mercoledì 3 maggio - Riccardo Noury - Amnesty International

ONG e Migranti | Le insinuazioni contro le Ong che fanno ricerca e soccorso in mare

Come è noto, in assenza di percorsi sicuri e legali verso l’Europa, negli ultimi anni centinaia di migliaia di migranti e rifugiati hanno attraversato il Mediterraneo in modo illegale e mettendo in pericolo le loro vite. Intraprendere un viaggio sempre più pericoloso verso l’Italia rimane l’unico modo per fuggire alla violenza dilagante nei centri di detenzione della Libia e al razzismo contro i migranti e i rifugiati estremamente diffuso nel paese nordafricano.

Le imbarcazioni su cui salgono migranti e rifugiati sono inadatte alla navigazione, stipate all’inverosimile, prive di marinai esperti a bordo, dotate di motori inadeguati e di carburante insufficiente. Inevitabilmente, finiscono in avaria. Lo scorso anno sono morte o scomparse in mare oltre 4500 persone e quest’anno siamo già arrivati a 900.

L’anno scorso nel Mediterraneo centrale, secondo dati ufficiali, le navi delle Ong hanno soccorso 46.796 persone su un totale di 178.415 arrivi. Nei primi tre mesi dell’anno hanno soccorso 7632 persone su un totale di 23.832 arrivi e il numero è considerevolmente salito ad aprile. Le loro attività sono svolte in collegamento con il Centro di coordinamento per il soccorso marittimo della Guardia costiera italiana, a Roma, e nel rispetto della legge del mare.

Il motivo per cui le Ong hanno ottenuto questi grandi risultati è che si sono attivate nella ricerca delle imbarcazioni in avaria giungendo il più vicino possibile alle zone in cui la loro assistenza era necessaria.

L’Europa dovrebbe essere orgogliosa di un successo del genere ottenuto dalla sua società civile ed essere riconoscente per il fatto che così tante vite umane siano state salvate da morte certa. Ma i suoi leader sono troppo impegnati nei negoziati con governi che violano i diritti umani, allo scopo di impedire le partenze.

Così le Ong in questione sono diventate il bersaglio di insinuazioni – che restano prive di sostanza – da parte di rappresentanti delle istituzioni, esponenti politici e commentatori i quali sostengono che proprio la vicinanza delle loro navi alle acque territoriali libiche e il loro metodo operativo stanno incoraggiando le partenze dalla Libia, dunque alimentando il traffico di esseri umani e, in definitiva, contribuendo all’aumento delle morti in mare.

Sono stati avanzati sospetti circa contatti diretti tra le Ong e le reti di trafficanti e si è speculato circa l’origine dei fondi con cui finanziano le attività di ricerca e soccorso.

Dichiarazioni che sollevano dubbi sul ruolo delle Ong possono essere rintracciate già alla fine del 2016 in documenti confidenziali di Frontex, l’agenzia per il controllo della frontiera europea, resi noti dal Financial Times nel dicembre dello scorso anno.

Nel febbraio 2017 sempre Frontex, per bocca del suo direttore Fabrice Leggeri ha affermato che le Ong costituiscono un fattore di attrazione per le persone che si trovano in Libia e che esse non collaborano in modo sufficiente al contrasto del traffico di esseri umani.

Il 27 aprile, conversando con giornalisti italiani, il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro ha sostenuto che alcune Ong potrebbero avere persino l’obiettivo di destabilizzare l’economia italiana traendone in qualche modo vantaggio. Ha poi aggiunto di essere a conoscenza di contatti tra alcune Ong e i trafficanti, ma di non averne le prove.

Sempre il 27 aprile Frontex ha rivisto le sue posizioni: il suo portavoce ha affermato che Frontex non ha mai accusato le Ong limitandosi a considerare che sono i trafficanti a trarre vantaggio dalla loro azione, ciò che ha definito una “involontaria conseguenza” della presenza delle Ong in mare.

Ma di questa dichiarazione non ve n’è traccia. Da giorni, era partito l’attacco del Movimento 5 Stelle, della Lega Nord e di vari editorialisti e commentatori volto a mettere in discussione il ruolo e i reali obiettivi delle Ong che operano in mare.

