Persio Flacco (---.---.---.201) 30 gennaio 2014 01:17

Si metta nei panni di un non ebreo contemporaneo, magari in quelli di un ragazzo, e si faccia questa semplice domanda: perché devo celebrare il ricordo della Shoah? La Shoah è lo sterminio degli ebrei (anche di altri, ma quelli rimangono in secondo piano) per mano dei nazisti, ma io non sono ebreo. 

E se non sono ebreo, ma mi dicono che la cosa è importante e che riguarda anche me allora, forse, è perché pensano che sono colpevole anch’io dello Sterminio? Ma perché dovrei essere colpevole, solo perché non sono ebreo, o rom, o appartenente a qualsiasi altro gruppo tra quelli sterminati?

Nessuno pensa che egli dovrebbe conoscere innanzi tutto l’ideologia che è all’origine dello Sterminio, i suoi presupposti, i suoi caratteri, per potersene difendere, per potersi distinguere da essa, per avere gli strumenti adeguati per riconoscerla quando si presenta nel mondo in cui vive.

Da qui al rifiuto e alla ribellione contro chi ha voluto che la commemorazione della Shoah debba essere un dovere di tutti e che insinua il sospetto di antisemitismo (che implica la complicità morale con gli sterminatori) verso chi la ignora o, peggio, la contesta, il passo è breve.

Eppure ricordare lo Sterminio nazista è importante. Nell’immaginario collettivo la scoperta dei campi di sterminio ha rappresentato l’apoteosi dell’orrore nazista dentro l’orrore della devastazione materiale e morale portata della guerra.

E’ stato grazie a quest’orrore che la Comunità internazionale ha dato vita all’ONU; è stato per questo che le nazioni del mondo hanno sottoscritto trattati e dichiarazioni di principi dando corpo al Diritto Internazionale; per questo è stato concordato di limitatare la sovranità degli Stati, stabilendo il diritto di ingerenza umanitaria; è per questo, infine, che la Dichiarazione universale dei Diritti Umani è diventata fonte del diritto universale e apice della nostra civiltà.

Il ricordo dello Sterminio nazista è tutt’altro della stanca, formale, ipocrita celebrazione di cui si sta parlando. E’ l’occasione per ricordare l’impegno solenne che mai più sarà permesso che degli esseri umani siano ridotti a scarti senza valore, da eliminare nel modo più efficiente, razionale, economico, possibile.

Per questo il significato della Giornata della Memoria o è universale, riguarda l’intera Umanità, rappresenta il rinnovo di un impegno presente e futuro, o non ha senso.

Peggio ancora: ridurre la giornata della memoria a celebrazione delle vittime, sventolando bandiere ed esibendo i segni del proprio particolare, con figli e nipoti che sono li a rappresentare il torto subito dalla loro parte, significa indebolire proprio la sua parte più viva, che è universale. Ma è proprio questo che non vuole chi strumentalizza lo sterminio per non testimoniare contro se stesso.

Ogni secondo che passa un essere umano muore: per primi i deboli e gli indifesi. Muore per gli stenti, per malattie curabili, per violenza alla quale non può opporsi, per abbandono. E alcuni tra quelli che celebrano compunti la giornata della memoria ne sono responsabili o complici, o moralmente o direttamente. Per questo preferiscono che sia una commemorazione di vittime del passato e non di vittime del presente e del futuro.


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