L’idea di scrivere ad Obama non è né ridicola né peregrina, semmai lo è pensare che gli venga chiesta una indebita ingerenza negli affari di uno Stato sovrano.
La lettera è scritta da un religioso, non da un diplomatico: e la Bibbia dice cha se chi ha fede tace “le pietre grideranno”. Obama, per la sua storia personale, è il miglior destinatario di un appello che si propone di risolvere il problema dei migranti.
Certo bisogna discernere tra profughi, clandestini e chi viene per delinquere. Ma uno Stato occidentale e rispettoso dei diritti umani non può buttar via il bambino con l’acqua sporca.