Forse il legame c’è ed è che anche l’ etica può diventare business. Qualcuno diceva che a pensare male si fa peccato ma ci si
indovina. L’ inquinamento della acciaieria di Taranto è sulle pagine dei giornali da
qualche decennio e dell’ inquinamento si sa da qualche decennio, ma nessun
giudice aveva ritenuto di bloccare gli impianti, mentre ora questo sta
capitando. Come mai? Possibili risposte:
1) la giustizia è lenta e i giudici a volte sono pigri
2)questo giudice ha avuto il coraggio che altri non hanno avuto (e infatti è una donna)
3)chi ci aveva provato prima di questo giudice era stato "convinto"
che era meglio di no
4)ora che di 5 impianti ne rimane attivo solo 1 per motivi di mercato nessuno ha provato a "convincere" che era meglio non fare nulla
5)ora il business non più che l’ acciaio, sarà il risanamento. E’ un bellissimo
business stimato in alcune centinaia di milioni di euro e, se le previsioni le
hanno fatte come per la TAV, diventerà qualche miliardo di euro quasi tutti
pubblici (paga pantalone) e a debito. Una cifra tale da far leccare le orecchie
a qualche gruppo industriale e politico e sindacale. Se poi in parallelo si
continua a fare qualche utile (privato) vendendo ferro… ancora meglio. Anche perché
risanare mentre si continua a produrre costerà molto di più.
Una domanda: ma se è lo stato che deve risanare coi soldi dei contribuenti, è giusto che la fabbrica ed i suoi utili vadano ad un privato che continua a rimanere proprietario?
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