Le Ong coinvolte nelle attività di ricerca e soccorso hanno negato vigorosamente tutte le accuse offrendo numerosi chiarimenti sulle loro modalità operative e fonti di finanziamento.

Sulla base dei colloqui con la Guardia costiera e dell’analisi di audizioni parlamentari, documenti ufficiali, informazioni pubbliche e articoli e servizi dei mezzi d’informazione, Amnesty International teme che contro le Ong sia in corso una campagna di sospetti e insinuazioni, non basata su alcuna prova, che sta mettendo a rischio attività di cruciale importanza nel salvataggio di vite in mare. Attività che sono svolte da organizzazioni della società civile che si sono mosse volontariamente laddove sarebbe stato compito dei governi destinare risorse e navi al salvataggio di vite umane.

Inoltre, Amnesty International ritiene che la denigrazione delle Ong che salvano le persone in mare e cercano di assicurare loro l’accesso alla protezione che spetta ai rifugiati possa deteriorare ulteriormente il dibattito sull’asilo e sull’immigrazione, legittimando la stigmatizzazione, la ricerca di capri espiatori e la discriminazione.

Sarebbe davvero il caso, prima di perdere del tutto la bussola morale, che rappresentanti del potere giudiziario, esponenti politici e giornalisti iniziassero a parlare pubblicamente in modo responsabile su questioni riguardanti la vita e la morte come quella della ricerca e del soccorso.

Intanto, mentre il dibattito pubblico è dominato dalle congetture sul ruolo delle Ong che continuano a salvare vite in mare, i leader europei proseguono a negoziare forme di cooperazione con la Libia per fermare i migranti e i rifugiati. Sono in corso diverse iniziative per mettere la Guardia costiera locale in condizioni di pattugliare le acque territoriali, intercettare in mare i migranti e i rifugiati e riportarli sulla terraferma libica.

La scorsa settimana il governo italiano ha fornito alla Guardia costiera libica le prime motovedette da pattugliamento e ha ribadito l’impegno a fornirne 10 entro giugno 2017, incurante delle denunce di maltrattamenti di migranti e rifugiati intercettati e riportati in terraferma proprio da parte degli uomini della Guardia costiera di Tripoli.



2 réactions


  • Povero migrante (---.---.---.121) 3 maggio 13:17

    Non attaccatevi ai vetri, le ong sono "di fatto" (e molte volte anche in sostanza) complici degli scafisti e sono da rinviare a giudizio per il reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Tutte le altre tesi sono fandonie o peggio affermazioni in mala fede. E’ molto semplice. Manca solo la volontà. Ci porteranno al disastro per favorire solo certi soggetti (che sono per la totalità la classe dirigente del Pd).


  • Truman Burbank Truman Burbank (---.---.---.242) 3 maggio 13:18

    L’articolo qui sopra sembra ignorare totalmente che esiste una legge per regolamentare l’immigrazione in Italia, la quale classifica le operazioni svolte dalle ong come reato di "favoreggiamento dell’immigrazione clandestina".

    Le pene per questo reato possono arrivare a 15 anni di carcere, con possibile superamento se si aggiungono altri reati (es. reato associativo).

    Il fatto che ci sia una legge sembra del tutto trascurabile alle ong, le quali evidentemente si considerano al di sopra della legge.

    Il che non appare del tutto assurdo, se si osserva che i cosiddetti "scafisti" i quali in sostanza facevano lo stesso lavoro che fanno oggi le ong, venivano regolarmente condannati nei nostri tribunali.

    Io tendo a pensare che, se la Bossi-Fini fa schifo, ciò andrebbe fatto presente a un Parlamento sempre impegnato a fare leggi elettorali, e nel frattempo andrebbe rispettata.

    Desta poi una certa curiosità il finanziamento di queste cosiddette "operazioni di soccorso", visto che ci sono costi non banali dietro le operazioni con cui "le navi delle Ong hanno soccorso 46.796 persone".

    Dal testo dell’articolo sembra emergere l’idea che i cosiddetti "soccorsi" sono in aumento. Ecco, se il "soccorso in mare" in sostanza fa aumentare il numero di quelli che attraversano il mare, è fondato chiedersi se il "lavoro" delle ong in definitiva non faccia aumentare il numero di quelli che muoiono nel tentativo di attraversamento.


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