

Entrambe portano avanti la loro croce con sacrificio, ma svolgono coscienziosamente le loro “performance”, con le angherie o pretese dei “datori di lavoro”, del primo Isabella dirà che non è cattivo, è un derelitto, una miseria umana. In effetti tra datori e prestatori d’opera sembra in questo caso una guerra tra poveri, i primi sono un po’ più “ricchi” e contano miserabilmente le loro banconote. La bambina più grande della protagonista, 10 anni, alle sue prime mestruazioni chiederà alla madre Che succede quando si diventa donne? e a considerare la vita di sua madre – lontana dall’idillio del titolo Sole Cuore Amore - ha già la sconsolante risposta.

E’ un film sul lavoro visto “a livello strada”, realistico talmente da far pensare a Non essere cattivo di Claudio Caligari o a film che rappresentano realtà nude di microcosmi quasi ai margini della società. Nulla a che fare, per esempio, con un altro film recente sul lavoro, 7 Minuti, nulla dei tanti discorsi fumosi sui diritti dei lavoratori o sui “princìpi” a cui i sindacati si richiamano. Sulla locandina del film è riportato, tra i commenti apparsi su vari quotidiani, quello che recita “Un film necessario, urgente … su un’eroina del quotidiano”. Ma i sindacati in questo film sono, insieme alla politica, i grandi assenti, un’assenza assordante.

 

 




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