Persio Flacco (---.---.---.226) 10 febbraio 19:38

Quando si parla di contrasti tra Italia e Francia bisogna avere ben chiaro che si sta parlando di contrasti tra governi, o tra leadership politiche, non tra popoli. Questo risulta evidente anche solo tenendo presente che il movimento dei Gilet Gialli è sorto spontaneamente a causa del conflitto tra le linee guida del governo francese definite dal presidente Macron e una parte della popolazione francese. Di certo non a causa dell’appoggio del M5S al movimento stesso. Ed è del tutto normale che in vista delle elezioni europee di aprile le forze politiche che si prefiggono di cambiare radicalmente la struttura dell’Unione Europea cerchino di raccordarsi tra loro e organizzare un fronte comune.

Sappiamo che Macron è stato eletto all’Eliseo grazie ad una ben studiata serie di azioni politiche (e non solo) che hanno messo fuori gioco alcuni pericolosi concorrenti; che, semisconosciuto, ha ricevuto un notevole credito dai mass media; che non si è realizzata l’unità a sinistra che avrebbe potuto esprimere un candidato alternativo; che ha votato per lui meno della metà degli elettori, molti dei quali posti di fronte all’aut aut o Macron o Le Pen. Se Emmanuel Macron è presidente della Francia non lo è di certo per la convinzione e per l’amore dei francesi. In tutto questo l’Italia e il governo gialloverde non c’entrano nulla, se non per il fatto che da quando governano (giugno 2018) hanno assunto una visione più spiccatamente orientata all’interesse nazionale e meno allineata alla posizione internazionale dei precedenti governi. Ed è del tutto normale che così sia, che Lega e M5S vedano l’ex banchiere dei Rothschild come il portatore di interessi forti e particolari loro avversari, così come lo vede una parte non irrilevante della popolazione francese.

Così è normale che di fronte alle iniziali posizioni aperturiste di Macron nei confronti dell’immigrazione dall’Africa, poi prudentemente corrette per ragioni interne, Lega e M5S tirino fuori la questione del Franco CFA come nuova forma di colonialismo che impoverendo i paesi africani contribuiscono al fenomeno della fuga di quelle popolazioni verso l’Europa.

Così come viene rimarcata la mancanza di reciprocità nei rapporti economici tra Francia e Italia, con la prima libera di fare shopping di aziende italiane anche strategiche per l’interesse nazionale (vedi telecomunicazioni, banche, assicurazioni, mass media, marchi del made in Italy) e dall’altra parte gli ostacoli governativi all’acquisizione di aziende francesi (vedi cantieri STX ed altre).

E’ evidente che il governo Conte ha introdotto una discontinuità nei rapporti Italia Francia, dal momento che diversamente dai governi precedenti si è prefissato l’obiettivo di tutelare al meglio l’interesse nazionale. Del resto l’amicizia può nascere solo dal reciproco rispetto, altrimenti la si può chiamare anche in questo modo, ma è un’altra cosa.


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