al di là di generiche definizioni, che chi ha partecipato negli anni alle diverse forme di "contestazione legittima" sa bene (o dovrebbe sapere) evitare, mi vien da pensare che in italia ancora non si è compresa bene cosa significhi concretamente opporsi a decisioni calate dall’alto e che coinvolgono le nostre vite quotidiane; ed infatti si cercano sempre capi espiatori, come se fosse impossibile il rispetto dei reciproci modi di protestare, perdendo così di vista l’obiettivo finale, per finire a farsi la guerra fra fazioni di pensiero (vedi appunto l’aquila), divisioni tra buoni e cattivi, etc.
senza andare ad indagare le ragioni dei legami partitici ed istituzionali (e quindi finti contestatori), servirebbe una coscienza civile che ci unisca nella diversità, fondata sul rispetto reciproco nella forma, e sull’obiettivo unico di pratiche differenti.
il resto sono soltanto categorizzazioni giornalistiche inutili, se non in malafede, volte a dividere e a far perdere di vista il perché delle proteste.
pace a tutti, ma uniti si va avanti, osando, (almeno nella propria mente).
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