(---.---.---.240) 15 aprile 2013 00:38

"non lasciare intaccare la mia persona, la mia dignità, la mia certezza che siamo tutti uguali".
Difficilissimo, ai limiti dell’impossibile, a meno che .....
A meno che, non ci si forzi a parlare: andare in giro, attaccare bottone con i colleghi, tutti, anche quelli che non si conoscono bene o affatto.
Dopo un pò, si scopre di non essere SOLI; altri sono in una situazione simile, a volte anche peggiore della propria.
Solo così si può riuscire a conservare quel minimo di autostima necessaria ad andare avanti, in un modo o nell’altro. Non è vero che mal comune mezzo gaudio, ma almeno aiuta a non perdere il contatto con la realtà.
Ma (c’è sempre un ma), bisogna avere anche il coraggio di guardare le cose come stanno davvero, sfuggire alla tentazione di autoassoluzione che è l’altra faccia della colpevolizzazione, tenendo presente che quasi mai chi mobbizza lo fa per motivi assolutamente futili e personali (antipatia "a pelle", differenza di colore politico, ecc). Perfino quando il mobbing è frutto di precise direttive superiori (tagli del personale, fare spazio alla carriera di qualche unto del signore, ecc), la scelta si orienta sempre verso chi, per una ragione o per l’altra, ha dato cattiva prova sul lavoro, almeno a giudizio del capo. 


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