chichi (---.---.---.227) 25 febbraio 2016 10:40

Buona discussione quella sui problemi del centro storico di Crotone. Un cavo dell’alta tensione penzolante tra i vicoli è solo la punta dell’iceberg. Il problema è che la zona vecchia della città non si identifica più con la sua storia e neppure con l’identità dei crotonesi. Essa è diventata una sorta di "Jungle" residenziale multilingue; se vuoi sentire il dialetto crotonese, lingua esclusiva di un passato neppure tanto lontano, lì sei nel posto sbagliato. E’ vero che i muri sono dipinti di giallo urina; gli m’briachi e gli strafatti che girano di notte alla chiusura dei locali privilegiano le ciotole dei cani per vomitarci dentro. Sulle porte delle case nella "Pescheria" erano appesi i lanzatori e le canne da pesca, adesso ci sono i carrettini degli ambulanti parcheggiati e legati con catene ai tubi e alle inferriate. C’è odio adesso, più che la fratellanza di una volta, perchè è stato praticato, nel corso degli anni, un innesto coatto tra crotonesi doc e cittadini d’oltre mare; i nuclei familiari storici sono stati deportati verso "lampanaro", "vescovatello" e oltre, nella più remota periferia di Crotone. In sostanza, nel centro storico ci abitano più extracomunitari che crotonesi. Nel migliore dei casi questi due nuclei di abitanti si ignorano cordialmente; ma l’odio serpeggia; come in quella scritta dietro il Duomo che dice così. "Mussulmani bastardi; questa ciolla è per voi "". Insomma, non è un bell’ambientino per viverci e quindi, confidando anche e soprattutto sul fatto che ognuno, (per le proprie ragioni, legittime o meno) in quella zona fa quello che cazzo vuole. Tanto nessuno denuncerà o protesterà più di tanto se c’è casino di notte, se la puzza di aglio o di curcuma pervade le narici; se i vicoli diventano una camera a gas alimentata con l’orribile inalazione del fumo di pesce preparato alla griglia. Eppoi, giacché si è menzionato il pesce, i locali del centro storico di Crotone funzionano come le tonnare. Chi sono i tonni ? Semplice, sono i ragazzi che tornano dall’università a Natale ed a Pasqua. Sono loro ad alimentare una fragilissima economia di carattere stagionale; una pioggerellina che non riempie pozzi, che non determina un incremento economico per la città. Il danno patito, quello di un centro storico degradato e privato della propria funzione e identità, è troppo più grande di qualsiasi velleità imprenditoriale. Alla fine non ne rimarrà niente. 


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