Ho ricordi universitari degli anni ottanta (se scrivessi quasi trent’anni fa farebbe più impressione) e la situazione a Roma per un fuorisede non particolarmente agiato era questa:
biblioteche con orari impossibili, le poche con orari decenti sovraffollate;
aule sovraffollate;
durata delle file a mensa un’ora ed anche più nelle ore di punta;
case dello studente ridicole ed insufficienti;
estrema stiticheza dei docenti a produrre libri di testo;
ecc. ecc.
Il successo maggiore nel compiere un corso di laurea era non tanto la laurea stessa quanto conservare la propria sanità mentale.
Chissà come ci classificava all’epoca il Times Higher Education.
Leggendo la/le classifiche credo peraltro che se la classifica l’avesse stilata l’Istituto dell’Educazione Superiore della Padania sarebbe risultata prima Abbiategrasso, seconda Cernusco sul Naviglio, 2.000.000.000-esima Roma 
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