Confesso che ho letto l’articolo con sorpresa e nostalgia. Sorprendente lo stimolo ricevuto nel pensare ad un cambiamento che rischia di rimanere nascosto tra le abitudini quotidiane. La nostalgia l’ho provata attraverso i ricordi di quando compravo il pane nel piccolo alimentari sotto casa, così come qualche etto di prosciutto.
Ormai sono anni che frequento super e ipermercati e l’abitudine alla vendita self-service (senza la pressione del commesso/proprietario) e all’ampiezza e profondità dell’assortimento dei prodotti è irrinunciabile. Non potrei fare a meno di recarmi all’ipermercato con la certezza di poter risolvere tutte le mie necessità di approvvigionamento in un solo luogo, in poche ore. Se poi ho più tempo libero, potrei scegliere di passeggiare per i negozi dell’eventuale centro commerciale.
Concordo che si perdono molti vantaggi (ricordo con nostalgia soprattutto i preziosi contatti sociali), ma i ritmi frenetici della vita odierna spingono a trovare un compromesso che, ovviamente per mia personale esperienza, ho trovato nelle nuove forme di commercio.
Certo, la nostalgia è sempre latente e, quando mi trovo nel piccolo paese dei miei avi, fare gli acquisti nei piccoli negozi recuperando la dimensione sociale di un tempo mi rende felice. Peccato che se sono in quel piccolo centro è solo perché sono in ferie, quindi l’unico periodo in cui ho maggior tempo per vivere a ritmi più… umani.
Saluti.
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